Hitchcock. Il Volto e la Cosa.

presentazione del libro di Beatrice Balsamo
Galleria San Fedele 15 novembre, ore 18,15

Intervengono:

Beatrice Balsamo, psicoanalista, docente CIMES-DAMS Cinema presso l'Università di Bologna

Silvano Petrosino, professore di Semiotica presso l’Università Cattolica di Milano

Giorgio Simonelli, professore presso l’Università Cattolica di Milano è presidente del Master in Cinema e docente di "Mezzi di Comunicazione di massa”.

Beatrice Balsamo, psicanalista e docente di “Psicanalisi e Cinema”, nel volume "Hitchcock. Il Volto e la Cosa" tratta l'arte di Hitchcock delineando tre estetiche:

una estetica come “Volto-contenitore”, la bellezza formale del suo cinema, consente di farci riconoscere i contenuti più perturbanti (a partire da The Lodger, Murder, I trentanove scalini, Rebecca, Vertigo, Notorius);

una estetica che produce l’incontro con l’ “irrappresentabile”, lo fa emergere come quel qualcosa che buca la cornice puramente rappresentativa, come “macchia” nella visione (Psyco, Gli uccelli, Frenzy);

una estetica di puro rinvio, come pura illusione, pura rappresentazione, pura “interpretazione” (Downhill, Murder, Blackmail, I trentanove scalini, The lady vanishes, La congiura degli innocenti, Family plot). 

Così, nel diegetico, i volti occupano posizioni differenti nella narrazione. Nell'intreccio dei suoi film, la donna occupa, spesso, il posto della "onnipotenza amorosa", che tutto spera e sopporta, che, a poco a poco, si capovolge nella saturante figura della "strega" materna mortifera, distruttiva. Ma vi è spazio, pure, per un soggetto femminile che assume maggiore personalizzazione e ci consegna un rinvio: bellezze di vita vissuta intrise di quotidianità, soprattutto, nell'ultimo Hitchcock (Lifeboat, Frenzy, Family plot). Ma tutto il suo cinema ci insegna che solo se l'immagine riesce a contenere una allusione, un rinvio, resta "inesauribile" (non consumabile), sempre capace di esprimere più di quel che mostra, porta l'occhio all'invisibile, a un quid che non si può mostrare, ma solo richiamare. Ciò, conducendo il visibile alla frontiera dell'invisibile, facendolo irrompere con la forza della sorpresa in quel che c'è da vedere.