Biglietto:5 €

LUN 17 giugno NOTTE ACUSMATICA

Musica elettronica - omaggio a A. Tarkovskij
Auditorium San Fedele, Via Hoepli 3a  21.00
testo/musica
NOTTE ACUSMATICA / Omaggio ad A. Tarkovskij
Musiche acusmatiche di Giovanni Cospito e Alexandre Yterce e nuova opera del Gruppo Phonologia
 
Proiezioni acusmatiche a cura di: Giovanni Cospito, Dante Tanzi

   SPUNTI
   Notte di Musica acusmatica, ovvero musica elettronica concepita per il sistema di diffusione con 40 altoparlanti, l'Acusmonium Sator che spazializza il suono nella sala e permette di ottenere vari aggregati tembrici e di colori. Notte in due tempi.

   I - All’inizio, dopo un preludio/notturno di Giovanni Cospito: Hurbinek ... I suoi occhi..., verrà eseguito per la prima volta l'"Omaggio ad A. Tarkovskij" realizzato dal Gruppo Phonologia che comprende i finalisti del Premio Phonologia (Alessandro Ratoci, Carlo Barbagallo, Remo De Vico, Riccardo Castagnola, Sam Salem, Mattia Bonafini, Alberto Prezzati), un sorprendente affresco elettronico di 35' minuti che riprende alcune tematiche sonore dei film del regista russo.
  L'Omaggio può essere letto come un percorso sonoro di esplorazione dell'opera cinematografica di Tarkowskij riflessa nelle reinterpretazioni elettroacustiche dei finalisti del Premio Phonologia 2013. Un ambizioso esperimento compositivo che fonde la dimensione individuale della creazione musicale all'orchestrazione collettiva della macro forma, alla ricerca di punti di contatto e contrasto tra gli eterogenei paesaggi sonori, sotto la luce del pensiero e delle suggestioni di un grande poeta dell’immagine in movimento.
   Il progetto è fiorito grazie a montaggio, scambio, sintesi, antitesi, incroci e interazioni tra idee, suoni, immagini e sensazioni messe in gioco dai compositori.
   Identità sonore: da suoni sintetici ad estratti della colonna sonora dei film di Tarkowskij
da suoni del mondo reale strettamente relazionati ai simboli tipici dell'estetica di Tarkowskij a reinterpretazioni concettuali.
   Processi compositivi: sistemi algoritmici casuali / generativi, soundscape, sistemi di feedback. montaggio micro-macro.

   Hurbinek … I suoi occhi ... di Giovanni Cospito
   Nasce da un ciclo di composizioni di musica elettronica creata in tempo reale adattabile a vari sistemi di proiezione sonora per ascolto acusmatico: “.Hurbinek.enne”
   Si pone come tentativo di esperire risposte ad alcune urgenze del fare compositivo: genere, stile ed omologazione: stile ed opera: arte liquida; organicità ed inorganicità.
   Il genere delinea un territorio dove sono esprimibili stili. Gli stili sono le forme organiche del territorio.
   L’opera è una concrezione delle infinite possibilità di dettaglio dello stile.
   La globalizzazione tende al “territorio dei territori” e procede con occupazione coatta.
   Dove cercare?
   Restano i percorsi ai confini, ai limiti, lungo i cigli: ripartendo dall’inorganico e liberando l’opera dalle concrezioni definitive.
Quindi: quest’opera, una delle unità del ciclo “.Hurbinek.enne” non si definisce se non al momento dell’esecuzione-ascolto come una delle “enne” possibili varianti . Il materiale è inorganico: corpuscolare e filamentoso. Un algoritmo impone alcune strutture di tendenza degli stati di aggregazione dei materiali. Il tempo e le condizioni proprie date dall’occasione di ascolto definiranno una delle possibili vaporose cristallizzazioni, segno di dita su un vetro appannato. La conduzione creativa è prodotta dal collasso emotivo di fronte agli occhi di Hurbinek.

   II – La seconda parte della NOTTE permetterà di ascoltare un’opera maggiore del repertorio acusmatico, raramente eseguita: COMMENCEMENTS di Alexandre Yterce. Si tratta di un “poema elettronico” in quattro parti di uguale durata, si ispira alla filosofia dei Presocratici e riprende i quattro elementi disposti in uno spazio simbolico: Aria (Nord), Fuoco (Est), Terra (Sud), Acqua (Ovest).
a)    Commencements Rythmés Aux Causes Des Airs Questo pezzo inizia con scoppi di soffi ritmici, le vertebre medesime di una materia in vibrazione, trama di movimenti in crescendo che vogliono incendiare lo specchio nero del cuore, ove palpitano le stelle e gli inferi, vanno a scindere la coscienza e gli organi d'ombra e di luce, ordinati e furiosi, vanno a far vibrare le febbri umane in antagonismi incessanti. 'Tutta l'aria è piena di anime, di soffi di vita' (Anonimo Pitagorico).
b)    Commencements rhytmés aux causes des Feux Il Fuoco è lo spostamento del corpo nello spazio che infuoca. È l’intensità cardiaca degli istanti vissuti dalle nostre palpitazioni. È una folgorazione infinita in noi che si muove con impeto fulminante, vivo e fluido, il contrario di un rogo. È l’essenzialità, la vitalità senza cui tutto si fissa. Il brano è costituito da una trama nomade, da uno scorrimento sensoriale riempito di riflessi mutevoli in cui l’immobile è deportato. Inizia con un blocco di sonorità intrecciate e acute. Il fulmine è spesso ascoltato come lo sviluppo di un canto in noi capace di allontanare la paura e di farci danzare contro la minaccia di uno sconosciuto rigettato.
c)    Commencements rhytmés aux causes des Terres Non veniamo dalla terra, non ritorniamo mai alla terra, vi doponiamo il canto del nostro vissuto, le lacrime e la rabbia, le follie, il terrore, le nostre cartilagini. Astri che abbaiano nei cieli di vertigine, collisioni che infiammano il cosmo, fratture e spasmi nel tessuto geologico, ecco quello che ascolteremo di questa struttura musicalmente pesante. Le ultime vibrazioni del brano si chiudono in una trama magnetica che porta in sé la stabilizzazione degli astri tra di loro.
d)    Commencements rhytmés aux causes des Eaux Nessun elemento è all’orgine della creazione, né l’Aria, né il Fuoco, né la Terra, né l’Acqua che circondano tutti i cieli. È l’infinito che ci genera, ci spinge ad attraversare questa esistenza. “il cuore che gira nelle onde del sangue pieno di risonanze è ciò che negli uomini si chiama il loro pensiero. Poiché il pensiero negli uomini è il sangue che circola attorno al loro collo” (Empedocle).
L'aria qui non rappresenta la materia concreta che soffia attorno alla terra. E' il simbolo stesso degli incanti nascosti, delle voci contenute, delle invocazioni rituali, poiché in questa visione antropomorfica degli elementi, la voce dei demoni, la voce e i canti degli antenati sono come una inesauribile riserva ove si ripercuote la paura soffocante di ciò che si accumula nello struggimento delle nostre esistenze represse.
'Mi sembra sia dotato di intelligenza ciò che gli uomini chiamano aria, che tutti siano da esso governati e che tutto esso domini. Ciò stesso mi sembra che sia Dio e giunga dovunque e tutto disponga e in tutto sia'. (Diogene di Apollonia)  (Fr.5).