Nicola Magrin, classe 1978, partecipa al Premio San Fedele
nel 2011 alla mostra: Il segreto dello sguardo, una collettiva di giovani
autori incentrata sul senso del “vedere”. Con questa personale, l’artista
lombardo, attraverso una ventina di acquarelli e un piccolo trittico in cui
medita su temi cristologici, approfondisce questa tematica, mostrando gli esiti
artistici di questi ultimi anni, riflettendo su alcuni soggetti che fanno
emergere la sua grande passione per la natura e per la lettura di importanti
scrittori del Novecento, come Primo Levi.
I suoi racconti visivi, raffinati ed
essenziali, ben lontani dal clamore e dal chiasso stridente di tanta giovane
arte contemporanea, sono apparentemente semplici, discreti, anche se frutto di
un lavoro attento e paziente, fatto di continui tentativi e di ripetute
ricerche. Magrin ci trasporta in un mondo fatto di suggestioni e di evocazioni,
in spazi onirici che parlano di desideri profondi. L’autore ci immerge in
realtà intrise di silenzi, di omissioni, di parole appena pronunciate.
Attraverso pennellate delicate e leggere, con tocco rapido e lieve, Magrin
invita a entrare nel suo immaginario. Un bosco innevato, una notte trapuntata
di stelle, silhouettes di alberi che si stagliano su di un cielo notturno, atmosfere
calme e serene... Talvolta appare la luna, misteriosa, come testimone di un
viaggio interiore che si sta compiendo. Tronchi di betulle fanno intuire una
foresta infinita, orizzonti inesplorati. Immerse in una natura inviolata,
primordiale e colta nella sua inquietante bellezza, le sue scene introducono a
una sacralità primigenia, profondamente radicata nell’animo umano. Attraverso
la natura, è espresso un desiderio inappagabile di infinito e di assoluto, di
un ritorno a un’autenticità di vita, a un’esistenza che ritrovi la purezza
delle origini, a una riconciliazione col mondo. Altre volte, un uomo solitario
getta la propria ombra, in un paesaggio dai toni irreali e sognanti. Solo,
contempla l’immensità della calotta celeste o la propria ombra allungata che si
staglia sul terreno. La curva disegnata dall’orizzonte suggerisce che la realtà
in cui viviamo è molto più piccola di quanto crediamo. Chi sono io? Qual è il
segreto della vita?
Immerso in una natura limpida e incontaminata, l’uomo
s’interroga di fronte al mistero del nascere, del morire, del soffrire. Delle
ragioni più profonde del suo essere nel mondo. Con un linguaggio sobrio e
semplice, essenziale e poetico, l’autore sembra contemplare abissi di
profondità insondabili, cercando di ascoltare la voce stessa del cosmo, per
trasmetterne un misterioso messaggio. Questa voce ci invita a rientrare in noi
stessi, per riscoprire la bellezza di un mondo infinito che vive dentro di noi,
al cuore dell’esistere umano. A.D.
fino al 24 aprile 2015
mart/sab 16,00 – 19,00 (al mattino su appuntamento, chiuso festivi e dal 3 al 6 aprile)