Biglietto:ingresso libero

CONCERTO DI NATALE

Operisti e Musica Sacra
Chiesa di San Fedele Domenica 16 dicembre 2018 ore 17.00
Chiesa di San Fedele 
Domenica 16 dicembre 2018 ore 17.00 Ingresso libero
 
Musiche di Monteverdi,  Cimarosa,  Cavalli,  Legrenzi,  Caldara e  Jommelli
I Civici Cori e Orchestra della Civica Scuola di Musica C. Abbado
direttore: Mario Valsecchi

La musica "da chiesa" di Operisti italiani tra Sei e Settecento

Il programma musicale proposto nasce dall'intenzione di evidenziare, attraverso lo studio e l'esecuzione di alcuni brani scelti in un'ottica antologica, quali sono i tratti caratteristici del linguaggio praticato dai musicisti italiani tra Sei e Settecento quando sono chiamati a scrivere per la chiesa.
Il rapido cambiamento della sensibilità musicale, una vera e propria "rivoluzione", avvenuto a cavallo tra Cinque e Seicento trova sintetica ma efficace chiarificazione nell'ormai famosa affermazione programmatica "L'Horatione signora dell'Armonia...", attribuita a Claudio Monteverdi per bocca del fratello Giulio Cesare. La "parola", il testo con la sua potente capacità di trasmettere e suscitare emozioni ("meraviglia", per i barocchi, "sentimenti" più tardi") deve guidare la mano del compositore così che riesca, attraverso il rivestimento musicale, a esaltarne il portato espressivo.
Col passare del tempo, e tra alterne vicende, l'Armonia saprà ritrovare il predominio o, comunque, in sintonia con il testo, "collaborare" alla rappresentazione dei sentimenti. Lo ritroverà attraverso l'esaltazione della Melodia, soprattutto nel virtuosismo delle colorature.
I secoli XVII e XVIII, in Italia, vedono crescere e affermarsi il Melodramma. Si aprono i teatri pubblici, si for-mano cantanti capaci di sviluppare le proprie doti vocali e di affrontare più ampie tessiture. Sempre più "prepotentemente" si afferma questo genere; esce dai ristretti ambiti delle corti per offrirsi a un pubblico s più ampio ed eterogeneo. Il successo o meno di una rappresentazione produce fama o disconoscimento ai compositori e ricchezza agli impresari. Per i musicisti, dunque, grandi opportunità che consentiranno a molti di loro di essere chiamati a esportare in tutta Europa la propria arte; per contro, però, non ancora stabilità professionale. Questa stabilità la garantisce ancora, negli anni considerarti, l'impiego presso una chiesa importante nei ruoli di Maestro o Vice Maestro di Cappella.
Un musicista, impegnato su due fronti musicali, produce opere sacre o profane caratterizzate da stili diversi che spesso, però, subiscono, con esiti fortunati o meno, vere e proprie reciproche contaminazioni.
Lo stile "da chiesa" si nutre ancora del passato "alla Palestrina"; polifonia corale, contrappunto, notazione, impianto e strutturazione retorica. Le forme più solenni vedono organici vocali consistenti; si pratica lo stile "a cappella" - nel vero significato del termine, che significa senza strumenti concertanti, non necessariamente a sole voci senza strumenti d'accompagnamento (in specie l'organo) - accanto a uno stile "concertato" che introduce nelle compagini corali anche alcuni strumenti, spesso due violini, con parti indipendenti.
Più tardi, tra Sei e Settecento, l'orchestra acquisterà un posto stabile accanto al coro e s'introdurrà, nelle composizioni su testo più esteso, la pratica della netta articolazione in sezioni chiuse, alcune delle quali af-fidate esclusivamente a voci soliste accompagnate dal basso continuo o dall'orchestra.
E' importante considerare che nella formazione del musicista italiano sei-settecentesco contribuisce prima, in modo fondamentale, la pratica vocale o strumentale presso realtà musicali ecclesiastiche importanti e consolidate; il mestiere s'impara praticandolo. Accanto alla pratica le materie di studio "teorico" sono quelle antiche, in particolare il contrappunto rinascimentale prima e, poi, la "traduzione" del linguaggio contrappuntistico nel nuovo mondo della funzionalità tonale.
Accanto alle composizioni di ampio respiro e consistente organico, di solito compito del Maestro di Cappella, fiorisce un repertorio di forme più contenute per lunghezza, consistenza d'organico e destinate a una liturgia meno solenne: a due voci, a tre, con o senza pochi strumenti concertanti; la composizione di questi "Mottetti" è prerogativa del Vice Maestro di Cappella.
Il programma che dà sostanza al titolo è una successione di brani solenni, di organico corale pieno, e altri di  minore consistenza significativi di un percorso da Claudio Monteverdi alle soglie del Barocco, fino a Dome-nico Cimarosa che ci lascia alle soglie del Romanticismo musicale italiano, passando per Francesco Cavalli, Giovanni Legrenzi, Antonio Caldara e Nicolò Jommelli.
Volutamente il programma si rivolge a composizioni vocali rette esclusivamente dal basso continuo.
Sarà facile constatare quanto il contrappunto, dalla sostanza modale alla tonalità, rappresenti sempre l'os-satura su cui si regge, nel nostro Paese lo stile cosiddetto "da chiesa".

Mario Valsecchi