Genere:commedia
Durata:135
Biglietto:€ 5.00

I love Radio rock

San Fedele 3
Auditorium 20/11/2009 20.30

regia di R. Curtis, con P. Seymour Hoffman, K. Branagh, E. Thompson, commedia, 135’ - Gran Bretagna, Germania 2009. - Universal Pictures

 

Working Title Film
Film
Lungometraggio
2009
Regno Unito

I love Radio Rock (The Boat That Rocked)

regia di R. Curtis, con P. Seymour Hoffman, K. Branagh, E. Thompson, commedia, 135’ - Gran Bretagna, Germania 2009. - Universal Pictures

 

Sesso, droga, rock ‘ n roll e un poco di Titanic in questa commedia intelligente, divertente, ben scritta e diretta da Richard Curtis. La storia è di base vera e si ispira all’ odio profondo che nel 1966 l’ establishment inglese (e non solo) provava per la nuova musica pop rock: la BBC fedele agli ordini ne trasmetteva solo 40 minuti a settimana. Ecco che allora un gruppo di rockettari si organizza con una radio rock no stop, su una barca che è la emittente clandestina di questo nuovo stile che fa infuriare ministri e reali. La radio pirata diffonde con i D.J. il Verbo di Mike Jagger e soci e con esso anche una nuova dimensione morale di vita che contagia la popolazione. Il film di Curtis, che si fa perdonare Love actually, racconta la buffa vita folk di questa ciurma balorda, simpatica, off limits in tutti i sensi dove si abbatte il bon ton inglese e dove arriva un pivello a fare esperienza. Virile l’ atmosfera ma una volta la settimana arrivano le ragazze e si fa festa. Da quei microfoni rischia di saltare in aria l’ etica ufficiale di sua maestà e si tenta di pronunciare pure la parolina con due zeta che Zavattini disse alla radio. Una sporca quasi dozzina di personaggi indovinati che reggono le basi di una sceneggiatura senza pecche, che passa dalla commedia al dramma, raccontando un momento social cruciale dell’ era moderna coniugata alla musica. Nel Palazzo intanto organizzano lodi e leggi apposite per stoppare la Storia di questi pirati musicali, con una colonna sonora ottima che è già cult.

Maurizio Porro, Il Corriere della Sera, 12 giugno 2009

 

Ora il celebrato cineasta Richard Curtis (Quattro matrimoni e un funerale, Notting Hill, Il diario di Bridget Jones, Love Actually – L’amore davvero) porta il pubblico nella commedia più personale che abbia scritto finora. Dopo il successo internazionale del suo esordio alla regia, Love Actually – L’amore davvero, Richard Curtis ha cominciato a prendere in considerazione delle idee per il film successivo. Mentre immaginava delle nuove storie, Curtis si è messo a riflettere sui suoi ricordi d’infanzia fatti di nottate trascorse ad ascoltare trasgressivi deejay di rock-and-roll che trasmettevano da barche e altri natanti ancorati appena fuori le acque territoriali britanniche verso la fine degli anni ’60. Traendo debita ispirazione dal classico cult di Robert Altman M.A.S.H. e dalla pietra miliare di John Landis Animal House, nel suo film Curtis voleva catturare l’essenza di queste due commedie. M.A.S.H., con la sua informalità e la sua struttura libera, e Animal House, con le sue battute maniacali e irriverenti, avevano in comune la solidarietà maschile e l’atmosfera comica che Curtis pensava ci fosse sulle barche in mare aperto. Con molte domande, ricordi e tantissimo tempo al computer Curtis ha creato I love Radio Rock, una storia di crescita incentrata su Carl, un diciottenne che è stato espulso da scuola e mandato a vivere con il suo padrino, Quentin, su una barca illegale e senza leggi nel Mare del Nord.

dal Pressbook

 

Scheda (de)genere

a cura di Andrea Lavagnini, Francesca Mazzini e Giuseppe Zito S.I.

invia le tue integrazioni a sf3@sanfedele.net

Introduzione

Il film che stiamo per guardare, come anche i prossimi due, sono certamente molto gradevoli (me lo confermerete voi) e potremmo limitarci semplicemente a guardarli, divertirci e andare a casa, senza però grande arricchimento. Lo scopo del cineforum è invece esattamente quello di scavare un po’ più a fondo, soprattutto in noi stessi in quanto spettatori, arricchendoci dello sguardo gli uni degli altri.

Il film di oggi non necessità di grandi presentazioni, perché si presenta molto bene da sé. Vi dico solo che è il secondo film diretto da Richard Curtis, già sceneggiatore di Quattro matrimoni e un funerale, Notting Hill, Bridget Jones, Love Actually (di cui ha curato anche la regia).

Vedrete che non mancheranno spunti interessanti per l’approfondimento durante il dibattito. Come al solito siete invitati a notare gli elementi di senso presenti nel film.

Elementi di senso

Si tratta certamente di un film musicale, con tanta musica, ma probabilmente non lo si può definire un film “sulla musica”. Questa fornisce solo il pretesto narrativo e il contesto nel quale viene raccontata una storia che parla di esseri umani, delle loro tensioni tra ragione ed emozioni, tra legge e libertà.

I principali fili narrativi del film sono due: il conflitto tra Radio Rock, baluardo della libertà, e il repressivo governo inglese; l’iniziazione del giovane Carl, che corre sul doppio binario della ricerca del padre e della prima esperienza sessuale.

La questione morale gioca un ruolo importante nel film, non solo per il conflitto tra due opposte visioni morali (quella del governo benpensante e quella sesso-droga-e-rock ‘n roll degli abitanti della barca), ma anche nella vicenda del protagonista, Carl, che viene mandato dalla madre sulla barca per essere “messo in riga”, cioè per essere educato nella vera morale, quella del rock ‘n roll. Per questo si può forse dire che il film appartiene al genere dei “romanzi di formazione”, sebbene non proprio ortodossa.

Come vengono declinate le due visioni morali nel film? Da una parte c’è la legge, dall’altra la loro infrazione per lasciare spazio alle emozioni (libertà). Da una parte c’è la ragione, dall’altra l’emozione, da una parte il controllo, dall’altra la spontaneità, lo stato e i pirati, la terra ferma e la barca, la musica classica e il rock and roll. Il film si schiera evidentemente per la seconda visione. Esiste una simile opposizione nel nostro mondo?

Il simbolo più importante del film è certamente quello della barca, che dà anche il nome al titolo originale “The Boad that Rocked”: la barca opposta alla terra ferma. La vita su Radio Rock è diversa che sulla terra ferma: non ci sono leggi, se non quelle della musica, che regna sovrana, dell’emotività pura, senza restrizioni. Anche l’implosione finale, dell’acqua che invade la barca, può forse essere letta come immagine dell’emotività che erompe in tutta la sua potenza.

La differenza tra terra ferma e barca, tra legge e libertà, tra ordine costituito e rock ‘n roll è dipinta simpaticamente attraverso il montaggio incrociato delle due feste di Natale, quella esuberante su Radio Rock e mestamente borghese in casa del ministro.

Il rock ‘n roll, la nuova musica che avanza, viene presentato come il linguaggio dei giovani o comunque della novità, dell’innovazione, il linguaggio dell’emancipazione dei gusti musicali, estetici, sessuali, insomma del sovvertimento dell’ordine costituito.

Molto forte anche il tema intergenerazionale: la ricerca del padre, la contrapposizione tra una generazione e l’altra. È curioso notare l’inversione di ruoli tra figura paterna (prima Quentin, poi Bob) con quella del figlio (Carl). I padri fanno i figli e i figli si ritrovano a fare i padri.

Le scelte musicali del film non sono state certamente banali. Sarebbe stato più facile riproporre soltanto i brani più noti degli anni ’60; al contrario gli autori sono andati a cercare anche canzoni dimenticate, integrandole perfettamente nelle vicende dei personaggi, che ad esempio si innamorano di donne di cui si parla nelle canzoni: Eleonore e Marianne.

L’amicizia è anche un elemento importante nel film, capace di superare ogni difficoltà e di andare al di là del tradimento sentimentale, dell’infrazione della legge, della persecuzione, perfino della minaccia di morte.

Un altro insegnamento di vita che si può trarre dal film è la capacità di ridere anche nei momenti più drammatici.

Molto bello il modo di rappresentare la condivisione di una passione e di un sogno da parte degli abitanti di Radio Rock e dei loro fan. Tutto hanno il medesimo obiettivo comune da raggiungere (la libertà di espressione), insieme alla disponibilità di pagare anche con la vita. Da notare la buffissima scena para-militare, in cui il capo della barca arringa i suoi uomini prima dello scontro finale e li invita a dare la vita per la causa della musica. Gli stessi contenuti tornano anche nel discorso finale del conte: «I politici non hanno mai fatto niente per fare del mondo un posto migliore, mentre noi abbiamo un sogno e questo sogno non morirà mai», tant’è vero che dopo l’affondamento della barca di Radio Rock, il suo testimone viene raccolto dalle tante barchette che accorrono in suo aiuto. Questa moltiplicazione viene sottolineata anche nei titoli di coda, in cui si fa notare come oggi le stazioni radiofoniche rock e pop siano centinaia e non più uno sparuto numero come negli anni ’60. La musica, sembra dire, i sogni, le emozioni, non moriranno mai e troveranno sempre il modo di tornare a galla, come le migliaia di dischi in vinile che emergono dalla carcassa di Radio Rock che affonda.

Ma i giovani d’oggi trovano delle tensioni simili a quelle dipinte nel film, dei nemici da combattere, dei sogni da realizzare? Probabilmente no. Sembrano non esserci più grandi battaglie da combattere, ideali da raggiungere. Perché?

Nel mondo rappresentato dal film il potere politico non si era ancora appropriato del potere commerciale della musica. Oggi il potere politico ha inglobato il potere sulle emozioni. Ci sono molti modi di coercizione: dall’esterno (ad esempio attraverso leggi o attraverso l’uso della forza fisica) oppure dall’interno (attraverso la manipolazione delle emozioni). Nel film si sottolinea l’affrancamento dal primo tipo di potere, mentre oggi il vero potere, almeno nel nostro mondo, è del secondo tipo.

Non è vero che non viviamo conflitti. Nel lavoro in una radio indipendente noi viviamo un conflitto molto forte che è quello contro la banalità, la superficialità, la mera commercialità. Nel ’66 una radio indipendente doveva andare in mezzo al mare e trasmettere musica commerciale, invece oggi una radio indipendente deve andare su internet e trasmettere musica non commerciale ma alternativa, per affrancarsi dallo strapotere del commercio. Una volta la cultura veniva imposta con il potere esterno, mentre oggi la cultura è in minoranza e il vero potere è quello della manipolazione commerciale. Il potere è passato dalla parte opposta rispetto al mondo del film.

Viviamo in un mondo in cui siamo tutti comodi e adagiati. È difficile trovare cose non banali. La nostra battaglia contro la banalità è la lotta contro la poca libertà di scelta, limitata non da leggi, ma dallo strapotente martellamento commerciale, che ha imparato a manipolare le emozioni e la sessualità per vendere, per rendere dipendenti e non certo liberi.

Giudizi

Sceneggiatura geniale, brillante regia a ritmo di musica e una coreografia magistrale. Pensare che praticamente tutto il film si svolge su una barca e non viene certo comunicato un senso di claustrofobia, al contrario.

Una commedia che non fa ridere, ma che insegna la trasgressione fine a se stessa.