Lo chiamano Mare nostrum. Per millenni è stato scenario di
guerre, ma anche di proficui scambi commerciali e culturali. In epoca moderna è
solcato dalle rotte dei mercantili, dalle imbarcazioni da pesca, dai traghetti
di linea, dalle navi da crociera traboccanti turisti, dalle barche a vela, dai
motoscafi da diporto e dagli yacht di lusso.
Oggi il Mediterraneo è anche uno sterminato cimitero che si
estende dal nord dell'Africa al sud dell'Europa. Non è possibile sapere con
esattezza quanti siano i corpi inghiottiti dal mare e i dati ufficiali sono
stimati tragicamente e abbondantemente per difetto. Si dice che, tra coloro che
partono, ne arrivino due su cinque.
Senza identità, sans papier, come dicono i francesi,
destinati a rimanere anonimi, condannati all’oblio. Nicola Villa ha deciso di
restituire loro un volto, di tributare un omaggio a chi ha tentato invano la
fortuna e non è mai approdato sulle nostre coste. Sul viso di ciascuno di loro,
come in sovra impressione, campeggia la scritta quanto mai esplicita: “We can’t
understand why we can’t move anywhere we want”.
E poi ci sono quelli che gridano all’invasione, quelli che
hanno paura, quelli che speculano sulla paura, quelli che ci guadagnano. Coloro
ai quali la più grande tragedia dei nostri tempi, per diversi motivi, conviene.
Villa non ha dimenticato nemmeno loro, li ha dipinti in giacca e cravatta.
Impeccabili, eleganti, puliti.
Ma, rappresentato dalla schiera dei ben vestiti, c’è anche chi
si gira dall’altra parte e chi pensa non sia un problema suo. Ci siamo anche
noi, che leggiamo i giornali e guardiamo la televisione. Noi, che sapremmo come
fare per risolvere il problema, che abbiamo la verità in tasca. Noi, che non
abbiamo colpa e che ci autoassolviamo perché, in fondo, non ci possiamo fare
niente.
Le due serie, una accanto all’altra, stridono alla perfezione,
lucido ossimoro dell’esistente. Meglio ancora, per descrivere questi tempi
difficilmente decifrabili e incongruenti, osservarle intercalate a ritmo
regolare. Un volto di migrante scomparso nel canale di Sicilia, un uomo d’affari
che specula sulle vite altrui senza sporcarsi le mani. Un migrante, un businessman.
Un migrante, un benpensante. Un migrante, uno di noi.
L’arte non risolve il problema, ma ciò che viene
sentitamente e sinceramente offerto da Nicola Villa è una testimonianza. Un
monito. Un modo di non chiudere gli occhi. M.T.
Fino al 16 gennaio 2015
dal martedì al sabato
16.00/19.00 al mattino su richiesta (chiuso festivi)
chiuso sabato 9 gennaio, aperto lunedì 11 gennaio