Genere:Drammatico, romantico
Durata:106'
Biglietto:€ 5.00

Lezioni d'amore

San Fedele 3
Auditorium 09/10/2009 20.30

regia di I. Coixet, sceneggiatura di N. Meyer, fotografia di J.-C. Larrieu con P. Cruz e B. Kingsley, 106’, USA 2008.

 

Lakeshore Entertainment
Film
Lungometraggio
2008
Usa

L’anziano e carismatico professor Kepesh ha fatto dell’indipendenza sentimentale la propria fede. Quando tuttavia la giovane Consuela entra nell’aula del suo corso di critica letteraria, il professore lascia crollare i propri principi e viene travolto in un inaspettato vortice di amore e gelosia.

 

L’animale morente di Philip Roth è un intreccio di morte e passione, un groviglio di malattia ed erotismo in piena sintonia con la poetica dell’autore. La pellicola della catalana Coixet ne è una trasposizione estremamente fedele, ben consapevole di brillare della pagina scritta, di una storia perfetta nella ricostruzione chirurgica delle emozioni e nella caratterizzazione dei personaggi. Dell’originale letterario Lezioni d’amore mantiene le tonalità ironiche e la grande intensità sensuale (pur omettendo le scene erotiche più esplicite), nonché il punto di vista oggettivo e l’assenza di alcun giudizio morale per una vicenda solo apparentemente maschilista. Tuttavia, in sintonia con il titolo italiano, il racconto è accuratamente depurato dai lati più animaleschi (nel senso di una corporalità repellente, della decadenza fisica della vecchiaia, ma anche di una sessualità primigenia e impulsiva) ed edulcorato degli aspetti più legati alla morte (basti pensare al finale sdolcinato: una scena quasi speranzosa che tradisce la natura stessa della storia).

Valentina Torlaschi, Duellanti

 

La spagnola Isabelle Coixet si laurea in storia contemporanea per poi avvicinarsi al mondo della pubblicità come copywriter. Dopo aver girato alcuni spot fonda la propria casa di produzione, la Miss Wasabi Films. Nel 1988 dirige il suo primo film, Demasiado viejo para morir joven, che le vale una nomination ai Premi Goya come miglior regista. Nel 1996 esce la prima produzione in lingua inglese: Le cose che non ti ho mai detto. Nel 1998 dirige, A los que aman.

È nel 2003 che la regista Isabel Coixet ottiene un richiamo internazionale con La mia vita senza di me, tratto da una novella di Nancy Kincaid. Coprodotto dalla società di Pedro Almodovar il film è presentato a Berlino e ottiene un certo successo grazie al passaparola. Il richiamo internazionale le permette la distribuzione su larga scala del successivo La vita segreta delle parole (2006). Il film vince quattro premi Goya consacrando Isabel Coixet nel ruolo della grande autorice spagnola. Produce dunque documentari e videoclip, partecipa a Paris, je t'aime (2006), girando il segmento su Bastille e poi a Invisibles (2007). Sempre storie sussurrate, di donne che nascondono o tentano di dimenticare un passato per cominciare una nuova vita. Nel 2008, ormai trapiantata a Hollywood, traduce in immagini il romanzo di Philip Roth. Nel 2009 volge invece lo sguardo a oriente per Map of the Sounds of Tokyo.

Matteo Treleani, MyMovies

 

Scheda (de)genere

a cura di Andrea Lavagnini, Francesca Mazzini e Giuseppe Zito S.I.

invia le tue integrazioni a sf3@sanfedele.net

Introduzione

Tratto da L’animale morente di Roth, è una “accurata ricostruzione delle emozioni di fronte alla morte e all’amore”. È dunque un film molto parlato, poetico, introspettivo. Ci sono ben poche azioni al di là delle scene d’amore. È però anche un film molto visuale, non nel senso dell’azione, ma delle bellezza. La macchina da presa esplora e cerca la bellezza e il decadimento del corpo, come la parola esplora le profondità dell’attrazione erotica posta di fronte al limite della morte. L’invito è dunque a prestare attenzione al testo parlato e iconico del film.

Il libro si chiama L’animale morente, il titolo originale del film è Elegy e la versione italiana è stata intitolata Lezioni d’amore. Voi che titolo gli avreste dato?

 

Elementi di senso

“Elegy”, elegia, poesia (parola), dall’originale romanzo di Roth “L’animale morente” (carnalità e mortalità). La regista dichiara una variazione. La poesia è protagonista nel film: George, l’amico e confidente del protagonista, David, è un poeta. David stesso è un professore di letteratura. Al centro del film, però, c’è anche l’immagine, la bellezza, la pittura (Goya, Velasquez), non presenti nel testo letterario. La riflessione della regista si incentra dunque non solo sui sentimenti, indagati soprattutto con le espressioni del viso e la parola, ma anche sulla bellezza, che viene invece esplorata con lo sguardo della macchina da presa. Il corpo di David è mostrato nel suo decadimento, mentre quello di Consuela nella sua radiosa bellezza, fino a quando la morte non lascia il suo segno anche su quel corpo perfetto.

Film che ha come protagonista un uomo, ma diretto da una donna, basato su un romanzo scritto da un uomo. I punti di vista dei due sessi sulla morte e sull’amore si incrociano. Certamente i personaggi maschili del film sono rappresentati come molto più fragili di quelli femminili. Si ricalca inoltre lo stereotipo secondo il quale l’uomo è refrattario all’impegno affettivo, mentre la donna lo cerca con fermezza. D’altra parte questi stessi cliché vengono infranti alla fine del film.

Le due scene iniziali introducono perfettamente al genere e ai temi del film: nell’intervista televisiva (prima scena) David introduce il tema dell’amore (spontaneità sessuale opposta al matrimonio). Nella seconda scena entra la voce narrante di David, che racconta la sua esperienza di invecchiamento. Eros a thanatos.

L’amico George dice a David che deve crescere. Anche Consuela gli dice di essere infantile e un eterno adolescente. È veramente una questione di maturità? Anche George, nell’istante prima di morire, mostra ciò che è sempre stato nel profondo, al di là delle costruzioni: un bambino sessuato bisognoso di affetto. Anche Consuela, di fronte alla morte, torna bambina, impaurita, confusa, a volte cinica.

La finitudine della passione amorosa è un dato di fatto comune a tutti, così come il conseguente tradimento alla ricerca di nuove passioni (anche per George e l’integerrimo figlio di David).

La parola preferita di David è “vedremo” (maybe), dice Consuela. Per lui, che vive di passione e fa della spontaneità sessuale il suo credo, non esiste definitività. Se il corpo non è per sempre, come può esserlo la passione?

 Per David è l’eros è l’antidoto contro l’incedere della morte: “Passare da una relazione all’altra è il mio modo di fermare il tempo”, di mantenerlo sempre alla stesso istante, di ripetere le stesse sensazioni”. David: “Fare l’amore con una donna ti vendica di tutte le cose che ti hanno sconfitto nella vita”. Il sesso come rivincita sulle tante esperienze di morte, di limite.

Possesso e gelosia. Sono direttamente proporzionali. Sono sinonimo dell’eros, ma non necessariamente dell’amore. Consuela fa notare che anche i bambini sono gelosi dei loro giocattoli, finché non se ne stancano. David non potrà mai possedere Consuela, anche se vorrebbe. Un’opera d’arte, la bellezza non si possiede, ma ti possiede (come dice la critica d’arte intervistata da David). David pensa di poter possedere e gestire la bellezza, ma è esattamente il contrario. Solo quando il desiderio di possesso di David verrà messo in crisi dalla malattia di Consuela (“ora non sono più bella”), David potrà vederla veramente, perché come gli aveva detto l’amico George le belle donne sono invisibili. L’uomo non riesce a vedere al di là della loro bellezza, il desiderio di possedere la quale li possiede.

La malattia dei Consuela segna dunque una svolta nell’evoluzione dei personaggi. Consuela sente per la prima volta avvicinarsi la morte e viene punta dal cinismo di cui aveva accusato David: “Avrai il coraggio di scoparmi anche senza seno?”. David, viceversa, riesce finalmente a “vedere” Consuela al di là della sua bellezza e del desiderio di possederla. Nel dialogo finale, infatti, le parti si invertono: Consuela è rasseganta all’idea che David non potrà più amarla, e gli dice: “Mi mancherai”, mentre quest’ultimo desidera continuare a guardarla (e ad amarla), ma non più per la sua bellezza. Per questo le dice: “Sono qui”. Si aprono quindi i titoli di coda sulle immagini della scena in riva al mare, in cui David intendeva lasciare Consuela. Il finale è aperto. Non sappiamo se staranno insieme, se lei vivrà. L’importante è che qualcosa è cambiato in David e che ora è capace di amare.

Forse per una volta il titolo italiano sottolinea un aspetto interessante: David è professore e maestro nell’arte erotica, ma qui viene invece rimesso sui banchi di scuola e impara la più grande lezione sull’amore, impara cioè ad amare. L’insegnante è Consuela? Forse piuttosto la vita (e la morte).

 

Giudizi

Il film si distacca notevolmente dal libro. Tralascia le scene più erotiche e carnali, ma anche l’enfasi del corpo in decadenza. Inoltre aggiunge una speranza finale che è assolutamente assente nel libro, in cui la battaglia tra amore e morte è decisamente vinta dalla morte.

Certamente il film si distacca dal libro, ma questa è un’operazione lecita da parte della regista, che ha anche acquisito i diritti per farlo. Occorre dunque giudicare il film indipendentemente dal libro. Non è certamente un film facile, molto parlato, con pochissima azione. Anche la fotografia del corpo è misurata e mai disturbante. Si può discutere sulla visione dell’amore e della morte, ma certamente il film riesce ad analizzare con precisione chirurgica alcuni dei sentimenti più importanti in questo campo e a disegnarne una credibile evoluzione.