Genere:Thriller
Durata:152'
Biglietto:€ 5.00

Uomini che odiano le donne

San Fedele 3
Auditorium 06/11/2009 20.30

regia di N. A. Oplev, basato sul romanzo di S. Larson, thriller, 152’ - Svezia/Danimarca, 2009

 

Nordisk Film
Pellicola
2009
Svezia

Quando un libro ha venduto oltre dieci milioni di copie, ricavarne un film è inevitabile; e forse apparirà perfino oltraggioso, ai cultori, riassumere il soggetto del primo volume della trilogia di Stieg Larsson a beneficio di chi non lo ha letto. Vi s’ intrecciano due linee narrative: le vicende del giornalista d’ inchiesta Michael Blomkvist, finito nelle grane per aver denunciato le malefatte di un finanziere, e il dramma della famiglia Vanger, dove lo stesso giornalista è incaricato d’ indagare su una sparizione avvenuta quarant’ anni prima. Per risolvere il mistero - un sordido caso di delitti in serie - Blomkvist ricorre all’ aiuto di un personaggio atipico in rapporto all’ universo del poliziesco (e tutt’ altro che secondario per il successo del libro): la hacker Lisbeth Salander, giovane ribelle tatuata piena di piercing e rancori, ultraconnessa con ogni genere di supporto tecnologico nonché capace di risolvere qualsiasi tipo di enigma cifrato. Tra lei e il reporter, seduttore naturale ansioso di giustizia in un mondo cinico e indifferente, si forma una strana coppia suggestiva; anche se troppo preoccupata di apparire anticonvenzionale per non risultarlo almeno un po’ . La tela di fondo su cui agiscono funge da condensato dei mali dell’ epoca (in versione svedese): capitalismo e crisi economica, sessismo e fascismo di ritorno. La buona notizia è che il primo film ricavato dalla trilogia Millennium (altri due seguiranno) riesce a preservare l’ atmosfera del romanzo, il clima funesto e sinistro in cui il Male trova il suo terreno di coltura. Buona premessa per un tipo di racconto dove l’ interesse principale è che personaggi grattino la superficie delle cose, rivelandone le verità nascoste.

Peccato che, poi, la sceneggiatura si accontenti di soluzioni spesso prevedibili, dove nuovi indizi arrivano a intervalli regolari per avvicinare gli investigatori alla soluzione. Il tutto intervallato da episodi di violenza e da scene ad effetto, studiate per non perdere l’ attenzione dello spettatore non “iniziato” alla saga. Niente di male; quanto basta, però, a fare del film di Oplev un prodotto efficiente ma un po’ anodino, formattato per l’ esportazione.

R. Nepoti, La Repubblica, 29 maggio 2009

 

Dopo aver letto e visto il ritratto spietato che fa della sua borghesia lo svedese Stieg Larsson nella fortunatissima Trilogia, si capisce quanto Bergman avesse ragione nel suo pessimismo universale. Lo conferma il thriller tratto, prima controvoglia poi con entusiasmo, da Niels Arden Oplev in un processo d’ aurea fedeltà - è più di aurea mediocritas - al libro Marsilio in cui un giornalista scopre dopo 40 anni il come, quando, perché di un delitto, rovistando con l’ hacker con tutore sadomaso tra usi e costumi incestuosi, briganti finanziari. La storia continua, intanto il film funziona nello schema probabilità e imprevisti, né si nega nulla del sensazionalismo scandalistico. La denuncia amaro stil novo nordico (vedi cine danese): la famiglia è un nido di vipere. Pur citando i nazi, in etica e sociologia non si va oltre la soluzione del caso nè si alza la voce.

M. Porro, Il Corriere della Sera, 6 giugno 2009

 

 

Scheda (de)genere

a cura di Andrea Lavagnini, Francesca Mazzini e Giuseppe Zito S.I.

invia le tue integrazioni a sf3@sanfedele.net

 

Introduzione al film

La Trilogia Millennium ha venduto più di 10 milioni di copie nel mondo. “Uomini che odiano le donne” è stato il libro più venduto in Europa nel 2008 e in Italia ha raggiunto le 650.000 copie. Stieg Larsson è stato il secondo autore più venduto nel mondo nel 2008 (al primo posto Khaled Hosseini, autore di “Il cacciatore di aquiloni”).

Guardando questo film provate a domandarvi a cosa è dovuto secondo voi il grande successo di questi romanzi e in parte anche di questo film. Evidentemente intercetta una sensibilità e dei bisogni diffusi.

 

Elementi di senso

La trilogia di Larsson (tra l’altro pubblicato postuma) prende il nome dalla rivista per cui scrive Blomkvist: Millennium. Vuole essere forse uno specchio del nostro tempo, della nostra società?

Oplev: «Era importante che il film conservasse lo spirito tagliente del libro, che avesse il coraggio di mostrare il lato oscuro della società.» (da MyMovies, Pressbook)

Stieg Larsson (1954-2004) è stato un giornalista. Direttore responsabile della rivista Expo dal 1999, in precedenza aveva lavorato a lungo per una importante agenzia di stampa. Era uno dei più autorevoli esperti mondiali di organizzazioni anti-democratiche, della destra estremista e naziste, sulle quali veniva spesso consultato.

La forza principale di Larsson sta nel suo stile non artificioso, asciutto, privo di cliché. La sua è una scrittura efficace, incisiva e professionale. Oltre a tutto questo, Larsson rivela una conoscenza profonda del campo di cui scrive, che dà credibilità alle sue storie; e possiede l’incredibile capacità di sviluppare contemporaneamente intrecci diversi e complicati. Ma soprattutto, alla fine non lascia mai niente di irrisolto.

La struttura del film è quella tipica del giallo, guidata da storie che si intrecciano verso un mistero da risolvere, una verità da svelare.

Da cosa nasce il grande successo della trilogia e in parte di questo film? Evidentemente la storia, ben raccontata, risponde a dei bisogni diffusi. Cosa succede nella nostra psiche di spettatori mentre guardiamo il film? Ci è venuto spontaneo immedesimarci nei protagonisti? Difficile dire se sia più protagonista Lisbeth o Blomkvist. Il film comincia col primo ma finisce con la seconda. Sono veramente alla pari e in entrambi i casi si tratta di vittime che si fanno giustizia. Lui è un giornalista “pulito”, una “guardia della moralità”, che denuncia gli abusi e i traffici dei potenti, ma da questi viene umiliato ingiustamente. Anche Lisbeth è una vittima di ingiustizia, soprattutto nella sfera sessuale. Evidentemente questi due profili favoriscono un’ampia immedesimazione ed empatia da parte del pubblico: l’uomo onesto e vittimizzato da un sistema ingiusto di potere e la donna molto dotata intellettualmente ma abusata sessualmente (non a caso si chiama “Uomini che odiano le donne”).

 

Giudizi

Fine thriller psicologico o puro intrattenimento da “ce la faranno i nostri eroi” non privo di violenza sensazionalistica?