Ingresso libero
Chiara Pederzani, soprano
Mario Valsecchi, organo
A voce sola
PROGRAMMA
MICHEL ANGELO GRANCINI (1605ca – 1669)
- Ricercar sopra UT, RE, MI, FA, SOL, LA
Organo
- Ave, santissima Maria
CLAUDIO MONTEVERDI (1567 – 1643)
Jubilet
GIACOMO FILIPPO BIUMI (1580 – 1653)
Canzone prima a 4
Organo
MAURIZIO CAZZATI (1620 – 1677)
Che fo’, che tardo?
Per il giorno di Natale
(Recitativo-Arioso), Aria, Recitativo, Aria
BONIFAZIO GRAZIANI (1605 – 1664)
Venite, pastores
ANONIMO PISTOIESE (Sec XVIII)
Fuga
PIETRO TERZIANI (1763 – 1831)
Salve, Regina
Largo, Allegro, Recitativo, Allegretto, Largo a piacere/Allegro,Recitativo/Allegro
GAETANO PIAZZA (Sec. XVIII)
Sonata in Re
(Allegro)
Organo
GIAN FRANCESCO DE MAJO (1732 – 1770)
Sicut cerva, quæ per valles
(Aria) Allegro, Recitativo, (Aria) Andantino cantabile, Recitativo, Spiritoso
NOTA DI PROGRAMMA
“A voce sola”
“.… Ma se alcuno mi dicesse
che à suonar l’opere antiche piene di fughe e contrapunti non è
bastevole il basso (basso continuo), a ciò rispondo non esser in uso più
simil cantilene, per la confusione e zuppa di parole che dalle fughe
lunghe ed intrecciate nascono; ed anco perché non hanno vaghezza: poiché
cantandosi à tutte le voci, non si sente ne periodo ne senso: essendo
per le fughe interrotto e sopraposto; anzi nel medesimo tempo ogni voce
canta parole differenti dall’altro: il che à gl’huomini intendenti e
giudiciosi dispiace ….”. “Onde se bene per regola di contraponto sono
buone tali compositioni, nondimeno per regola di vera e buona musica
sono vitiose; il che nacque per non intender il fine et ufficio, e buoni
precetti di essa: volendo questi tali star solo nell’osservanza della
fuga, ed imitazione delle note, e non dell’affetto e somiglianza delle
parole: anzi molti facevano prima la musica, e poi ci appiccicavano le
parole….”
In questi termini, molto espliciti, si “scaglia” Agostino
Agazzari nel suo trattatello DEL SONARE SO-PRA’L BASSO CON TUTTI LI
STROMENTI, IN SIENA, ANNO 1607.
Si tratta, sostanzialmente ed
esplicitamente, del “Requiem” recitato alla polifonia rinascimentale,
in-capace, questa è la sua ferma convinzione, di esprimere e
rappresentare gli “affetti” manifestati dalle parole di un testo, sia
esso sacro o profano.
Questa è la parte “distruttiva”. Quella
“costruttiva” consiste nell’esaltazione di una nuova maniera – presso
Monteverdi denominata Seconda Prattica – che vede nella melodia
solistica la possibilità di e-sprimere efficacemente gli affetti.
“A
Voce Sola” è la destinazione delle composizioni, appunto solistiche, che
vengono pubblicate in quantità sempre più considerevole nella prima
metà del Seicento.
Ad accompagnare il canto è “bastevole il basso”:
una linea di basso, riempita estemporaneamente se-guendo indicazioni
numeriche significative di intervalli armonici sovrapposti. Agazzari
precisa quali strumenti sono deputati a eseguire questo basso
armonizzato: gli strumenti “polifonici” a tastiera e a pizzico.
Il programma musicale presenta diversi brani poco eseguiti in concerto, in particolare alcuni esempi significativi della pratica seicentesca "a voce sola", sopra alcuni testi dedicati al Natale e altri di diverso contenuto. La successione dei brani mostra l’evoluzione del linguaggio di questo genere dal Seicento al Settecento, sempre più radicato nei cardini della tonalità. Inoltre, evidenzia come la partecipazione organistica si evolva dal semplice accompagnamento a modalità di esplicita concertazione. Il Salve, Regina di Pietro Terziani e il Sicut cerva di Gian Francesco De Majo lo dimostrano. In questi brani la partecipazione dell’organo non è più quella di semplice accompagnamento ritmico-armonico: qui lo strumento introduce i temi, dialoga con evidenze melodiche proprie, affidate per lo più alla mano destra, mentre alla sinistra compete la scansione ritmica secondo formule e modalità orchestrali.
Riguardo all’aspetto formale delle composizioni, i testi sono suddivisi in sezioni costruite su precisi motivi melodici enunciati dall’organo e caratterizzati da diverse velocità suggerite dal senso del testo.
Lo stile teatrale, nelle composizioni settecentesche italiane “a voce sola", trova ampia applicazione anche nel repertorio “sacro” in lingua latina.
(MV)