Genere:Animazione
Durata:119'
Biglietto:€ 5.00

Il castello errante di Howl

San Fedele 3
Auditorium 11/12/2009 ore 20.30

di Hayao Miyazaki. Con Takuya Kimura, Baisho Chieko, Akihiro Miwa. Animazione, 119’ - Giappone 2004.

Rick Dempsey
Film
Lungometraggio
2004
Giappone
Italiano

Miyazaki, Leone a Venezia, è un grande del cinema animato giapponese. E’ l’anti Disney: disegna ancora senza computer e anima le sue storie fantastiche per minorenni e anche per maggiorenni con sensibilità e accenti anche alla realtà, alla politica, alla guerra. Fiaba a molte dimensioni di una ragazza che diventa per molesta magìa una vecchia: intorno nella cultura mitteleuropea scoppiano bombe su cieli bigi. Apertura d’ ali fantasy al massimo, un gusto narrativo che non ha bisogno di realtà, ma la evoca, la ricrea, la cita di continuo. Divertenti i comprimari, come il Demone del Fuoco e paesaggi oscuri di fiaba. Sogno-incubo o son desto?

Maurizio Porro, Il Corriere della Sera, 16 settembre 2005

 

Nello sciocchezzaio della critica anni ‘ 50 merita ricordare ciò che qualcuno scrisse sul finale di Miracolo a Milano, quando i barboni inforcando le scope strappate agli spazzini decollano da Piazza del Duomo verso «un paese dove buongiorno vuol dire veramente buon giorno». Secondo quel critico, di cui fingo di aver dimenticato il nome, in tal modo i sottoproletari in fuga si erano resi colpevoli di aver sottratto a degli operai il loro strumento di lavoro. Apparentemente insignificante, questa stupidaggine va ricordata in prospettiva come un sintomo dell’ ottusa preclusione alla favola. Oggi l’ assegnazione del Leone d’ oro al maestro giapponese dell’ animazione Hayao Miyazaki, di cui esce in contemporanea sugli schermi italiani Il castello errante di Howl premiato l’ anno scorso, rappresenta l’ inevitabile trionfo della controtendenza. Insomma, abbiamo finalmente capito che la favola non è puro «escapismo» (chi ricorda questo termine desueto, usato all’ epoca in forma di anatema?), ma un altro modo per rispecchiare la vita. Tipico in questo senso è proprio Il castello errante di Howl della scrittrice britannica Diana Wynne Jones (classe 1934), pubblicato da Kappa edizioni. Ambientata «nella terra di Ingary, dove realmente esistono cose come stivali delle sette leghe e mantelli che rendono invisibili», la vicenda racconta di una giovane modista che per la vendetta di una strega diventa una vecchietta novantenne. Però Sophie non si arrende e trova il modo di mettersi al servizio del giovane e affascinante Mago Howl, che vive in un castello sempre in movimento, con la porta che volta a volta si apre su differenti realtà. Questa parabola sulla terza età e sull’ arte di affrontarla senza troppe ansie si estende su 250 pagine in forma quasi sempre letificante, anche se appesantito da divagazioni che il film riesce solo in parte a sbrogliare. Il problema è se il premiato Miyazaki, 64enne con alle spalle una lunga carriera, è da considerare un grande illustratore o un autore in proprio. Personalmente di lui ho preferito La principessa Mononoke, Orso d’ oro a Berlino, perché legato alle tradizioni e alla cultura del suo paese. Howl rappresenta un passo fuori dall’ ambito nipponico, forse un adeguamento alle esigenze del mercato nel momento in cui molti territori si sono aperti a un disegno giapponese che fa dimenticare le trasandatezze dei mostri e dei robot. Maturato in polemica con la svendita televisiva dell’ animazione, il segno di Miyazaki è pulito e spiritoso. L’ inevitabile riferimento allo stile Disney è riscattato dalla forza di una visione fantastica personalissima che si realizza nel modo più felice soprattutto nei personaggini di Calcifer demone del fuoco e di Rapa spaventapasseri quasi umano.

Tullio Kezich, Il corriere della Sera, 9 settembre 2005

 

 

Scheda (de)genere

a cura di Andrea Lavagnini, Francesca Mazzini e Giuseppe Zito S.I.

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Introduzione

L’opera di Miyazaki non ha bisogno di grandi presentazioni. Il castello di Howl è un film piuttosto accessibile e che si presenta bene da solo. Soltanto una piccola nota: nel corso del film prestate un’attenzione particolare alle numerose trasformazioni di cose e persone.

Da sapere: le animazioni dei film di Miyazaki sono fatte alla vecchia maniera, tavola per tavola, senza computer grafica.

Elementi di senso

È presente una tensione politica all’interno della narrazione: il conflitto tra l’impero di Madame Suliman e altre forze che reclamano indipendenza (il regno vicino, i ribelli, Howl). La guerra e i bombardamenti sono sullo sfondo di tutto il film. Non c’è da stupirsi, dato che Miyazaki è nato a Hiroshima nel 1941.

Di Howl si dice che rapisce e mangia il cuore delle belle ragazze. Anche la strega delle lande ne è innamorata e per questo maledice Sophie. Abita i un castello errante, che assomiglia più a un instabile carrozzone che sta in piedi per miracolo. Si dice che il castello serva ad Howl per fuggire, per non farsi trovare, per nascondersi dietro un’apparenza mutevole. Estremamente forte in situazioni difficili, viene invece annientato dal cambio di colore dei suoi capelli. Questa sua natura mutante ed effimera troverà una fonte di cambiamento in Sophie: “Sono già fuggito a sufficienza. Finalmente ho trovato una persona che sento di dover proteggere”.

Sophie è una ragazza saggia e giudiziosa, a differenza della madre e delle sorelle, dipinte piuttosto come oche. Una volta entrata in casa di Howl, di cui è innamorata, è lei a decidere cosa essere: donna delle pulizie. Quando dorme e quando viene presa dall’amore per Howl il volto di Sophie torna se stesso.

L’amore tra Howl e Sophie trasforma entrambi, li scioglie dalle loro rispettive maledizioni, li fa tornare se stessi, riducendo all’essenziale anche il castello. La relazione tra Howl e Sophie ricorda molto quella tra Wendy e Peter Pan. È possibile una famigliola felice fatta da un samurai e una casalinga? Il film sembra dire di sì.

Impossibile non pensare anche ad Alice nel paese delle meraviglie.

L’obiettivo della maggioranza dei personaggi è sciogliere le proprie maledizioni: Sophie, Howl, Calcifer e Rapa. Le maledizioni sono venute da relazioni non riuscite (Howl e Calcifer, Rapa e Suliman, Sophie e la strega delle lande), mentre saranno tutte sciolte dalla relazione riuscita tra Howl e Sophie.

Nel film il mondo magico e il mondo “reale” si intersecano con molta naturalità. Nessuno si stupisce degli eventi magici, che non tutti possono vedere. Probabilmente i due mondi possono essere paragonati al mondo interiore ed esteriore.

Le trasformazioni del film non sono mai unidirezionali, ma molteplici identità convivono allo stesso tempo (ragazza e nonnetta, mostro e ragazzo, etc.). Anche il ruolo di malfattore cambia nel corso del film. Inizialmente il malfattore sembra essere la strega delle lande, poi addirittura Howl e infine Madame Suliman, ma anche lei non lo resta fino alla fine. Il conflitto non è tra buoni e cattivi, ma tra bene e male, presenti in tutti in modi diversi.

Giudizi

Geniale opera simbolica e poetica? Indecifrabile mosaico di personaggi? Favola surrealista con happy ending?

Il mio vicino Totoro

(Tonari no Totoro), un film di Hayao Miyazaki. Con Chika Sakamoto, Hitoshi Takagi, Noriko Hidaka. Animazione, 86’ - Studio Ghibli - Giappone 1988