CONCERTO DI NATALE

Inner_Spaces Sacro
Chiesa di San Fedele Domenica 21 dicembre 2025 ore 16.30
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Chiesa di San Fedele 
Domenica 21 dicembre 2025 ore 16.30 Ingresso libero
 

SETTE ANTIFONE DI AVVENTO

Coro da Camera di Varese 

direttore:Gabriele Conti

 

PROGRAMMA

 

Antifona gregoriana d’Avvento per il 17 dicembre
O Sapientia

Giovanni Pierluigi da Palestrina 1525-1594                           
Canite tuba – Rorate caeli 6’30’’
Mottetto a 5 voci

Antifona gregoriana d’Avvento per il 18 dicembre
O Adonai

Tomas L. de Victoria 1548-1611
Quem vidistis, pastores – Dicite quidnam vidistis 6’
Mottetto a 6 voci    

Antifona gregoriana d’Avvento per il 19 dicembre
O Radix Jesse

Ivo Antognini 1963
Puer natus est 5’30’’
Mottetto a 6 voci

Antifona gregoriana d’Avvento per il 20 dicembre
O Clavis David

Vytautas Miškinis 1954
Hodie Christus natus est 3’30’’
Mottetto a 6 voci

Antifona gregoriana d’Avvento per il 21 dicembre
O Oriens

Arvo Pärt 1935                                  
The deer’s cry 5‘

Antifona gregoriana d’Avvento per il 22 dicembre
O Rex Gentium
 
Arvo Pärt 1935                                    
Virgencita 7’

Antifona gregoriana d’Avvento per il 23 dicembre
O Emmanuel

Arvo Pärt 1935                                    
Magnificat 7’

 

LE SETTE ANTIFONE "O" DELLA NOVENA DI NATALE

Le Antifone Maggiori dell’Avvento:

Nel cuore dell’Avvento, dal 17 al 23 dicembre, la liturgia della Chiesa cattolica propone un’antica e solenne sequenza di testi noti come Antifone Maggiori o Antifone “O”. Si tratta di sette invocazioni rivolte al Cristo atteso, ciascuna delle quali inizia con l’interiezione “O” seguita da un titolo messianico tratto dalle Scritture. Queste antifone, cantate durante i Vespri prima del Magnificat, costituiscono un vertice spirituale e poetico dell’Avvento, un crescendo di desiderio e contemplazione che culmina nella Vigilia di Natale.
Origine e struttura liturgica
Le Antifone “O” risalgono almeno al VI secolo e sono attribuite, nella loro forma attuale, alla riforma liturgica di papa Gregorio Magno. Sono conservate nel Liber Responsalis sive Antiphonarius e sono state tramandate nella tradizione monastica e romana. Ogni antifona è un piccolo poema teologico, costruito su tre elementi: un titolo messianico, un riferimento biblico e una supplica escatologica: “Vieni a salvarci”.
Le sette antifone sono:
- O Sapientia (17 dicembre)
- O Adonai (18 dicembre)
- O Radix Jesse (19 dicembre)
- O Clavis David (20 dicembre)
- O Oriens (21 dicembre)
- O Rex Gentium (22 dicembre)
- O Emmanuel (23 dicembre)
Letti in ordine inverso, i titoli formano un acrostico latino: Ero Cras (“Sarò domani”), un raffinato gioco liturgico che annuncia la venuta imminente del Cristo.
Analisi teologica e scritturistica
1. O Sapientia
«O Sapienza, che esci dalla bocca dell’Altissimo… vieni a insegnarci la via della saggezza.»
Questa antifona si ispira a Siracide 24 e Sapienza 8, dove la Sapienza è personificata come co-creatrice con Dio. In chiave cristologica, essa prefigura il Verbo eterno, la Logos di Giovanni 1,1. L’Avvento inizia qui con un richiamo alla creazione ordinata e alla sapienza divina che guida la storia.
2. O Adonai
«O Signore, guida della casa d’Israele… vieni a liberarci con il braccio potente.»
“Adonai” è il nome ebraico per Dio, usato in sostituzione del Tetragramma. Il riferimento è a Esodo 3, dove Dio si rivela a Mosè nel roveto ardente. L’antifona richiama la Legge data sul Sinai e la liberazione dall’Egitto, prefigurazione della redenzione operata da Cristo.
3. O Radix Jesse
«O Radice di Jesse, segno per i popoli… vieni a liberarci, non tardare.»
La radice di Jesse, padre di Davide, è un’immagine messianica tratta da Isaia 11,1. Il Messia è il germoglio che nasce da un tronco apparentemente morto. In un tempo di oscurità, questa antifona canta la speranza di un nuovo inizio, di una regalità fondata sulla giustizia.
4. O Clavis David
«O Chiave di Davide… vieni e libera il prigioniero che giace nelle tenebre.»
La chiave è simbolo di autorità messianica (Isaia 22,22). Cristo è colui che apre e nessuno chiude, che libera dal peccato e dalla morte. L’antifona è un grido di liberazione, che richiama anche Apocalisse 3,7.
5. O Oriens
«O Astro che sorgi… vieni a illuminare chi giace nelle tenebre.»
“Oriens” è l’aurora, la luce che sorge da oriente. È un’immagine di Zaccaria 3,8 e del Benedictus di Luca 1,78. L’Avvento è attesa della luce che vince le tenebre, e questa antifona è un inno alla speranza.
6. O Rex Gentium
«O Re delle genti… vieni a salvare l’uomo che hai plasmato.»
Cristo è il Re universale, atteso da tutte le nazioni (Isaia 2,4). L’antifona unisce la regalità messianica alla creazione: l’uomo, plasmato da Dio, è redento dal Re crocifisso.
7. O Emmanuel
«O Emmanuele, Dio con noi… vieni a salvarci.»
L’ultima antifona cita Isaia 7,14: “Ecco, la vergine concepirà…”. È la più diretta e personale: Dio è con noi, non solo come promessa, ma come presenza. La supplica finale è un’invocazione ardente: veni.
Dimensione musicale e spirituale
Le antifone “O” sono cantate con solennità gregoriana, spesso in modalità II o V, con melismi che sottolineano i titoli divini. La loro esecuzione nei Vespri crea un clima di attesa intensa e contemplativa. Musicalmente, sono costruite per essere meditate: la ripetizione del “veni” è un respiro liturgico che accompagna l’anima verso il Natale.
Conclusione: L’Avvento come itinerario biblico
Le Antifone Maggiori non sono solo testi liturgici: sono un itinerario teologico attraverso la Scrittura. Ogni giorno, dal 17 al 23 dicembre, la Chiesa ci offre un titolo di Cristo, un’immagine biblica, una supplica. È un cammino che parte dalla Sapienza eterna e culmina nell’Emmanuele, Dio con noi. In esse si intrecciano Antico e Nuovo Testamento, profezia e compimento, attesa e incarnazione.
In un tempo spesso distratto e frenetico, queste antifone ci invitano a rallentare, ad ascoltare, a desiderare. Sono un canto antico che ancora oggi risuona con forza, perché parlano al cuore dell’uomo che attende la luce del Figlio di Dio.

 

APPROFONDIMENTI

Il mottetto Rinascimentale è un genere polifonico vocale sacro. Il testo è tratto solitamente dalle Sacre Scritture. Spesso era utilizzato nel proprio della Messa, in base al testo. La scrittura del mottetto è basata sul contrappunto e sulla tecnica dell’imitazione. Di solito utilizza testi brevi: sono sufficienti quattro o cinque frasi. Spesso a ogni frase corrisponde una differente idea musicale, ossia un differente soggetto. Il doppio mottetto di Pierluigi da Palestrina (Canite tuba in Sion – Rorate coeli) per l’ultima settimana dell’Avvento, con testi brevi, riprende alcune parole-chiavi delle profezie di Gioele e Isaia riguardanti la venuta del Messia. Una musica diafana, di grande equilibrio formale ed espressivo, senza sbalzi né tinte drammatiche. Voci angeliche, in una disposizione di gioia interiore ordinano di fare suonare le trombe a Gerusalemme perché l’attesa del Salvatore si conclude: ecco, verrà a salvarci. Il Salvatore entrerà in Sion dalla strada regale, quella che è stata spianata da Dio, drizzando sentieri impervi e dirupi, in vista di una percorribilità agevole per il redentore e tutti coloro che lo seguiranno. La prima strofa del mottetto si conclude con la voce della chiesa orante che supplica con il ritornello: Vieni, Signore, e non tardare, Alleuia. L’altra strofa Rorate coeli de spuer si basa su un versetto di Isaia e un cenno al Salmo 84 e sviluppa un’altra immagine dell’attesa del Messia: la pioggia del Giusto dal cielo che farà germinare nella terra aperta ad accoglierlo il Salvatore.

 

Con l’Antifona gregoriana Puer natus est nobis, si entra veramente nel mistero dell’incarnazione, perché l’antica profezia di Isaia 9,5 trova infine il suo compimento nella mangiatoia di Betlemme: un bambino è nato per noi, ci è stato dato un figlio Sulle sue spalle è il segno della sovranità ed è chiamato: Consigliere ammirabile..
Il "Graduale Romanum" lo colloca in apertura della messa del giorno, la terza delle tre messe di Natale.
Gli introiti dell’Avvento annunciano il “grande mistero” – come direbbe Paolo – di una salvezza per tutti i popoli e invocano la “pioggia” del Giusto e il “germoglio” del Salvatore.
Nella messa del giorno, il Figlio generato dal Padre, nuova luce che splende su di noi, prende forma nel Puer natus, dove “puer” ha un’impronta messianica e ricopre una prospettiva semantica ampia, va inteso come “servo”, chiamato a compiere il piano salvifico del Padre e sulle cui spalle – come avverte la seconda frase dello stesso introito – è stato posto tutto il potere.
Nella prima frase musicale dell’introito, le vere sottolineature sono riservate a due parole: “puer” e “datus”. L’intervallo di quinta tra le due note iniziali a valore allargato rappresenta per il canto gregoriano il massimo slancio melodico possibile fra due note consecutive. Mentre di altra natura melodica, ma di pari densità espressiva, appare la successione di tre note sull’accento di “dàtus”.
Dunque il cuore di questa prima frase è sintetizzabile nel binomio “puer datus”. Viene messa in evidenza, in sostanza, la dimensione del dono, della consegna, che l’intera umanità ha ricevuto con l’incarnazione del Figlio di Dio.
La seconda frase dell'introito – “cuius imperium super humerum eius” (il suo dominio è sulle sue spalle) – precisa il senso della prima: l’accento su “imperium” rappresenta il culmine melodico del brano e, per questo, diviene momento supremo del discorso musicale.

 

Il mottetto di de Victoria Quem vidistis pasatores dicite comporta una domanda rivolta ai primi testimoni della nascita del Salvatore, i pastori di Betlemme, corsi nella mangiatoia dopo l’annuncio dell’angelo di Dio: vi porto il lieto annuncio di una grande gioia: oggi, nella città di Davide, è nato per voi un Salvatore, che è il Cristo, il Signore (Luca 2,10-11). I credenti di ogni epoca pongono la stessa domanda ai testimoni del Signore, per conoscerlo meglio e perché l’annuncio di Cristo venga rinnovato.

BIOGRAFIE

CORO DA CAMERA DI VARESE
Il Coro da Camera di Varese nasce nell'ambito della vita scolastica e per iniziativa di Gabriele Conti, docente di Esercitazioni Corali nella scuola, come risposta e valorizzazione del desiderio di alcuni studenti musicisti che nella disciplina hanno scoperto la bellezza del canto d'insieme e hanno voluto seguirla fino a dedicarle stabilmente tempo e cuore.
Il Coro ha collaborato con il World Chamber Choir, con le orchestre Camerata Ducale di Torino, La Divina Armonia, Nuova Cameristica di Milano, Camerata dei Laghi, con l’ensemble EcoAntica e con l’Orchestra Giovanile del Traunstein. Nel 2008 e nel 2011 ha vinto il primo premio al Concorso Corale Nazionale «Lago Maggiore» promosso dall’ACP (Associazione Cori Piemontesi). Nel 2011 ha partecipato al 28° Concorso Nazionale Polifonico “Guido d’Arezzo”, classificandosi primo assoluto e meritando il premio speciale di Fe.N.I.Ar.Co. Grande attenzione è riservata allo studio e alla valorizzazione della produzione corale contemporanea; tra queste si segnalano le prime esecuzioni assolute di opere di F. Caldini, P. Ferrario, A. Mazza, B. Furgeri, G. Mezzalira. Nel 2010, collaborando con L. Ghielmi e La Divina Armonia, il Coro ha partecipato alla prima registrazione della “Passio secundum Joannem” di F. Feo, pubblicata dalla casa editrice belga Passacaille.
Nel maggio 2016 grazie alla collaborazione con l’editore Itaca, il Coro da Camera di Varese ha pubblicato il suo primo CD intitolato “Echo”, una raccolta di composizioni sacre a cappella del XX e XXI secolo.

 

GABRIELE CONTI
Nato a Varese, ha studiato pianoforte presso il Civico Liceo Musicale cittadino con Giuseppina Li Bassi ottenendo il Diploma nel 1982 presso il Conservatorio “G. Verdi” di Milano, dove ha poi conseguito anche i Diplomi di “Musica Corale e Direzione di Coro” con Franco Monego e “Organo e Composizione Organistica” con Luigi Molfino. Ha partecipato a numerosi corsi di perfezionamento: per la direzione di coro con Jürgen Jürgens, Gary Graden, Tõnu Kaljuste e Daniel Reuss; per l’organo con M. Radulescu, M. Torrent Serra, H. Vogel, G. Bovet e M. Chapuis. Dal 1985 è direttore del Coro Santa Maria del Monte, con il quale ha tenuto molti concerti, in Italia e all’estero, spesso in collaborazione con gruppi orchestrali, ha partecipato e vinto concorsi e registrato tre CD.
Dal 1985 è docente di Esercitazioni Corali presso il Civico Liceo Musicale di Varese, dove nel 1996 ha fondato e dirige il Coro da Camera dell’Istituto, ora Coro da Camera di Varese, con il quale svolge attività concertistica volta soprattutto alla valorizzazione della produzione corale contemporanea. Presso la scuola, nel 2004, è stato assistente di Florian Heyerick durante il masterclass per direttori di coro; negli anni successivi ha svolto lo stesso incarico nei corsi tenuti da Kurt Suttner, Frieder Bernius, Gary Graden, Erik Van Nevel, Grete Pedersen e Johannes Prinz. Insegna direzione di coro nei corsi organizzati dall'USCI (Unione Società Corali Italiane). Ha collaborato con il Pontificio Istituto di Musica Sacra di Milano; attualmente è docente di direzione di coro presso l’Accademia “G. Marziali” di Seveso e nei corsi organizzati dalla delegazione provinciale di Varese dell'USCI.