Genere:Documentario
Durata:95'
Biglietto:€ 5.00

Earth

La nostra terra
San Fedele 3
Auditorium 23/10/2009 20.30

regia di A. Fothergill e M. Linfield, documentario, 96’, BBC/Disney, Gran Bretagna, Germania, USA 2007.

 

Walt Disney Studios
Film
2007
Germania e Regno Unito

Dopo aver visto Earth - La nostra Terra, prodotto dalla Bbc, verrebbe spontaneo di dare un consiglio ai dirigenti della Rai: fate veder più animali e meno politici. Diciamolo subito: lo spettacolo della vita sulla terra (uomini esclusi) che offre questo documentario è talmente sensazionale che impone una visita. Se possibile, con i bambini. Portateci figli, nipotini e amichetti: ve ne saranno grati. Anche voi resterete a bocca aperta, mai visto niente di simile. Lo spettatore continua a chiedersi: ma come avranno fatto? È il frutto di 5 anni di lavoro, 4500 giorni sul campo, 250 giorni di riprese aeree. Gli autori, Mark Linfield e Alastair Fothergill, lo specialista che firmò nel 2003 Profondo blu. Leggo che il film sui pesci fu considerato «crudele»: qui di crudele non c’ è quasi niente (a parte il cambiamento climatico); e le occasioni ci sarebbero. Ma procediamo con ordine. Si va da gennaio alla fine dell’ anno. Le varie situazioni sono accompagnate da un sobrio commento, letto da Patrick Stewart nell’ originale e doppiato dal prezzemolo Paolo Bonolis. Il quale, fra tante virtù, rivela anche di essere un buon speaker, chiaro e distinto.

Benché si veda ogni tanto il cacciatore che ghermisce la presa, la scena si interrompe al primo morso. Il film è attentissimo a non turbare soprattutto le animucce infantili con lo spettacolo di una vita brulicante in cui tutti sono contro tutti creando un conflitto sanguinoso e permanente. Visto così il mondo sembra un paradiso, ci si preoccupa solo della conservazione delle specie. Visto sotto un altro profilo potrebbe apparire un inferno. Ma lasciamo che figli, nipotini e amichetti ne facciano conoscenza, per ora, sotto un profilo amabile, gentile, bizzarro. Avranno tempo e modo di scoprire dietro questa realtà pittoresca qualcosa di irreparabilmente tragico. Per il momento accontentiamoci di un film che celebra la bellezza del pianeta deplorandone solo la pericolosa «fragilità». Degli orrori parleremo un’ altra volta.

T. Kezich, da Il Corriere della Sera, 24 aprile 2009

 

«La cinepresa che adottiamo per le inquadrature in super slow motion è digitale e registra direttamente su un disco fisso. Non c’è pellicola o nastro, quindi si creano dei file digitali che vengono conservati direttamente su un computer portatile. Può riprendere a 2.000 fotogrammi al secondo, con una risoluzione di 1024x1024 pixel. Questo significa che

possiamo rallentare un evento fino a 40 volte, mantenendo comunque un’immagine chiara e nei minimi dettagli. La camera è stata sviluppata originariamente per i test sugli incidenti delle macchine, in un ambiente decisamente controllato. Noi avevamo bisogno che funzionasse in condizioni complicate di riprese nella natura, così l’abbiamo fatta adattare. Utilizziamo questa camera per fornire un punto di vista unico sugli eventi naturali che accadono in tempi brevissimi. Questo permette al pubblico di vedere nei minimi dettagli quello che avviene in un evento spettacolare, come un coccodrillo del Nilo che irrompe dall’acqua, un’azione che nella realtà dura soltanto un secondo. L’occhio e il cervello umano non possono processare quest’azione in maniera sufficientemente rapida, quindici perdiamo il dettaglio di quello che sta avvenendo veramente.»

Simon King, Cameraman

 

Scheda (de)genere

a cura di Andrea Lavagnini, Francesca Mazzini e Giuseppe Zito S.I.

invia le tue integrazioni a sf3@sanfedele.net

Introduzione prima del film

Documentario prodotto dalla BBC e distribuito dalla Disney. Un impresa documentaristica mai compiuta: cinque anni di produzione, 200 location, 26 nazioni presenti nel film definitivo, 40 troupe specializzate, 1.000 ore di riprese, 250 giorni di riprese aeree, uso di nuovissime cineprese capaci di riprendere in altissima definizione, in super slow motion e time lapse in movimento.

Non è un documentario informativo. Probabilmente guardandolo non apprenderete nulla che già non sapevate. L’obiettivo non è informare, ma suscitare emozioni, proporre un senso, far entrare in uno sguardo. Vi suggerisco dunque di rilassarvi, spegnere un po’ la ragion critica e lasciar andare le emozioni, sapendo che questo è un film pensato anche per i bambini. Come sempre, però, prendete appunti mentali circa gli elementi di senso presenti nel film, sui quali poi ci confronteremo.

Elementi di senso

Il film si apre e si chiude con un immagine della Terra dallo spazio, mentre la voce narrante sottolinea le coincidenze che hanno permesso la vita e la fragilità dell’equilibrio che la mantiene possibile.

Il film compie un ciclo, attraversando il tempo (un anno) e lo spazio (da un polo all’altro). Nel corso di questo ciclo segue la lotta per la vita di diverse specie animali, soprattutto tre famiglie (che prestano il volto alla locandina): una di orsi polari, una mamma elefante e il suo piccolo e una mamma balena col suo balenottero.

“Si gioca alla pari” tra preda e  predatore. Al centro cronologico del film c’è la bellissima danza di vita e di morte tra gazzella e ghepardo, che sembra quasi una scena d’amore più che una scena di caccia. Vengono accuratamente tagliate immagini cruente e non compare mai il sangue. Potrebbe essere per non turbare gli spettatori più piccoli, ma forse anche per sottolineare l’armonia e la bellezza del ciclo naturale, in cui non c’è cattiveria né volontà di sopraffazione. La stessa musica viene usata per commentare la morte della gazzella come quella dell’orso, della preda come del predatore.

Il film racconta la precarietà della vita e narra la dinamica protettiva che lega i genitori ai  figli, ai cuccioli; le immagini si traducono in un invito ad “accudire”, a proteggere la nostra terra.

Durante il film ci sono accenni molto timidi al fattore umano. Si fa riferimento soprattutto al suo ruolo nel riscaldamento globale e nella riduzione delle foreste. Non c’è una sola immagine legata all’uomo se non quelle dei cameraman durante i titoli di coda. L’uomo ha dunque un ruolo chiave nel film, ma in quanto osservatore, narratore.

È un film che fa assaporare la bellezza della vita e la potenza del sentimento: la vita dell’uomo e quella degli animali si illuminano e si donano senso a vicenda.

Le immagini del film sono suggestive, piene di fascino: ci fanno tornare bambini e credere cose cui non crederemmo.

Si potrebbe anche dire che la natura è rappresentata in maniera eccessivamente antropomorfa. Dalla vita è esclusa l’esperienza della prevaricazione, della sopraffazione. In questo senso il film può sembrare una forzatura. In fondo immagini così suggestive e senza questa patina di antropomorfismo le possiamo trovare già nei documentari del National Geographic.

La scelta delle famigliole animali (soprattutto gli orsi) come filo conduttore è chiaramente una scelta antropomorfica, che suscita immedesimazione ed emozioni. Non a caso vengono privilegiate specie animali simili all’uomo (mammiferi). C’è poi molta enfasi sui cuccioli, anche questa finalizzata a suscitare tenerezza e simpatia, sapendo che il film sarà comunque visto da molto bambini e genitori.

Più volte, nel corso del film, si sottolinea il continuo mutamento del mondo, l’importanza di adattarsi alle condizioni sempre nuove e dunque l’importanza delle nuove generazioni. Il caso più emblematico è quello dell’orso bianco, la cui sopravvivenza è messa a rischio dal riscaldamento globale. Si può intravedere in questi accenni un invito rivolto all’uomo a non sottovalutare i cambiamenti in atto, perché ne va della sua sopravvivenza?

Giudizi

È un film bellissimo, in cui uomini imperfetti raccontano animali imperfetti, riuscendo però a rendere l’incredibile bellezza di entrambi.

È un documentario che non documenta scientificamente, ma antropomorfizza troppo la natura, privandola della sua crudezza ed edulcorandone la verità. Avrebbe dovuto dichiarare all’inizio del film questo suo scopo, invece di spacciarsi per documentario.

Ogni sguardo sulla realtà è un’interpretazione discutibile e parziale, anche quella scientifica. Qui gli autori hanno voluto dare la loro, soprattutto sottolineando la bellezza e l’armonia, ma anche la fragilità delle vita sulla Terra. È chiaro che questo è uno sguardo umano, ma se non ci fosse l’uomo a cogliere la bellezza e l’armonia della natura (possibilmente senza distruggerla), questa non sarebbe sprecata?

Parole Chiave
Ecologia
Uomo