Biglietto:ingresso libero

Domenica delle Palme

Gregoriano e Polifonie
Chiesa di San Fedele Domenica 25 marzo 2018 ore 17.00
FULGE LA CROCE
Meditazione sulla Passione di Cristo e sulla Madre del Crocifisso

Amici cantores, Milano
diretti da Roberto Paludetto e Stefano Torelli

La Compagnia dei Cantori

PROGRAMMA

PRIMA STAZIONE
Canto gregoriano (Teodulfo di Orléans, 760-821)
Gloria laus, Dominica in Palmis ad Processionem, versus

Giovanni Pierluigi da Palestrina (1525-1594)
Super flumina Babylonis, mottetto a 4 voci

Canto beneventano
Cum recubuisset, Feria V in Coena Domini, ad pedes lavandum, Antiphona

attribuito a Jacques Van Berchem (1505-1565)
O Jesu Christe, mottetto a 4 voci

Canto gregoriano
Christus factus est, Dominica in Palmis (olim in Coena Domini), Graduale

Thomas Tallis (1505-1585)
Incipit lamentatio Jeremiae Prophetae, Feria V ad Matutinum, Lectio VII, mottetto a 5 voci

SECONDA STAZIONE
Canto gregoriano
Ave Maria, Annuntiatio, Offertorium

William Byrd (c. 1539/40-1623)
Ave Maria, Offertorium, mottetto a 5 voci

Canto gregoriano
Stabat mater dolorosa, B. Mariae Virginis perdolentis, Sequenza

Tomás Luis de Victoria (1548-1611)
Vere languores nostros, mottetto a 4 voci

Canto beneventano
Panta ta etni, Feria VI, Antiphona greco-latina

TERZA STAZIONE
Giovanni Pierluigi da Palestrina
Sicut cervus, in Resurrectione, ad Vigiliam, Canticum post VII Lectionem, mottetto a 4 voci

Canto gregoriano
Ego sum Alpha et O, in Resurrectione Domini, Antiphona

Thomas Tallis
Miserere nostri, mottetto a 7 voci

Dal Laudario di Firenze (inizio XIV sec.)
Co' la madre del beato, lauda

NOTE DEL PROGRAMMA
In un capitello della Chiesa romanica di Chauvigny l'angelo annuncia a Maria il mistero che in lei si compirà, porgendole una piccola croce. Molti secoli dopo il poeta e sacerdote Clemente Rebora concluderà il dialogo tra l'angelo e la Vergine – e la stessa poesia Annunciazione in cui il dialogo si svolge – con le parole “fulge la croce”.
Quest'anno la data della Domenica delle Palme coincide con quella della solennità dell'Annunciazione. La Chiesa sposta quest’ultima in avanti, dando la priorità alle Palme; noi però, nella meditazione musicale di oggi, abbiamo voluto cogliere i suggerimenti dell’antico capitello e del poeta e contemplare il mistero della passione e croce di Cristo anche attraverso il mistero di Maria, seguendo la guida del canto gregoriano e della grande polifonia rinascimentale.
Il gregoriano non è solo una veste sonora della liturgia ma una vera esegesi della Parola, nelle forme proprie della liturgia ed una grande rete di significati e rimandi che, attraverso le formule melodiche, collegano i testi, i tempi, le solennità della liturgia ed i misteri da essa contemplati.

Il primo gruppo di canti propone alcuni passaggi della Liturgia delle Palme e del Giovedì Santo:
- l’inno Gloria laus accompagna la processione delle Palme;
- l’antifona Cum recubuisset, proveniente dal repertorio “beneventano” (il canto liturgico diffuso nell’Italia meridionale prima che fosse soppiantato dal gregoriano) contempla, nel rito della “Lavanda dei piedi”, collocato nella missa in Coena Domini, il gesto di amorosa pietà della peccatrice – spesso identificata dalla tradizione iconografica e liturgica con la Maddalena – in casa di Simone, che anticipa quello di Cristo nell’ultima cena e quel “mandatum novum” con cui Gesù consegna agli apostoli e alla Chiesa il comandamento dell’amore;
- il graduale (il responsorio che corrisponde al nostro ‘salmo responsoriale’ e che nella messa gregoriana è, insieme all’alleluia, il canto più meditativo e fiorito) Christus factus est, oggi assegnato alle Palme ma, in origine alla Coena Domini, è un esempio di come il gregoriano “rumina” la parola divina. In questo caso al testo di san Paolo, l’anonimo compositore aggiunge le parole “pro nobis”: Cristo è stato obbediente per noi fino alla morte e alla morte di croce. L’aggiunta “per noi” acquista una potenza esegetica straordinaria, soprattutto nel contesto della cena e dell’istituzione dell’eucaristia;
- Incipit lamentatio Jeremiae Prophetae, è tratto dal libro delle Lamentazioni, proposto durante la Settimana Santa nell’Ufficio delle Tenebre, suddivise in nove letture proposte, tre a tre, in ciascun terzo Notturno del Triduo. Le Lamentazioni ricevettero vesti musicali straordinarie dai grandi compositori del Rinascimento, del barocco e, in qualche caso della musica contemporanea. L’esempio proposto in concerto, del grande elisabettiano Thomas Tallis, coniuga mirabilmente sapienza ed equilibrio armonico-contrappuntistico ed un ben controllato pathos ed emotività. 
- I brani sono intercalati da due gioielli della polifonia: Super flumina di Palestrina, il maggior compositore della scuola romana del ‘500, e O Jesu Christe del fiammingo Van Berchem, a lungo attivo in Italia.

Il secondo gruppo di canti costituisce il cuore della nostra meditazione:
- le parole dell’angelo annunciante sono riproposte in due versioni dell’offertorio Ave Maria: quella gregoriana e quella polifonica di Wiliam Byrd, compositore che, rimasto cattolico alla corte di Elisabetta I, si cimentò nella composizione, rara tra i polifonisti, del ciclo annuale di canti che compongono il Proprio della Messa (Introito, Graduale, Alleluia, Offertorio e Comunione);
- la sequenza Stabat mater, composta forse da Iacopone da Todi, medita il dolore della Madre e della Chiesa ai piedi della croce, quel dolore che nei Vangeli è già preconizzato nella narrazione del ciclo dell’infanzia di Cristo. La sequenza in questione è un bellissimo esempio del nuovo clima di religiosità che si diffuse con la rinascita della vita urbana e con l’opera degli ordini religiosi mendicanti nel basso medioevo e che si riflette in forme musicali e artistiche che esprimono i contenuti religiosi in modo più realistico e drammatico, più vicino alla sensibilità popolare.
- Il mottetto Vere languores del sacerdote musicista T.L. de Victoria, concittadino di santa Teresa ma a lungo attivo a Roma, è un capolavoro di retorica che, grazie ad una particolare formula musicale, utilizzata dal compositore in questo mottetto della Settimana Santa e in un altro – O magnum mysterium – di contenuto natalizio, propone un parallelo tra la Vergine, meritevole di portare nel suo grembo Gesù, e la croce ed i chiodi che sostennero il peso del corpo martirizzato del Signore.
- Anche l’antifona greco-latina Panta ta etni/ Omnes gentes, proveniente in questa redazione dal repertorio beneventano, implica una consonanza tra il mistero dell’Incarnazione e quello della Croce. Nel repertorio gregoriano, infatti, la versione latina dell’antifona è utilizzata nella liturgia dell’Epifania ed esprime l’adorazione dei Magi e, con essi, della Chiesa universale nei confronti del Dio fatto bambino, mentre nei libri liturgici di Benevento e del Sud, in doppia lingua e in forma trionfale – ripetuta cioè per tre volte – proclama la divinità del crocifisso: tutte le genti verranno ad adorare il Signore bambino/ crocifisso.

Gli ultimi canti alludono al compimento della Passione nel mistero della Pasqua e della risurrezione:
- Sicut cervus è uno dei cantici interlezionari della Veglia pasquale: la versione offerta da Palestrina nel celebre mottetto è universalmente riconosciuta come un vertice della polifonia rinascimentale.
- L’antifona “apocalittica” Ego sum Alpha et O, per la processione che precedeva la messa del giorno di Pasqua, partendo dall’immagine gloriosa del Pantocratore, Alfa e Omega, Principio e Fine – e la memoria corre alle immagini straordinarie di tanti portali romanico-gotici – ripercorre i vari passaggi del supplizio di Gesù sulla Croce, perché è da esso che fiorisce la gloria della risurrezione. Significativamente, con incisività retorica, la melodia si innalza sulle parole “Sono morto e sepolto” mentre si distende e degrada intimamente nelle parole “sono risorto e sono con voi” esprimendo perfettamente il mistero ed il paradosso dell’abbassamento dell’Uomo-Dio e l’idea paolina che è sulla croce che Cristo è stato innalzato e ha manifestato pienamente la sua divinità.
- La lauda Co' la madre del beato, ripresenta insieme le due figure femminili in cui abbiamo cercato di identificarci nel contemplare la Passione di Cristo ed ora la sua risurrezione, la Madre e la Maddalena: la seconda, l’amorosa che in casa di Simone lavò i piedi Cristo con le sue lacrime, ora, afflitta dal dolore, incontra l’amato che gli appare risorto e “in forma d’ortolano”; alla Vergine Maria invece – spiega la lauda in sintonia con altri testi medievali – era già necessariamente apparso, perché ella è la “radice”, nonostante i Vangeli non facciano menzione di questa apparizione. Questa associazione tra la Madre di Dio e la Maddalena non è unica nel panorama dei canti religiosi medievali relativi alla passione e risurrezione, come anche nelle iconografie della crocifissione, del compianto e della deposizione.

BIOGRAFIA
AMICI CANTORES MILANO
Il gruppo Amici Cantores esiste dal 1987 . Suo scopo è lo studio e la valorizzazione del repertorio polifonico rinascimentale, con particolare predilezione per quello sacro.
Molti cantori hanno frequentato corsi del Pro Cantione Antiqua e del Consort of Musicke, oltre a masterclasses tenute in Italia e all'estero da Anthony Rooley, Evelyn Tubb, Poppy Holden, James Griffett, Sandro Naglia, Gloria Banditelli.
Il gruppo si è esibito in vari centri di Lombardia (collaborando anche più volte con il Comune di Milano), Emilia, Lazio, Liguria, Piemonte, Toscana, Abruzzo e in Germania. La direzione è stata affidata, secondo i programmi, a Giovanni Barzaghi, Héctor Rodríguez, Giuseppe Maletto, Antonio Eros Negri, Enrico De Capitani. Gli attuali direttori sono Stefano Torelli e Roberto Paludetto.
Tra il 1992 e il 1997 sono state incise alcune opere di polifonia sacra per le edizioni Paoline:"Victimae Paschali"con repertorio rinascimentale del tempo pasquale; "Verbum caro factum est"con repertorio rinascimentale del periodo natalizio;"Mater misericordiae"e "Videte omnes populi"con brani di T.L. de Victoria, rispettivamente mariani e per il Venerdì Santo;"Noel"  con un’ antologia di canti antichi e popolari per il Natale. Nel 2000, ad opera dei solisti del gruppo, è uscito sempre per le Paoline "O sacrum convivium", con brani eucaristici di de Victoria, Palestrina e gregoriani. Dal 1992 gli Amici Cantores sono costituiti in associazione culturale, all' interno della quale opera anche Stirps Jesse, gruppo professionale dedito al canto gregoriano e alla musica medievale.
Il repertorio, prevalentemente sacro, comprende esecuzioni a cappella o accompagnate da strumenti antichi di opere appartenenti principalmente a questi filoni: la scuola inglese del periodo Tudor(Tallis, White, Byrd, Dowland); la scuola romana (Palestrina, De Victoria); il prebaroccopadano (Marenzio, Hassler, Orfeo Vecchi, Monteverdi, Banchieri, Viadana); l’epoca aurea della polifonia sforzesca (Desprez, Compère). Gli Amici Cantores  hanno anche curato la trascrizione o la riproposta di composizioni inedite (Missa Brevis a 4 voci di Gasparo Pietragrua, Missa sine nomine a 6 voci di Ignazio Donati, laude italiane rinascimentali). Periodicamente il gruppo ha intrapreso anche lo studio di alcuni brani classici del repertorio tedesco (Bach, Mozart, Brahms) e di brani medievali.Tra le esecuzioni integrali si segnalano la Messa Dum complerentur  a 6 voci di De Victoria, la Messa Qual è il più grande amor  a 5 voci di Palestrina, il mottetto Jesu, meine Freude  a 5 voci di J.S. Bach e il Festino per il Giovedì Grasso  di A. Banchieri.