Gasparini Daniele

Centro Culturale San Fedele 2010 - 2013 
Gasparini Daniele (1975)

(Foto di Paride Galeone)
Il pensiero musicale di Daniele Gasparini è stato influenzato dall’incontro con Aurelio Samorì, suo insegnante al Conservatorio di Pesaro, che gli ha trasmesso l’interesse nei confronti dell’elaborazione del materiale musicale e Azio Corghi, con cui si è perfezionato all’Accademia Nazionale di Santa Cecilia di Roma, per la capacità di pensare la musica in termini drammaturgici. La scrittura come messa a fuoco di se stessi, questo sembra essere uno di punti centrali del pensiero creativo di Daniele Gasparini nel parlare dell’atto creativo “come di una sorta di processo psichico che porta ad una graduale presa di coscienza della propria identità. Ed è un percorso che si svolge sia nella scrittura di un brano...sia attraverso una gittata più ampia, delineata dallo sviluppo complessivo della mia produzione, che ora posso iniziare a leggere come un processo di graduale presa di coscienza e consapevolezza della mia identità”. L’interesse nei confronti dei processi di sviluppo dei materiali sonori lo ha portato, nel corso degli anni, a rivolgere la propria attenzione verso elementi di partenza sempre più essenziali, in cui cogliere le intrinseche possibilità di germinazione e metamorfosi. A questo elemento va aggiunta l’importanza che riveste, nella sua musica, la riflessione sull’aspetto teatrale del gesto sonoro, sulla possibilità della musica di rinviare ad una sfera estrinseca rispetto a sé. In questo senso vanno interpretate le sue parole quando afferma che “date queste premesse, appare secondario il problema della comunicazione, così sentito e dibattuto dai compositori di oggi. Giocoforza un artista, attraverso le proprie opere, comunica qualcosa...ma, per quanto mi riguarda, più di una comunicazione parlerei di una manifestazione, appunto, di un disvelamento dell’io...l’opera diventa perciò, prima di tutto, un momento di conoscenza dell’io e in secondo luogo comunicazione di sé all’ascoltatore; un tipo di comunicazione che non vuole trasmettere messaggi...ma diventa un processo di conoscenza di sé”.


SINTESI PRESENTAZIONE OPERA
Allo stato attuale delle mie riflessioni sono arrivato a concepire l’atto creativo come una sorta di processo psichico che porta ad una graduale presa di coscienza della propria identità. Ed è un percorso che si svolge sia nella scrittura di un brano, rinnovandosi continuamente, sia attraverso una gittata  più ampia, delineata dallo sviluppo complessivo della mia produzione, che ora posso iniziare a  leggere come un processo di graduale presa di coscienza e consapevolezza della mia identità.
Il ridurre al minimo il materiale musicale di partenza, studiarne le molteplici possibilità combinatorie e metamorfiche (sotto i diversi punti di vista: armonico, contrappuntistico, timbrico, ecc.), tentare di scoprirne le proprietà più segrete, ha il pregio di costringere all’essenzialità.
Ma questo processo di ricerca dell’essenza delle cose diventa allo stesso tempo una ricerca di sé, un percorso di presa di coscienza di sé e della propria condizione, che possa portare alla manifestazione del proprio vero essere. La scrittura musicale diventa quindi un processo tutto interiore per cui delle energie misteriose estraggono dall’autore la sua essenza, lo costringono all’essenzialità. E il processo creativo consiste proprio nel manifestarsi in maniera sempre più chiara di questo vero essere.
«La musica [di Gasparini] viene risucchiata in un teatro mentale affascinante e inquietante, stracolmo di eventi, anche traumatici, suggestioni e paesaggi interiori». (Emilio Sala)
Questa possibilità della musica di rinviare ad una sfera estrinseca rispetto a sé comporta anche l’uso di procedimenti di tipo simbolico, che vengono impiegati a diversi livelli: associazioni tra processi formali che avvengono nel tempo, associazioni di tipo culturale-musicale, simbologie profonde nelle strutture musicali, come tenterò di illustrare brevemente:
-    Associazioni espressive tra processi formali che avvengono nel tempo
Queste corrispondenze si verificano nel momento in cui elementi della struttura musicale presentano caratteristiche formali processuali analoghe a quelle del vissuto. Le due dimensioni vengono così a potenziarsi a vicenda, favorendo la coerenza e la comprensione del decorso musicale/drammatico.
Ad esempio la reiterazione continua su un ritmo oscillatorio-pendolare di due note o due accordi presenta un’analogia con una struttura del vissuto (il riproporsi di uno stesso evento ad intervalli regolari di tempo) che genera una sensazione di sospensione della dimensione temporale.
Una simile analogia si ha tra strutture musicali e processi del vissuto che comportano una graduale dilatazione della percezione della dimensione temporale. Ad esempio l’impiego di valori ritmici via via più lunghi, la frammentazione di linee melodiche esposte in precedenza, il rallentamento del ritmo armonico, ecc. vengono impiegati per suggerire una sospensione del decorso temporale e l’approdo ad una dimensione mistica e incantata posta fuori del tempo.
-    Associazioni espressive di tipo culturale-musicale
Queste associazioni derivano da significati codificati all’interno di una particolare tradizione musicale e la loro valenza retorico-simbolica è ormai radicata nell’inconscio dell’ascoltatore.
Ad esempio una scrittura di tipo corale, dall’andamento più che altro omoritmico, eventualmente basata su armonie dalla sonorità arcaica, viene utilizzata per rappresentare una situazione di tipo rituale, solenne.
Riconducibili in modo più o meno evidente a questa categoria sono anche gli usi simbolici di particolari intervalli melodici, armonie, ritmi, timbri e gestualità musicali:
1)    simboli melodici: sulla valenza retorico-simbolica di alcuni particolari intervalli melodici, non credo sia necessario dilungarsi
2)    simboli armonici
l’impiego di armonie diatoniche dalla sonorità arcaica, di armonie costruite sul circolo delle quinte per rimandare ad una dimensione mitica, atemporale
l’uso di armonie simmetriche come simbolo di incertezza, di mancanza di una direzione (incertezza per un futuro ignoto)
armonie notevolmente sbilanciate e asimmetriche rimandano a situazioni di forte conflitto
più in generale l’uso della dicotomia diatonismo/cromatismo come rappresentazione del dualismo mito/realtà: procedimenti diatonici o riferibili al circolo delle quinte rimandano ad una condizione, statica, extratemporale che si perde nel sogno e nel mito; il cromatismo, al contrario, viene associato ad una condizione immersa nel fluire del tempo, nella concretezza della vita reale e messo in relazione con la conflittualità, la ricerca, lo struggimento.
3)    simboli timbrici, con la possibilità di individuare le virtualità espressive, semantiche e rappresentative nell’uso di particolari famiglie strumentali o addirittura singoli timbri.
4)    simboli ritmici
5)    simboli gestuali
-    Simbologia profonda nelle strutture musicali
Nella mia musica agisce anche un simbolismo a livello, per così dire, più profondo, che consiste nell’attribuire ad alcune caratteristiche delle strutture musicali un significato simbolico che ha contenuti di carattere filosofico, morale, psicologico, religioso e cos’ via. Si attribuisce quindi un valore simbolico ad alcuni aspetti insiti nella struttura musicale che non necessariamente risultano evidenti e percepibili all’ascolto, ma più spesso si manifestano solo grazie all’analisi della partitura. Alcuni esempi:
-    l’uso di strutture palindrome come simbolo di una condizione atemporale, di uno sttao che si perpetua sempre uguale a se stesso, che trascende la dimensione lineare del tempo
-    la figura musicale della scale (andamento scalare) come emblema del passaggio ad una condizione o dimensione superiore
-    l’associazione di valenze simboliche a determinate altezze (eventualmente impiegate come poli d’attrazione sonora)
-    l’impiego di forme o strutture chiuse associato ad una condizione del vissuto che non presenta un’evoluzione psichica; viceversa, l’impiego di forme o strutture aperte, per così dire “evolutive” rimanderà a una condizione del vissuto che presenta un’evoluzione pscichica

Date le premesse iniziali relative al mio approccio alla creazione musicale, appare secondario il problema della comunicazione, così sentito e dibattuto dai compositori di oggi.
Giocoforza un artista, attraverso le proprie opere, comunica qualcosa (anche quando non vuol comunicare nulla!), ma, per quanto mi riguarda, più di una comunicazione parlerei di una manifestazione, appunto, di un disvelamento dell’io, del proprio essere autentico, attraverso un medium che forse è più adatto a ciò rispetto ad altre forme di linguaggio (e sicuramente lo è per me).
L’opera diventa perciò, prima di tutto, un momento di conoscenza dell’io e in secondo luogo comunicazione di sé all’ascoltatore; un tipo di comunicazione che non vuole trasmettere messaggi, contenuti, ecc. (o perlomeno non è questo il fine principale, né tanto meno vuole essere una mera descrizione sonora di fatti extramusicali), ma diventa un processo di conoscenza di sé che, veicolato dalla musica, può, di sé, restituire qualcosa all’ascoltatore.
Come mi è stato fatto notare, quest’impostazione può dar luogo a degli esiti radicali e, forse, rischiosi, come ad esempio il chiudersi in un mondo irreale e senza contatti con l’esterno, il ridurre l’atto creativo ad una sorta di rifugio da una realtà sempre più lontana e distante, completamente autosufficiente (e autoreferenziale) e slegato dal mondo esterno. Esiti cui vorrei comunque evitare di pervenire.

In conclusione vorrei riportare le parole del musicologo Emilio Sala, tratte da un articolo apparso su Il Giornale della Musica nel novembre 2009, che colgono bene le caratteristiche del mio mondo espressivo: «La componente onirica e visionaria, così evidente, non ha però nulla di espressionistico. Le ombre e i fantasmi che abitano la musica di Gasparini sono il prodotto di un processo compositivo ordinato e cristallino, di un modus operandi (forse un po’ ossessivo) la cui meta è la costruzione di un mondo “où l’Indécis au Précis se joint”. Un mondo in cui, come in un quadro di Chagall (uno dei pittori preferiti dal compositore), anche le allucinazioni sono leggere come bolle di sapone. In cui tutto è controllato e regolato iuxta propria principia. Un mondo musicale perfetto, insomma, che proprio per questo non esiste».