Genere:Commedia
Biglietto:€ 5.00

Basta che funzioni

Whatever Works
San Fedele 3
Auditorium 4/12/2009 20.30

di Woody Allen. Con Evan Rachel Wood, Larry David, Patricia Clarkson. Commedia, 92’ - USA, Francia 2009.

Gravier Productions
Lungometraggio
2009
Usa
Italiano

dal Pressbook

«La maggior parte dei personaggi di questo film sono infelici perché conducono un‘esistenza che ritengono di dover condurre o che credono giusta, dice la Wood. Sono profondamente infelici ed è solo quando toccheranno il fondo e dovranno risollevarsi che capiranno che bisogna fare e vivere qualunque cosa ci renda felici. Alla fine ognuno di noi trova la propria strada, la propria maniera per essere felice con persone simili. Credo che sia questo il vero significato del film: qualunque cosa funzioni, qualunque cosa ti renda felice, è così che dovresti vivere la vita».

 

«Basta che funzioni vuol dire che devi vivere la tua vita e non seguendo ciò che la società ti dice di fare o secondo regole prestabilite da altri, ma secondo quello che tu senti di voler fare,commenta David. Non puoi vivere con qualcuno solo perché in teoria siete la coppia perfetta o perché è in linea con le convenzioni. E anche se sulla carta non hai nulla in comune con una persona, a volte possono nascere dei sentimenti che ti fanno sentire bene. Naturalmente è una cosa che non mi è mai successa personalmente e anche se accadesse troverei tante ragioni per evitarla. Per me andrebbe bene la frase ―tutto quello che non funziona».

 

Woody Allen dall’Europa è tornato a New York e non avendo forse più voglia di recitare lui stesso si è rivolto a un attore poco noto da noi, Larry David, ma molto apprezzato negli Stati Uniti per certe sue imprese televisive, e si è creato un personaggio non dissimile da un alter ego che ha caricato di molti suoi difetti, dal pessimismo all’ipocondria, con l’aggiunta però della coscienza di essere anche un genio… magari incompreso.

Senza drammi, comunque questa volta anzi nelle cifre più scoperte della commedia, tanto che il nuovo personaggio in cui sembra rispecchiarsi, tale Boris Yellnikof e un ex fisico di fama mondiale giunto quasi alle soglie del nobel, che prima di raccontarci la sua storia (dopo un divorzio e un’esistenza ormai da fallito) si rivolge verso di noi (e in seguito lo farà spesso) e ci intrattiene su se stesso, le sue idee forse bislacche e i suoi dubbi esistenziali, con aria seria ma, in segreto, mettendosi spesso in burla.

Segue la sua storia. L’incontro causale con una ragazzina del Sud; Melody, che prima tiene alla larga, poi, nonostante una gran de differenza di età, sposa quasi contento, presto però deluso da un’improvvisa relazione di lei con un coetaneo. Niente lacrime però, è una commedia, e cosi arriverà presto un lieto fine non solo per Boris, ma anche per gli stravaganti genitori di Melody che piombati a New York dal loro morigeratissimo Sud scopriranno le loro più intime nature e riusciranno a realizzarsi.

Gian Luigi Rondi, Il Tempo, 18 settembre 2009

 

Scheda (de)genere

a cura di Andrea Lavagnini, Francesca Mazzini e Giuseppe Zito S.I.

invia le tue integrazioni a sf3@sanfedele.net

Introduzione

Inutile presentare Woody Allen. Diciamo subito che con questo ultimo film sembra essere tornato, almeno in parte, al suo vecchio stile ironico e esistenzialista. Certamente è tornato a New York.

Nel film vedrete affermate due teorie sulla vita e il suo senso. Provate a pensare se vi sentite più dell’una o dell’altra, o comunque diteci, se vi va, qual è la vostra.

Elementi di senso

Boris è un uomo che molti definirebbero cinico o pessimista, oppure è l’unico ad avere una visione d’insieme, un “genio”, per dirla con le sue parole. È convinto che tutto ciò a cui diamo valore sia illusorio, soprattutto i miti che servono a dare significato alla vita, ad acquietare il panico, a partire dalle religioni, fino alle ideologie e perfino il mito dell’amore vero. Si sa che il confine tra genialità e malattia mentale è molto sottile e Boris è tanto geniale da vedere perfino gli spettatori del film di cui è protagonista, e da rivolgersi a loro quando tutti pensano che sia matto.

All’inizio del film Boris si rivolge direttamente agli spettatori e chiede loro perché gli interessa sentire la sua storia; perché hanno pagato per sentirla? Non hanno anche loro il loro problemi? Forse proprio per questo andiamo al cinema. Se non avessimo problemi non ci andremmo, ma assistere alla narrazione delle storie di altri esseri umani e vedere come loro hanno risolto i loro problemi ci aiuta a vivere i nostri. È l’esperienza catartica della narrazione.

Nel corso del film Boris non cambia la sua visione del mondo e cioè che è inutile cercare disperatamente qualcosa di eterno o comunque che duri per tutta la vita, ma è molto meglio aggrapparsi a quel poco di felicità che si incontra per caso, fin quanto dura, “basta che funzioni”. Tuttavia, nonostante la sua visione del mondo non cambi, mentre all’inizio del film Boris è infelice, alla fine è felice, ma ci è arrivato per caso: tentando di suicidarsi è caduto addosso a quello che si rivelerà l’amore della sua vita, forse. D’altra parte è sempre per caso che ha incontrato Melody e poi sua madre e per caso Melody ha conosciuto Randy, etc. Eppure alla fine sembra proprio che tutto funzioni. Strano caso, quasi un “fato che bussa alla porta”.

Marietta, la madre di Melody, cambia vita, come d’altra parte tutti i personaggi del film, eccetto Boris. Marietta parte dal frequentare la chiesa e fare torte e arriva a frequentare le gallerie e fare foto. L’unica cosa che rimane invariata è il suo odio per il genero, Boris, al quale cerca di sottrarre la figlia. In effetti Boris è diverso da tutti gli altri personaggio. È l’unico ad avere una “visione d’insieme”. È l’unico a vedere gli spettatori del film. È l’unico che si rivolge a loro (come il coro greco), tirandosi fuori dalla finzione narrativa, ma anche, in qualche modo, dalla commedia umana, svelandone la futilità. La sua teoria sulla vita resta immutata dall’inizio alla fine del film. Anche l’incontro fortuito con Melody prima e poi con il suo nuovo amore, non fanno altro che confermare la sua teoria, che ha come protagonista il caso, a volte, certo, molto fortunato, tanto da confondersi col fato.

Citazioni di Sabrina, di Billy Wilder e di La vita è una cosa meravigliosa, di Frank Capra. Dopo un periodo di commedie ibride con il noir, Woody Allen torna al suo genere più classico di commedia molto parlata. Riprende anche le sue fissazioni, dal topos ebraico a New York, all’essere vittima.

Sarà per il fatto che zoppica, ma Boris potrebbe ricordare Madame Juve, la narratrice de La signora della porta accanto, di Truffaut. Fra il cinema che ispira Woodie Allen c’è certamente anche il cinema francese e la nouvelle vague.

Il film ha una certo sapore teatrale: ci sono un prologo e un rivolti direttamente al pubblico e tre atti scanditi da un bussare alla porta.

Questa volta fa vedere New York in modo molto diverso dai tempi di Manhattan, 30 anni fa, tutta in bianco e nero e piena di entusiasmo. Qui invece c’è uno sguardo intimista, disilluso su New York. Certo anche la città è molto cambiata, ma soprattutto, forse, il suo sguardo.

Il tema dell’illusione/disillusione è certamente un tema del film. Lo schermo è un confine valicabile. Boris è l’inverso della protagonista de La rosa purpurea del Cairo: uno esce e arriva a noi, mentre l’altra entrava, in qualche modo.

Certamente il film si presta a varie letture. Una può essere quella del punto di vista. Ogni personaggio vede il mondo e i sentimenti a partire dalla loro posizione nella vita. La visione ottimistica e pessimistica dipende dal punto di vista.

Si parla molto di felicità, amore e perfino grazia in questo film. “Qualunque brandello ne troviate, godetene finché dura”, sembra dire Boris e il suo film. Entrambi i punti di vista sono veri: sia la teoria cinica di Boris, sia la prassi ingenua degli altri commedianti. Le due posizioni si giocano su due livelli diversi: razionale ed emotivo. Boris è un genio dal punto di vista razionale, ma completamente incompetente dal punto di vista emotivo. Viceversa gli altri personaggi, a cominciare da Melody, non saranno così geniali da un punto di vista razionale, ma sono certamente più capaci di Boris di vivere e gestire le emozioni. Come dire che la realtà non è mai catturabile da un solo punto di vista, non basta, né la ragione, né il sentimento, ma potremmo dire che si raggiunge la felicità quando entrambe queste facoltà convergono.

Giudizi

Geniale commedia filosofica sul senso della vita o elucubrazione mentale di un regista malato?

Si vede una grande maturità di Woody Allen, maestro ormai di tutti i trucchi della commedia. È una commedia sul mondo liquido dei nostri tempi teorizzata da Bauman: “finché dura”.