Genere:Commedia
Biglietto:4 € / 7 €

INNER_SPACES CIN’ACUSMONIUM

Terrence Malick
Auditorium 8 e 23 marzo 2016 ore 20
testo/musica
CINACUSMONIUM 

ore 20, Auditorium San Fedele
ingresso € 7 / € 4 ogni proiezione

Martedì 8 marzo 2016
La sottile linea rossa (1988)

Mercoledì 23 marzo 2016
Tree of Life (2011)

SINTESI
Due grandi film di T. Malick proposti per la prima volta con la spazializzazione dell’acumonium per dare voce alle immense trame sonore volute dal regista americano. Due esperienze di cinema totale, soprattutto The Tree of Life, in cui lo spettatore viene coinvolto in un largo periplo esistenziale che abbraccia le origini dell’universo e la fine ultraterrena, con al centro quel flusso della coscienza che cerca di riconoscere un senso alla vita e il legame con il Dio creatore e redentore. La tensione tra natura e grazia e i riferimenti espliciti e impliciti alla Sacra Scrittura tessono una filigrana che attraversa tutto il dramma dell’esistenza, sospesa tra vita e morte, tra salvezza e perdizione.

APPROFONDIMENTI
Dopo i cicli su Andrej Tarkovskij, Wim Wenders e Robert Bresson, continua la riflessione del Centro San Fedele sul «sacro» nel cinema, intendendo con questo termine un’indagine dell’uomo di fronte al mistero e al senso della vita, facendone emergere le dimensioni più profonde. Il cinema è «sacro» nel momento in cui racconta l’uomo nella sua totalità, nella sua vita affettiva, intellettuale e spirituale, nelle sue relazioni con Dio, con la società, con la natura, con la politica. Sono dimensioni fondamentali che travalicano l’aspetto puramente cinematografico, per esplorare il mistero dell’uomo in tutta la sua complessità.
La dialettica vita e morte costituisce il nucleo tematico di alcuni film come La Sottile Linea Rossa (1998) e The Three of life  (2011) del noto regista americano Terrence Malick. Sono due grandi affreschi abitati da un interrogativo: «In che modo si diventa realmente uomini?»

La Sottile linea rossa suggerisce infinite riflessioni sul destino umano. Attraverso la figura del soldato Witt, che ci guida nei sentieri tortuosi della violenza e del male, sono suggerite chiavi di lettura sull’esistenza che si espliciteranno nel suo sacrificio finale. Tra un inferno di violenza e di orrori per salvare i propri compagni, il soldato terminerà il proprio calvario con una pallottola giapponese. È una sorta di anti-eroe, nella consapevolezza che, anche tra le atrocità di una guerra, non si può spegnere quell’umanità che contraddistingue l’uomo. La verità dell’uomo si gioca di fronte alla morte. Non ci possono essere eroi, ma solo uomini che vivono la paura di trovarsi di fronte alla violenza dell’altro, pronto a uccidere.
The Three of life  ruota invece attraverso la storia di una famiglia. Le prime scene, accompagnate dalla voce della madre, suggeriscono come affrontare la vita, dando la chiave interpretativa del film: “Ci sono due vie per affrontare la vita. La via della natura e la via della grazia. Sta a te scegliere quale delle due seguire. (…)”.
In questa narrazione, il tema dell’albero costituisce un sottile filo rosso che dà unità a un racconto che non segue uno sviluppo cronologico consequenziale. Se unità esiste, è quella di una “Confessione” alla continua ricerca di un perché, di una ragione. L’albero è il simbolo biblico per eccellenza. È l’albero al centro del giardino dell’Eden dal quale l’uomo è scacciato dal primo momento in cui ci si accorge della drammaticità dell’universo, ma è soprattutto quell’albero che spunta dal legno della croce, che cresce attraverso il passaggio della morte, del dolore, del dramma dell’essere uomini. E all’albero è sempre associato il fiume, con il suo lento scorrere, sempre uguale a se stesso e al tempo stesso diverso, che inghiotte le varie esperienze umane. E con il fiume, la luce domina le diverse scene. È una luce naturale, che illumina la vita dell’uomo, facendo affiorare la sua bellezza, ma al tempo stesso ne crea i chiaroscuri, mostrando le conflittualità tra bene e male. Quel lume sembra ricondurci alla veglia pasquale, richiamo alla colonna di luce che accompagna il popolo ebraico attraverso il Mar Rosso. È la luce del passaggio attraverso la morte. È quella stessa luce che compare dalle tenebre con la quale si conclude il film. Luce che è grazia. E il film diventa un trionfo della vita attraverso il dolore della morte.

CIN’ACUSMONIUM
Per la prima volta, due film di Terrence Malick verranno proiettati con un sistema audio di 50 altoparlanti (l’Acusmonium SATOR). Lo scopo non è quello di creare effetti fonici speciali o di aggiungere sonorità non previste dal regista. Si tratta di spazializzare, durante le proiezioni, unicamente le colonne sonore e il materiale audio dei due film. L’Acusmonium non ha dunque la funzione di potenziare il suono, ma contribuisce a rendere più percepibile l’unità immagine/suono nell’esperienza cinematografica. L’elemento sonoro, nel linguaggio del cinema, viene spesso concepito come un elemento esterno, aggiunto successivamente al film, nella fase del montaggio. Non è così per Terrence Malick che auspica, da parte dei registi, una maggiore compenetrazione tra suono e immagine.