Il tema della Salvezza nell'arte, tra passato e presente

Artefilm
Auditorium 8 novembre ore 18,15

La proposta della Galleria San Fedele è una rassegna di documentari e conferenze su temi di arte antica e contemporanea. Il ciclo è  realizzato con il  patrocinio del Ministero per i Beni e le Attività  culturali ed in collaborazione con:

  • Asolo Art Film Festival
  • Cinehollywood

Martedì 8 novembre ore 18,15

conferenza di Andrea dall'Asta

Guardare verso l’alto, è un gesto che distingue l’uomo dagli animali, costretti a guardare la terra che calpestano. L’uomo, con la sua postura eretta, può infatti sollevare il proprio sguardo e guardare il cielo. In questo cielo sopra di noi sta il risorto. Tre straordinarie resurrezioni saranno al centro della riflessione: quella di Giovanni Bellini ora a Berlino, (1475 e il 1479), in cui l’artista veneto fa coincidere la resurrezione di Cristo con la rinascita di un paesaggio primaverile, quella di Piero della Francesca a Sansepolcro (1450-1463), in cui il Cristo è presentato come Signore del tempo e della storia, e quella di Matthias Grunewald (1512-1516), in cui il pittore tedesco ci mostra il risorto come un’irruzione di luce sfolgorante al cuore della notte. Sono alcuni esempi che lasciano emergere come la salvezza cristiana si concentri su di un corpo, quello di Cristo. Corpo risuscitato, glorioso. Corpo, la cui esistenza è stata talmente amata, dicono i testi biblici, che non può conoscere la corruzione del sepolcro. E il Cristo sale verso il cielo, attratto dall’amore del Padre. In quanto risorto, è “trasfigurato”, in vista dell’incontro definitivo con Colui che è all’origine della vita. Tuttavia, oggi non si raffigura più la risurrezione. Cos’è cambiato rispetto al passato? Se la tradizione cristiana pensa la salvezza in relazione alla risurrezione di un corpo, la cultura contemporanea sembra avere invece dimenticato il suo significato, in relazione alla definitività di una vita dopo la morte. Il corpo appare esaltato ma è posto al centro di una mentalità consumistica, edonistica. L’adulazione del qui e ora e di una corporeità esibita e volgare interrogano sulla dignità stessa dell’uomo. La salute, l’essere in forma e il mito di un’eterna giovinezza sono scambiati per “salvezza”. Il corpo è oggetto di venerazione ma sembra idolatrato, non amato. Tutto appare finalizzato a esorcizzare la paura della morte. Questo corpo autoreferenziale non è rivolto alla resurrezione ma all’autodeterminazione, a una narcisistica ricerca di se stessi. Così, l’artista francese Orlan fa fare su stessa molteplici operazioni di chirurgia plastica per mutare indefinitamente il proprio aspetto, le immagini fotografiche elaborate al computer di Aziz e Cucher mostrano corpi senza aperture, chiusi in se stessi. Nelle sue performances, Stelarc costruisce protesi artificiali per afferrare oggetti altrimenti inaccessibili. Sono corpi “chiusi”. Si auto-trascendono, ma non si aprono a un altro, agli altri. Sono corpi votati alla morte.