La cappella, intitolata a Santa Maria della Carità,
fu fatta costruire ed affrescare tra il 1303 e i primi mesi del 1305 da Enrico Scrovegni,
ricco banchiere
padovano, in un’area in cui era collocata l’antica arena romana di Padova. La
Cappella, pressoché interamente affrescata da Giotto, che in quel tempo si
trovava a Padova per i minori conventuali della loro Basilica di Sant’Antonio, costituisce un
episodio capitale per la comprensione dell’arte italiana nel suo passaggio dai modelli bizantini
al naturalismo rinascimentale.
La struttura architettonica dell’oratorio è molto semplice.
Si tratta di una struttura a pareti lisce con copertura costituita da una volta
a botte. Organizzati in quattro fasce dove sono costruiti i pannelli contenenti
le varie scene, gli affreschi sono divisi da cornici geometriche. Giotto
dipinge l’intera superficie con un progetto iconografico e decorativo unitario,
ispirato da un teologo
agostiniano,
Alberto da Padova. In 40
scene, il ciclo si incentra sul tema della salvezza.
Secondo un orientamento che dal passato giunge al nostro presente, il ciclo
comprende le storie di Gioacchino ed Anna e le storie di Maria, nel registro superiore. Sul secondo
registro della parete nord iniziano invece le storie di Gesù
che terminano con la discesa dello Spirito Santo
sugli apostoli (Pentecoste).
Nella parte inferiore, inizia il percorso del quarto
registro, costituito da quattordici allegorie monocrome, alternate a
specchiature in finto marmo, che simboleggiano i Vizi (Stultitia, Inconstantia,
Ira, Iniusticia, Infidelitas, Invidia, Desperatio) e le Virtù, le quattro cardinali
(Prudencia, Fortitudo, Temperantia, Iusticia) e le tre teologali
(Fides, Karitas, Spes). La storia della salvezza non può essere infatti
relegata in un passato da contemplare. La storia di Cristo deve incarnarsi
nella nostra vita. E il quarto registro immette nello spazio temporale del tempo
presente, ponendo l’uomo di fronte alle scelte di bene e male, peccato e
redenzione, salvezza e dannazione. In base a questa scelta si fonderà il
giudizio di Dio. Nella controfacciata campeggia, infatti, il Giudizio
Universale, l’incontro supremo della nostra vita, con la rappresentazione della
visione del Paradiso e dell’Inferno. Il ciclo è chiuso dalla volta con stelle a
otto punte su un cielo blu stellato, simbolo della sapienza divina.
Con Giotto, la storia di Dio si fa storia umana. La storia
di Dio, che si affacciava dall’eternità sul mondo dell’uomo , secondo la
tradizione bizantina, si incarna nella nostra storia. Dio non abita più gli
spazi della trascendenza, simboleggiati dai fondi oro bizantini, ma il mondo
della natura e della storia.