Incontro con Helmut Lachenmann

Sala Matteo Ricci Domenica 9 Ottobre 2011 10.00-12.00
Domenica 9 Ottobre alle 10 in sala Ricci (piazza San Fedele 4), incontro con il compositore Helmut Lachenmann

IL MIO PERCORSO MUSICALE: IDEALI E LOTTE PASSATE, SFIDE E PROSPETTIVE PRESENTI

Helmut Lachenmann parlerà del suo percorso compositivo dall'inizio fino ad oggi, mettendo in evidenza per ogni tappa dell'itinerario i punti salienti, gli ideali, le lotte, le difficoltà, le cose realizzate e quelle rimaste in sospeso, gli incontri determinanti, le particolarità di ogni tappa. Iniziando da un momento importante del suo cammino per arrivare ai nostri giorni, per entrare in una riflessione su quello che stiamo vivendo in questo momento storico, per comprenderne le sfide e aiutare a una presa di coscienza di tutti gli attori musicali - dal compositore al pubblico - a una partecipazione ai processi socio-culturali del tempo presente.


Il compositore tedesco Helmut Lachenmann (1935), allievo di Nono, è tra i più importanti della sua generazione. Particolarmente attento alla dimensione sociale della musica e alla sua influenza sui processi culturali. “La musica contiene in sé una profonda magia. Per questo le persone in auto o mentre fanno i lavori di casa ne hanno bisogno. La magia consiste nella capacità di accomunare le persone, che provano la stessa emozione nello stesso momento. Questo ci fa sentire più uniti e sicuri, ma può essere pericoloso. Non a caso i sistemi totalitari danno un'importanza fondamentale alla musica, mentre nel capitalismo diventa un bene di largo consumo. Se pensiamo a compositori come Mozart o Beethoven notiamo che anche loro sono diventati un ingranaggio di un sistema economico che nemmeno immaginavano. Non ho niente contro questo e non voglio fare il moralista, ma bisogna riflettere sul fatto che anche i grandi maestri, se affrontati distrattamente, diventano musica di consumo, magari spezzettata come avviene spesso per radio: il primo movimento di una sonata e poi subito dopo l'overture di un un'opera e poi ancora l'adagio da una sinfonia. Così si perde il senso di quello che si ascolta. Bisogna ritrovare il tempo per sedersi e ascoltare, ascoltare e basta, senza fare niente altro, ascoltare un'opera dall'inizio alla fine: questo è il tempo dell'arte” (H.L.).