Genere:Animazione
Durata:100'
Biglietto:€ 5.00

Coraline e la porta magica

San Fedele 3
Auditorium 13/11/2009 20.30

regia di Henry Selick, tratto dal romanzo di Neil Gaiman, illustrato da Dave McKean, 100’ - USA 2008, Universal Pictures.

 

Laika Entertainment
Film
2009
Usa

C’era una volta – all’inizio degli anni ‘90 – Holly, la figlia dell’autore Neil Gaiman, che aveva, come lui stesso ricorda: “quattro o cinque anni. Tornava a casa da scuola e mi trovava seduto a scrivere. Allora si arrampicava sulle mie ginocchia e mi dettava piccole storie che parlavano spesso di piccole bambine di nome Holly le cui madri venivano rapite da streghe cattive che assomigliavano proprio alle madri stesse. “Ho pensato allora di andare a cercare un libro così per lei. Ho guardato ma non ho trovato niente che somigliasse neanche remotamente alle sue storie. Allora ho pensato che avrei potuto scriverlo i o , e ho cominciato.”

Negli anni in cui scriveva Coraline, Neil Gaiman ha seguito con interesse il lavoro cinematografico del regista e animatore Henry Selick; è andato a vedere Nightmare Before Christmas (1993) la settimana in cui è uscito e poi ha visto anche James e la pesca gigante (1996). Gaiman ricorda: “Henry era sul mio radar come una straordinaria forza creativa. Parlavo con il mio agente e lui mi diceva: ‘C’è questo tizio, Henry Selick; voi due vi piacereste molto.’ Così quando ho finito il manoscritto di Coraline, l’ho dato al mio agente e gli ho chiesto di inviarlo a Henry. Questo succedeva circa 18 mesi prima che il libro venisse pubblicato.” Selick riflette: “Quando ho letto per la prima volta il manoscritto, sono rimasto colpito dalla giustapposizione dei mondi; quello in cui viviamo e quello in cui ‘l’erba è sempre più verde’. E’ una cosa che conosciamo tutti. Come Stephen King, Neil ambienta le sue fantasie nei tempi moderni, nelle nostre vite. Apre, spacca le esistenze ordinarie e trova la magia.”

 

Eccolo il film da non perdere, il capolavoro «nascosto» tra gli ultimi scampoli di stagione. E non fatevi ingannare: sembra un film per bambini, realizzato con i pupazzi animati (ma è sconsigliato ai troppo piccoli: meglio dagli otto, dieci anni in su), invece è un’ opera straordinariamente adulta, che ribalta la struttura della fiaba per affrontare temi e problemi decisamente «da grandi», dal rapporto genitori-figli all’ ingannevolezza dei desideri indotti. Ridotta all’osso, la storia di Coraline e la porta magica è una specie di rilettura morale di Alice nel paese delle meraviglie.

Il film rivela in pieno quello che ambisce essere, una favola morale capace di affrontare alcuni dei temi centrali della nostra cultura: l’ apparire come categoria dominante del reale, il mito della forma fisica (la mamma vera ha un commovente rigonfiamento adiposo intorno ai fianchi; l’ «altra», quando rivela la sua vera anima, si mostra in tutta la sua funerea magrezza), il disprezzo per la routine e la fatica quotidiana, l’ attività artistica come sola realizzazione degna di un uomo (il padre vero fatica davanti al computer mentre l’ «altro» si esibisce in meccaniche performance alla tastiera di un pianoforte) e, più in generale, la voglia che molti sembrano avere di «chiuderci» gli occhi per mostrarci un mondo fintamente colorato e allegro, fatto a loro immagine e somiglianza.

Paolo Mereghetti, Il Corriere della Sera, 18 giugno 2009

 

 

Scheda (de)genere

a cura di Andrea Lavagnini, Francesca Mazzini e Giuseppe Zito S.I.

invia le tue integrazioni a sf3@sanfedele.net

Introduzione

Coraline ha la struttura tipica della favola e come tutte le buone favole fa un po’ paura, perché va a pescare nel profondo. La piccola protagonista entra in un mondo magico ma pericoloso, per tornarne arricchita e cresciuta. Ci disponiamo anche noi ad entrare nel magico mondo di Coraline, fatto di animazione ed esseri fantastici.

Mereghetti (vedi sopra) legge il film come “favola morale capace di affrontare alcuni dei temi centrali della nostra cultura: l’apparire come categoria dominante del reale, il mito della forma fisica, il disprezzo della routine e della fatica quotidiana, l’attività artistica come sola realizzazione degna di un uomo e, più in generale, la voglia che molti sembrano avere di chiuderci gli occhi per mostrarci un mondo fintamente colorato e allegro, fatto a loro immagine e somiglianza”. Guardate il film e ditemi se siete d’accordo.

Elementi di senso

La struttura narrativa è quella tipica della favola, con tanto di strega cattiva, animali parlanti e forse anche una versione post-moderna di principe azzurro.

L’Altra Madre (suona meglio l’inglese Other Mother), chiamata anche semplicemente la Madre, confeziona la bambola che raffigura Coraline (“una piccola me”) negli spettacolari titoli di testa. L’Altro Mondo è una sua creazione, è un grande teatro di burattini, di bambole fatte su misura per attirare Coraline. “La Madre vuole qualcuno da amare... o da mangiare” spiega il gatto alla bambina. Per lei magiare = amare, come viene confermato dalle tre anime di bambini da lei catturate. Per attrarre le sue vittime fa leva sulla loro infelicità, promettendo di realizzare tutti i loro desideri in un mondo fatto su misura, perfetto, “il migliore dei mondi”, dove tutto ruota intorno al bambino, tutto porta il suo nome e in cui tutti i suoi desideri sono realizzati. Ricorda il mondo dei balocchi di Pinocchio. Peccato per gli occhi, che devono essere sostituiti da bottoni.

Il confine tra questo mondo fantastico (quasi) perfetto e la realtà è molto labile, tant’è vero che uno sconfina nell’altro e c’è il rischio di non poter più tornare. Inoltre, sebbene i due mondi siano separati, ciò che avviene nell’uno ha un influenza reale anche nell’altro. I due mondi ricordano il principio del piacere e di realtà di Freud. Tutto il film si presta molto bene a una lettura psicanalitica, in cui il mondo fantastico al di là della piccola porta è il mondo sommerso dell’inconscio.

I veri genitori di Coraline non hanno mai tempo per la figlia e vivono in mondo virtuale di lavoro e computer. Scrivono di giardinaggio, ma non ne hanno alcuna esperienza reale, anzi, odiano la terra. Il rischio dello sganciamento dal reale (e quindi anche dalla figlia) tocca anche loro.

Gli unici ad avere un qualche sentore di ciò che avviene al di là della porta magica (o segreta) sono i personaggi un po’ fuori di testa: Mrs. Spink e Mrs. Forcible, che mettono in guardia Coraline e le danno l’oggetto magico grazie al quale potrà ritrovare gli occhi perduti dei tre bambini e Mr. Bobinski, che riporta a Coraline i messaggi sempre azzeccati dei suoi topi salterini.

Il simbolo più importante del film è evidentemente quello dei bottoni, collegato allo sguardo. Coraline è il personaggio più lucido e dallo sguardo più limpido nel film, perfino più dei suoi genitori, accecati dalla loro routine. Per un momento viene tentata dall’idea di restare per sempre nell’altro mondo, ma non appena capisce che per farlo dovrebbe rinunciare ai suoi occhi tenta di scappare. Anche Whybie guarda molto spesso il mondo attraverso lenti (ad esempio per cercare le lumache), ma seguendo Coraline si potrà affacciare anche lui sull’Altro Mondo e avere uno sguardo nuovo su questo mondo.

Giudizi

Si può dunque condividere il giudizio di Mereghetti, sapendo che la ricchezza di un linguaggio simbolico di un film come questo si presta a una molteplicità di letture. Certamente il film è estremamente ben confezionato. Forse il mondo fantastico che racconta non è per tutti i gusti, ma gli stimoli che offre sono universali, così come un’innegabile finezza narrativa.