Biglietto:ingresso libero

Da Mozart a John Rutter

Sinfonia di Praga e Requiem
Chiesa di San Fedele Domenica 20 Maggio 2018 ore 17.00
Wolfgang Amadeus MOZART (1756-1791)
Sinfonia KV 504 in Re maggiore (Praga)
Adagio/Allegro, Andante, Presto

John RUTTER (1945)
Requiem
per soprano solo, coro e orchestra
- Requiem aeternam
- Out of the deep
- Pie Jesu
- Sanctus
- Agnus Dei
- The Lord is my shepherd
 - Lux aeterna

I CIVICI CORI
(Maestro preparatore: Francesco Girardi)

ORCHESTRA della Civica Scuola di Musica C. Abbado di Milano
soprano: Luisa Bertoli
oboe: M° Guido Toschi
violoncello: Paolo Tommasini

direttore: Mario Valsecchi
 
In collaborazione con la Fondazione Milano e la Civica Scuola di Musica C. Abbado

Il Requiem di John Rutter è stato completato dall'autore nel 1985 e dedicato alla memoria del padre. Consiste nella successione di sette movimenti. I testi utilizzati sono tratti, e liberamente utilizzati, dalla liturgia della Messa latina dei defunti (Introito: Requiem aeternam; Sequenza: Pie Jesu; Communio: Lux aeterna), dai Salmi (130, 23) e da una raccolta di preghiere del culto anglicano (Burial Service, 1662 Book of Common Prayer).
L'organico prevede un soprano solista, il coro e una partecipazione strumentale composta in due versioni: una, cameristica, per sette strumenti (flauto, oboe, violoncello, timpani, glockenspiel, arpa e organo); la seconda contempla, accanto al solista e al coro, una formazione orchestrale ampia, senza organo.
Quattro movimenti del Requiem furono eseguiti per la prima volta presso la Fremont Presbyterian Church a Sacramento in California il 14 marzo 1985. La prima esecuzione dell'opera completa avvenne il 13 ottobre 1985 alla Lovers' Lane United Methodist Church a Dallas in Texas.
Un movimento dell'opera - The Lord is my shepherd - è precedente, risale al 1976, composto come un Anthem e poi inserito nel Requiem come sesto movimento.


JOHN RUTTER: REQUIEM - RIFLESSIONI
Il Requiem di John Rutter è stato completato dall'autore nel 1985 e dedicato alla memoria del padre.
Consiste nella successione di sette movimenti. I testi utilizzati sono tratti, e liberamente utilizzati, dalla li-turgia della Messa latina dei defunti (Introito: Requiem aeternam; Sequenza: Pie Jesu; Communio: Lux ae-terna), dai Salmi (130, 23) e da una raccolta di preghiere del culto anglicano (Burial Service, 1662 Book of Common Prayer).
L'organico prevede un soprano solista, il coro e una partecipazione strumentale composta in due versioni: una, cameristica, per sette strumenti (flauto, oboe, violoncello, timpani, glockenspiel, arpa e organo); la seconda contempla, accanto al solista e al coro, una formazione orchestrale ampia, senza organo.
Quattro movimenti del Requiem furono eseguiti per la prima volta presso la Fremont Presbyterian Church a Sacramento in California il 14 marzo 1985. La prima esecuzione dell'opera completa avvenne il 13 ottobre 1985 alla Lovers' Lane United Methodist Church a Dallas in Texas.
Un movimento dell'opera - The Lord is my shepherd - è precedente, risale al 1976, composto come un An-them e poi inserito nel Requiem come sesto movimento.

1. Requiem aeternam
Il primo movimento - Slow and solemn - consiste nell'Introito (Requiem aeternam) della Messa per i defunti e nel Kyrie. Le sei battute che precedono l'ingresso del coro, caratterizzate dall'incessante e regolare percussione del timpano (al tempo di un colpo al secondo) e da un'entrata progressiva degli strumenti (arpa, fagotto, corni e archi) con linee melodiche saltellanti avulse da qualsiasi ambito tonale, valgono da sole a  comunicare lo smarrimento, la rottura, il senso di salto nel buio, di fronte all'ineluttabilità della morte. Si aggiunge il coro pronunciando per tre volte Requiem aeternam; dall'unisono alle cinque voci omoritmiche, in armonia "politonale" fortemente dissonante. Giunge al "dona eis, Domine" dove la semplicità della linea, l'andamento "gregorianeggiante", le terze parallele della conduzione polifonica e l'innalzarsi graduale delle linee esprimono, meglio rappresentano, pienamente il gesto dell'invocazione. Dal basso all'acuto: dalle tenebre del sepolcro che custodisce la morte alla luce (et lux perpetua luceat eis). Il trapasso dal senso di disperazione alla certezza della vita è rapido. La ripresa del Requiem aeternam..., dapprima a voci unisone poi allargandosi in armonie piene, sopra il tappeto armonico degli archi e contrappuntato dalla scorrevolezza dell'arpa, ha abbandonato il dolore: ora introduce alla contemplazione della felicità eterna. Il testo del Kyrie eleison che segue s'innesta nella medesima melodia della quale mantiene la serenità. In questo modo, da richiesta di perdono per la consapevolezza della colpa, diviene riconoscimento per la certezza della misericordia di Dio.
Da subito, in questo primo numero, l'autore supera le consuetudini compositive legate al testo di una Messa per i defunti e il riferimento all'occasione liturgica per proiettare l'ascoltatore nel senso autenticamente cristiano della morte come ingresso alla vita eterna e alla contemplazione di Dio: dentro una dimensione di gioia piena.

2. Out of the deep
Dal profondo a te grido, o Signore.... Il testo è quello del salmo 130, nella versione inglese, utilizzato comunemente nella liturgia anglicana dedicata alle esequie. Nella tonalità di do minore ha come protagonista il violoncello solista che apre, da solo, il movimento. Inizia "interpretando" il testo; dal do1, suono più grave dello strumento (Dal profondo) che s'innalza, quasi a fatica, per "gridare" al Signore con forti ed efficacissimi bicordi. La sua presenza e concertazione con il coro (spesso condotto con voci unisone o all'ottava esaltando la chiarezza della melodia) è pressoché costante. Le lunghe armonie degli archi, cui le sordine rendono il suono vellutato, e gli sporadici ma efficaci interventi dei fiati, contribuiscono a creare un climax espressivo fortemente coinvolgente.

3. Pie Jesu
In questo movimento, dal testo estremamente breve: Signore Gesù, misericordioso, dona a loro il riposo in eterno, è evidente il riferimento al Requiem di Fauré; lo è nella scelta dell'organico e nella natura semplice e ripetitiva della melodia che la rende efficacemente espressiva.
Come in Fauré interprete principale è il soprano solista, accompagnato, però, qui, dagli archi. L'intervento del coro esalta, attraverso la predilezione dell'unisono, il carattere di immediatezza espressiva; l'invocazio-ne Dona eis, Domine, riprende, trattandosi dello stesso testo, il motivo melodico ritmico utilizzato nel primo movimento. Anche il climax, creato dall'apporto dell'arpa e dagli interventi "in eco" dei legni, ci riporta alla beatitudine del riposo eterno. In più, nel Pie Jesu, l'aspetto cullante della melodia - quasi una ninna nanna -, il suo divenire costruito con la reiterazione del medesimo inciso, sia pure variando di altezza, ci immerge in un senso pieno e profondo di abbandono e dimenticanza delle sofferenze che contrappuntano quotidianamente l'esistenza. L'anima si abbandona, sicura, tra le braccia di Dio, come un bambino nelle braccia della madre.

4. Sanctus
E' il movimento centrale dell'opera. Il testo è tratto da Isaia, capitolo 6,2 e seguenti, dove è scritto: Attorno a lui (il Signore) stavano esseri simili al fuoco (Serafini). Ognuno aveva sei ali: con due si copriva la faccia, con altre due il corpo, e con due volava. Gridavano l'un l'altro: "Santo, santo, santo è il Signore dell'Universo: la sua presenza gloriosa riempie il mondo". Andante maestoso è l'andamento indicato da Rutter ed è facile ravvisare nel "maestoso" la volontà di un'interpretazione del testo letterario attraverso la musica quale lode e contemplazione intensa della maestà di Dio; lode e contemplazione con le quali l'anima, dopo la morte, realizza la propria beatitudine. L'organico orchestrale partecipa nella sua completezza. Il glockenspiel viene utilizzato solo in questo movimento. La sua presenza contribuisce efficacemente, assieme all'arpa e a tutti i legni, a rendere la brillantezza del suono e del ritmo, evocativa di quegli esseri simili al fuoco indicati da Isaia.
Il ritmo dell'apparato strumentale, grazie al fluire costante di crome e semicrome, è veramente vivace ed esalta l'aspetto pacatamente esclamativo del canto. Le voci si adeguano più precisamente alla concitazione gioiosa sulle parole Hosanna in excelsis grazie a rapidi slanci verso l'acuto. La rada polifonia in stretta imitazione all'ottava rende in modo sorprendente il "fuoco" della lode in una statica dimensione contemplativa quale quella dell'estasi.
Che senso può avere un Sanctus così effervescente di gioia in una Messa da Requiem? Il senso vero della fede cristiana; poiché la morte non è precipitazione nel nulla ma apertura alla vita vera nella dimensione di Dio.

5. Agnus Dei
Nel quinto movimento Rutter combina insieme più testi: 1) Agnus Dei, tratto dall'Ordinario della Messa, 2) un testo in inglese tratto dal Burial Service, 1662, Book of Common Prayer che attinge al cap. 14 del libro di Giobbe, e 3) la Sequenza di Pasqua Victimae paschali laudes.
L'Autore riprende la percussioni di colpi alla semiminima del timpano - slow and solemn - come nel Re-quiem iniziale. Sopra questo ritmo ostinato si svolge il canto dell'Agnus Dei attraverso tre entrate successive a canone: tenori, contralti e soprani. Il tema melodico caratterizzante, una linea costantemente cromatica e gradualmente discendente, trasmette un senso di intensa sofferenza. Non è il dramma della morte dell'uo-mo, ora, ma il dramma della passione e morte di Cristo, l'Agnello di Dio. Con il testo in inglese, il coro, omoritmico e sostanzialmente "a cappella", pone le domande e le riflessioni di Giobbe: la caducità della natura umana e l'interrogativo circa il senso della vita, della sofferenza e della morte. Nella seconda parte del brano i testi - latino e inglese - si sovrappongono. Agnus Dei... le voci femminili riprendono il tema iniziale procedendo in modo omoritmico e realizzando una successione di quinte parallele che aggiunge crudezza al "passus duriusculus" di retorica memoria. Sotto, tenori e bassi, recto tono, continuano le riflessioni di Giobbe. Un breve scambio delle parti tra terzetto femminile e duetto maschile mette in evidenza la domanda: "presso chi possiamo trovare aiuto?". Un rapido crescendo al FF raggiunge il punto centrale e culminante del movimento, con la terza invocazione dell'Agnus Dei come da testo liturgico. L'invocazione è al-l'apice dell'intensità dinamica ma anche emotiva: organico orchestrale completo e coro a sei voci mediante divisione dei soprani e dei tenori; parallelismi di quinte e ottave sopra l'ostinato incessante di timpani e bassi. Il "dramma" si stempera quando il flauto intona nell'acuto in modo dolce e tranquillo la melodia del Victimae paschali laudes. Quindi, il coro, nuovamente in inglese, risponde alla domanda nel modo indicato Lento, molto solenne, con la parole del Vangelo di Giovanni: Io sono la resurrezione e la vita; chi crede in me, anche se morto, vivrà; e chiunque vive e crede in me non morirà in eterno. L'inserzione della sequenza pasquale è perfettamente comprensibile: in Cristo, "risorto dai morti, primizia di coloro che sono morti" (S. Paolo, 1Cor 15,20) anche l'uomo, passando attraverso la morte, entra nella vita in comunione con Dio.
Siamo in presenza di un movimento ampio e articolato. La politestualità scelta dall'autore e la successione dei contenuti è, oltre che logica e chiara nel significato del messaggio, fortemente espressiva e coinvolgente.

6. The Lord is my shepherd
Il sesto movimento, Anthem (Inno) composto nel 1976, è stato inserito solo successivamente nel Requiem. Il testo è quello del Salmo 23 che rientra nella liturgia anglicana delle esequie ed esprime la fiducia nell'aiuto e nella protezione del Signore, il buon pastore. Nella prima parte del movimento, distesa sopra un lungo pedale di Do, la semplicità melodica, la cantabilità delle voci in unisono a due a due, in dialogo con l'oboe solista, coinvolge con immediatezza nella serenità del contesto musicale: efficace espressione dell'anima - prima ancora dell'uomo vivo e credente - che si abbandona nelle braccia di Dio. Il dialogo con brevi frasi dell'oboe prosegue anche quando il canto diventa polifonico. A cappella o accompagnato in modo essenziale ma ricco di fascino dagli archi, il coro declama i versi centrali del salmo, dove si manifesta la fede in un Dio presente in ogni momento della vita umana - sia nel camminare in una valle oscura, sia nei momenti nei quali felicità e grazia mi saranno compagne -. Felicità e grazia che si manifestano nella declamazione di soprani e tenori. Il ritmo verbale e il ritmo musicale si compenetrano perfettamente, l'armonia fluttuante di due soli accordi sopra un pedale di Do, sempre la presenza fiorita dell'oboe; tutto contribuisce a significare un breve ma intenso passaggio agli ultimi versi del salmo: ...e abiterò nella casa del Signore per sempre. Le frasi del coro omoritmico si soffermano sopra le parole chiave "house", "Lord" e, infine " for ever". Nell'agitazione dell'orchestra (archi e arpa), che "spezza" le lunghe armonie in un fluire di semicrome, è facile sentire la pulsazione della gioia intensa.

7. Lux aeterna
L'ultimo movimento dell'opera si apre con parole tratte dal Book of Common Prayer del 1662 Burial Service: I heard a voice from heaven... La fonte primaria è il Libro dell'Apocalisse di San Giovanni 14,13: et audivi vocem de caelo dicentem...beati mortui qui in Domino moriuntur...  Seguono le parole del Communio della Messa per i defunti: Lux aeterna...
In pieno accordo con la bipartizione testuale la struttura musicale si articola in due sezioni distinte e conse-guenti. I versi conclusivi del Communio ripropongono l'iniziale Requiem aeternam dona eis, Domine; queste parole tornano a esprimersi nell'idea melodico-ritmica originaria, rispettando, in tal modo, una consuetudine ormai consacrata nel tempo di concludere riprendendo il tema e le modalità iniziali.
La sezione in inglese è affidata prevalentemente al soprano solista che trova nell'apporto degli archi e dei corni un essenziale ma espressivo accompagnamento, arricchito dal contrappunto di oboe e flauti. Le scale discendenti in modo dolce e tranquillo costituiscono un efficace espediente retorico per rappresentare la voce che discende dal cielo. Non è la discesa a essere rappresentata ma la serenità, la beatitudine che la voce annuncia e suscita. La musica, così come concepita può efficacemente significare fino a infondere tale beatitudine. L'ultima frase del soprano ripropone questa dolce tranquillità, come le medesime modalità di una scala pacata e regolare in figure di semiminima che sale, senza fatica, vero il si bemolle acuto. La novità è la direzione contraria. Alla voce che discende dal cielo risponde la salita dell'anima verso Dio, verso il riposo eterno. E' facile ritrovare in questa scelta un espediente retorico praticato dai clavicembalisti tedeschi nel 1600 (Froberger) in un genere strumentale chiamato Lamento, dove, spesso, una linea melodica affidata alla mano destra, senza il supporto di una completa armonia, s'innalza nella regione più acuta della tastiera. L'intenzione era quella di rappresentare, quasi più graficamente che musicalmente, la dipartita dell'anima dal corpo verso Dio.
La fluttuazione tonale tra mi bemolle e si bemolle maggiore, la distensione del ritmo armonico e l'ostina-zione di un inciso ritmico nei timpani e melodico-ritmico nelle viole contribuiscono a rappresentare la beatitudine della vita eterna.
In ultima analisi: non si trovano, in questa composizione, le consuetudini drammatiche, decisamente "funebri", spesso riscontrabili nei numerosi Requiem che costellano la storia della Musica. Riconosco la volontà di farci pregustare la gioia della contemplazione di Dio.
MV