Covello Antonio Ex aequo

Centro Culturale San Fedele 2010 - 2013 
Covello Antonio (1985) Selezionato per il secondo anno

(Foto: Paride Galeone)
Nato a Cosenza, ha studiato pianoforte con Michele Pisciotta entrando da subito in contatto con gli autori delle avanguardie storiche e della seconda metà del novecento. Attraverso l’approfondomento, come interprete, di questi nuovi linguaggi, nasce in lui il desiderio di approfondire queste tecniche di scrittura, iscrivendosi al corso di composizione. Un altro importante incontro, all’interno del suo percorso, è stato quello con Alessandro Solbiati, con cui attualmente studia al Conservatorio di Milano. Di particolare rilievo, nel suo lavoro, è la necessità di riscoprire il carattere narrativo della musica: la logica consequenzialità degli eventi musicali trova così ragione nell’organizzazione di una serie di vettori che orientano e articolano l’intera composizione, come accade ad esempio in “Scherzi di luce” per pianoforte, in cui la costruzione di un immaginario “corale” (attraverso l’utilizzo di accordi polarizzati) lascia progressivamente spazio ad una scrittura arabescata, fino a generare una sezione conclusiva in cui frammenti scalari e strutture accordali si intrecciano in un dialogo, immaginato sul bordo del silenzio; a questo va aggiunto un particolare interesse per quello che lui stesso definisce il “colore armonico” e una rigorosa formalizzazione del pensiero musicale attraverso l’impiego di tecniche che “lungi dall’essere...una limitazione della creatività vengono considerate...una preziosa risorsa di cui il compositore si serve per dar corpo alla propria poetica”. La sua ricerca si sta sempre più concentrando sulla gestione di arcate formali di ampio respiro, capaci di integrare al loro interno il concetto di figura, con l’obiettivo di rendere i gesti musicali che ne derivano sempre più continuati nel tempo. Tra i progetti futuri vi è un nuovo lavoro commissionato per il 2011 dal Festival Pontino di Musica.
Sito Internet: antonio covello

PRESENTAZIONE OPERA
Federico Gardella nella presentazione accennava a forma e colore armonico. Sono 2 aspetti della musica su cui rifletto molto quando mi trovo a dover iniziare un nuovo pezzo. Un obbiettivo che perseguo è far si che un mio lavoro non  risulti mai incolore dal punto di vista armonico e poco chiaro e direzionato dal punto di vista formale. Nella mia musica ci deve sempre essere una certa narratività interna. Il che non vuol dire che scrivo musica a programma! Non è assolutamente mio interesse comunicare messaggi ne tanto meno raccontar storie. Penso alle parole che hanno accompagnato per tutta la vita michelangelo antonioni: “Non sono un filosofo, al contrario, sono uno legato visceralmente all’immagine. La realtà io l’ho conosciuta quando ho cominciato a fotografarla. fotografando e ingrandendo la superficie delle cose che stavano attorno a me, ho cercato di scoprire cosa c’era dietro.” Fare musica per me è un percorso individuale per conoscere e migliorare se stessi, il che credo sia un’esperienza anche molto dolorosa e difficile. Dice ancora Antonioni “Facendo un film si vive, e si risolvono anche, sempre, dei problemi personali, che riguardano il nostro lavoro ma anche la nostra vita.” Indubbiamente questo dipende dal fatto che ho una visione individualista della realtà e non credo molto ai movimenti e le rivoluzioni di massa.
Quindi qual è il ruolo dell’ascoltatore per me? Mi rendo conto che per quello che ho detto fin ora possa sembrare che non mi interessi che la mia musica venga eseguita ed ascoltata, ma non è così. Semmai  non mi interessa che ci sia la totale comprensione di ciò che mi ha portato a scrivere un brano. Il mio maestro di pianoforte ci diceva che noi suonando dovevamo essere in grado di far vibrare delle corde insite in ogni persona. Ecco, scrivendo, la mia intenzione è quella di  descrivere un mondo poetico/espressivo in grado di far vibrare queste corde. Fare arte per me è stimolare la sensibilità dell’individuo.
La narratività di cui parlavo prima, è quindi,  sostanzialmente un espediente che mi permette di dare coerenza e discorsività alla musica. Non ho paura della chiarezza di ciò che scrivo in quanto non vuol dire per me non poter tener viva l’attenzione dello spettatore. Risultato che si può ottenere caricando molto la materia dal punto di vista espressivo e timbrico e creando una micro forma molto viva e pregnante.

In Sternen-moral, per voce femminile e pianoforte, ho usato il testo come veicolo per la costruzione formale. Vi sono infatti 4 zone molto diverse e stagliate che richiamano a quattro climi che io ho individuato nel testo di Nietzsche (una breve poesia tratta da La Gaia scienza). Questo brano si può definire una sorta di percorso, dal buio alla luce, descritto attraverso diversi usi della scrittura pianistica. Mentre la voce (ora in maniera irruenta ora quasi supplicando) si rivolge attraverso le parole del filosofo a un personaggio assente: una stella, invitandola ad abbandonare questo mondo corrotto ed inospitale per ben altre dimensioni, pure e luminose. Il testo non è stato usato per intero. Il brano è del 2010 e lo ascoltiamo nell’esecuzione di Laura Catrani e Maria Grazia Bellocchio.

In Scherzi di luce, per pianoforte, armonia e forma sono strettamente connesse. Come sentirete, nella prima parte vi sono un fondale di accordi e tre eventi che prendono vita e si disegnano su esso. Sia il fondale che ognuno di questi eventi hanno una precisa connotazione armonica e intervallare. Seguirà una sorta di esplosione a tutto registro del materiale utilizzato: i gesti bucano e fuggono dalla tela tessuta dagli accordi che fungevano da fondale. Chiude il pezzo una coda, nella quale galleggiano agli estremi della tastiera, in maniera estraniata i principali elementi che hanno caratterizzato il pezzo. Scritto nel 2009, Maria Grazia Bellocchio al pianoforte.