Grazie a Dio

San Fedele 1
Auditorium San Fedele 23 gennaio 2020, ore 15.15 e 20.45
Regia di François Ozon
Alexandre vive a Lione con la sua famiglia. Un giorno viene a sapere che il prete che abusava di lui quando faceva parte del gruppo degli scout officia sempre a contatto con i bambini. Inizia allora la sua personale battaglia con l'aiuto di François ed Emmanuel, anch'essi vittima del sacerdote, per raccontare le responsabilità del prete. Col passare del tempo e con l'aumento del numero delle vittime del sacerdote che decidono di venire allo scoperto si forma un associazione che decide di costituirsi in giudizio legale.



Commenti del pubblico

VOTO: ottimo
Una pellicola, questo Grazie a Dio, molto interessante, in cui Ozon partendo da un fatto vero, riesce a creare un'opera che scava nel dolore delle vittime di abusi sessuali, nelle loro fragilità ed in quelle dei loro congiunti, compresi i figli.
Operazione durante la quale il regista ha tenuto ben dritta la barra del timone, evitando di cadere in facili pruriti, in compatimenti stucchevoli ed in una possibilità di denuncia di maniera, più fine a se stessa che alla materia trattata: ne escono ben delineate alcune figure chiave, quali il cardinale, le vittime, le loro mogli/compagne ed il prete pedofilo.
Il risultato è un film di spessore, con una recitazione puntuale e precisa, senza sbavature, una fotografia meticolosamente nitida e calzante, una sceneggiatura lineare ma ottima, un sonoro sia dialogato che musicale all'altezza, ed un trattare i valori umani, sempre, in modo autentico e diretto: sia per il prete, oggetto delle accuse, che riesce a dimostrarsi finalmente un po' umano nei confronti delle sue vittime, sia per le vittime, viste sempre con occhio attento e sensibile alle loro reazioni di fronte alle sollecitazioni del mondo che li circonda, sia per gli altri attori della tragedia, quali il cardinale, i genitori e i parenti delle vittime.
Unici  nei, la durata un po' eccessiva della pellicola, assieme a qualche inutile flashback, che mette inutilmente in discussione una realtà come quella degli scout, che ovviamente non è sotto accusa.
Giulio Koch

VOTO: buono 
Per tutti è una confessione, che si conclude allo stesso modo. Quello che cambia sono i tempi, le parole, la consapevolezza di essere stati oggetto di una storia ora ancora presente, ora quasi rimossa o comunque da rimuovere. Argomento è l'abuso sessuale a opera di un prete. C’è voluto tempo per arrivare a una denuncia, ed è stato necessario ricostruire la rete di allora ragazzi che abbiano finito con il concludere "anch'io sono stato uno di quelli". Quelli che un prete della chiesa di Lione ha usato e molestato nel segreto di un campo scout, nella sagrestia dietro l'altare, nello spazio del coro. La figura di questo prete incombe sullo schermo con la potenza di un mostro, gli anni che hanno appesantito e invecchiato il suo volto non hanno attenuato il ricordo della paura e delle costrizioni subite. Per noi che vediamo questa storia e che sappiamo che si tratta di una storia autentica la sovrapposizione tra immaginazione e realtà non è più avvertibile. Che il bisogno di verità si sia fatto avanti nonostante gli ostacoli inizialmente temuti, le esitazioni di autorità religiose si misura con i documenti che attestano come il desiderio di arrivare al processo della giustizia civile ma anche di quella religiosa sia ormai fatto dimostrato dal tempo. Una verità che il film aiuta a capire mettendo in scena tre attori capaci di assumersi la parte di autentici testimoni.
Luisa Maria Alberini

VOTO: ottimo
Un film drammatico che smaschera un prete pedofilo e il cardinale di Lione colpevole di aver occultato la vicenda. L'intento è non solo quello di denunciare la pedofilia del clero ma anche di mostrare come gli abusati, se non sono sostenuti e capiti in famiglia, rimangono traumatizzati per tutta la vita. Ozon ha il merito di avere scelto attori che sanno dare credibilità ai loro personaggi; invece la sceneggiatura è un po' prolissa con alcune sequenze o ripetitive o superflue.
Caterina Parmigiani

VOTO: ottimo
Delicato eppure intenso il film di Ozon sugli abusi subiti dai bambini, che hanno coinvolto dei sacerdoti. Due sono in particolare le riflessioni destate con intelligenza dalle situazioni presentate. Innanzitutto, dalla parte delle vittime, il film sa rendere evidente quanto gravi, a volte insanabili, possano essere le ferite psicologiche causate a un bambino da un adulto al quale si è affidato, che tradisce la sua fiducia; neppure i genitori riescono talvolta a cogliere ciò che invece la sensibilità dei bambini registra. In secondo luogo: se su chi lo compie cade la responsabilità del male, una parte certo ricade anche su chi lo permette, che, conoscendolo, non interviene per farlo cessare, come esemplarmente nel film dimostrano il comportamento e le parole del vescovo della città.  
Miriam Mazzoleni   

VOTO: ottimo
Menzione per la sceneggiatura.
Grazie a Dio è un racconto sincero e toccante, direi anche asciutto, di tre uomini, molestati nell'infanzia da un sacerdote che tuttora svolge il proprio incarico nella loro città, a contatto con altri bambini. Questo padre Preynat non nega i fatti. Ozon ci mostra come il trauma da queste gravi molestie si sia ripercosso sui protagonisti e sulle loro famiglie. Non può non nascere un profondo dibattito nell'animo di chi ha visto questo film. I valori morali, sociali e perfino politici sono estremamente sollecitati. È questa forse anche una storia di fragilità maschili: la tensione non nasce dal racconto dei fatti - appurati ed ammessi dal sacerdote - ma dalle differenti reazioni emotive di queste famiglie, totalmente coinvolte. Mi ha colpito l'interpretazione della madre di Emmanuel, il più ferito dei tre. Essa vive pesanti sensi di colpa per aver ignorato gli avvertimenti del proprio figlio bambino. Giusto, direi, non aver spettacolarizzato troppo, nella sceneggiatura, questo delicato argomento: il tema trattato è già forte in sé e per sé.
Alessandra Casnaghi

VOTO: buono
Il tema trattato, di scottante attualità, è la pedofilia, crimine orrendo perpetuato ai danni di un inerme infanzia, ancora più intollerabile se agito da persone consacrate. Buona la realizzazione cinematografica, anche se non molto avvincente; a mio parere un po' troppo documentaristica.
Chiara Ghioni

VOTO: ottimo
Molto ben fatto. Racconta di vicende vere, non solo concrete ma anche dello spirito. Interessante la genesi della reazione, il desiderio di riscatto, di uscita da un incubo con il quale si è convissuto, oppure che lascia dilaniati fino anche a morire o a consumare, dilapidare la propria vita. Spiega bene il regista come coesistano diversi aspetti: la vita delle vittime e dall'altra parte l'incapacità del carnefice di avere una vera consapevolezza e di riuscire a fare qualcosa per cambiare. Si comprende la necessità di allontanare il prete pedofilo da un rapporto diretto con i ragazzi. Viene evidenziata la difficile posizione del pastore che deve vigilare con equilibrio e a volte risulta difficile prendere le decisioni giuste. Sul versante delle vittime è descritto molto bene l'entusiasmo che subentra, il contagioso coinvolgimento, il desiderio di parlare e di parlarne. Senza arrivare agli eccessi descritti comprendiamo come sia fragile e vulnerabile la mente umana nella più giovane età. Mi ha colpito la frase del figlio al padre: "Ma tu credi ancora?" Non è facile tenere separate fede e caduta dell'uomo.
Andrea Florio

VOTO: ottimo 
Agghiacciante e sconvolgente, il film denuncia la vergognosa impunità all'interno della Chiesa di un sacerdote che da decenni non riesce a non abusare dei bambini cui insegna il catechismo e che accompagna alle uscite scout. Purtroppo una storia vera, descritta con lucidità e delicatezza, che nulla tolgono all'indecenza dei fatti.
Lucia Donelli