Attraverso una scelta ristretta di tele dipinte tra il 1957 e il 1969, la Galleria San Fedele intende riflettere su di uno dei maggiori artisti del Novecento italiano.
Scanavino e Il Sacro. Relazione che può suscitare sttupore, interrogazione. Infatti, come interpretare il carattere sacrale della sua opera se non esistono chiari riferimenti all'iconografia tradizionale o espliciti rimandi ai modo classici con i quali le sacre rappresentazioni sono state elaborate durante i secoli?
Apparentemente solo i titoli delle diverse opere dischiudono un orizzonte che ci fa intuire una dimensione..."sacra".
Sudi fondo omogeneo, indefinito e uniforme, dai toni generalmente grigioterrosi, una serie di figure impreviste e instabili, tracciate in modo deciso ed energico e costituite dall'intreccio di segmenti verticali e obliqui, legati tra loro da alcuni tratti orizzontali, emergono in tutta la loro sconvolgente forza espressiva. I segni sono graffi, aculei, abrasioni aggressive, lacerazioni sofferte. Lo spazio è ritmato come da violente ferite, da brusche interruzioni, da misteriose impronte di un mondo che chiede di riaffiorare in superficie.