Dopo il primo anno dell’edizione triennale, il Premio San Fedele riprende con
la nuova selezione dei giovani artisti 2011/2012, con i compositori che hanno
superato la selezione del primo anno e con il nuovo premio Nicolò Castiglioni e
con il filmmaker che durante il prossimo anno si impegnerà alla produzione del
film. L’anno passato ci siamo soprattutto soffermati sul tema del “dove sono”.
Quest’anno rifletteremo sul tema del viaggio. Per raggiungere le stelle, quale
viaggio sono invitato a compiere nella mia vita?
Rivedere le stelle: è un invito a ricercare la luce, l’assoluto, una verità che
possa dare senso alle cose, al mondo che ci circonda. Tuttavia, occorre mettersi
in ricerca, percorrere un cammino. Di fatto, che lo vogliamo o meno, siamo
continuamente in movimento. La natura, il nostro corpo, tutto sembra mutare in
un incessante dinamismo. Panta rei, diceva Eraclito, nella consapevolezza che
tutto passa, tutto scorre. Il tempo non può essere fermato. La coscienza umana
è abitata dalla consapevolezza che la vita è un viaggio, un percorso, un
pellegrinaggio. Tutti i grandi personaggi della storia avvertono l’urgenza di
intraprendere un cammino. È sufficiente pensare ai grandi “viaggiatori” del
passato come Abramo, Ulisse, Enea… Anche Gesù non si ferma mai. D’altronde, il
Figlio dell’uomo non è forse colui che non ha un sasso su cui posare il capo?
L’uomo ha sempre guardato alle stelle, al cielo come meta del proprio
desiderio. Di fatto, “de-siderare” significa etimologicamente “smettere di
guardare alle stelle” e di conseguenza sentirne la mancanza. Le stelle sono
punti di riferimento essenziale per ogni uomo, se è vero che il navigatore che
guarda alle stelle per orientarsi in un mare indifferenziato è il simbolo
stesso dell’uomo alla ricerca di un porto sicuro, di un approdo. Per Dante,
desiderare vuole dire avere nostalgia delle stelle, in quanto vero oggetto del
desiderio, termine ultimo delle nostre azioni. Nella Divina Commedia pone
significativamente la parola “stelle” alla fine di ogni cantica. Tuttavia, se
nell’Inferno e nel Purgatorio lo stelle sono l’oggetto verso il quale si
solleva il suo sguardo, nel Paradiso le stelle sono l’oggetto dell’azione di
Dio: “l’amor che move il sol e le altre stelle”. Il desiderio implica un
movimento, una tensione che spinge verso un luogo e un tempo originari, verso
la nostra origine celeste (non veniamo forse dalle stelle?), da cui trae
origine e senso ogni aspetto della realtà.
Andrea Dall’Asta S.I.
Direttore Galleria San Fedele