Biglietto:ingresso libero

Messa dell'Incoronazione della Vergine

Mozart
Chiesa di San Fedele Sabato 18 maggio 2019 ore 16.00
Wolfgang Amadeus MOZART(1756-1791)

Concerto per violino e orchestra n.4, K 218 (1775)

Mottetto per soprano ed orchestra, K1 165 (K6 158a) (1773)
Exultate, Jubilate
     
Krönungsmesse (Messa dell'Incoronazione) 1779
i
n do maggiore per soli, coro e orchestra, K 317

Anna Maddalena Ghielmi, violino
Carlotta Colombo, soprano
Mirea Marchetto Mollica, mezzosoprano
Shinichiro Kawasaki, tenore
Renato Cadel, basso

Coro Verdemar
Orchestra Sacro Monte di Varese
Giovanni Conti, direttore

SPUNTI
Un programma mozartiano nel tempo pasquale con la Messa dell'Incoronazione della Vergine, il Mottetto Exultate, Jubilate e un Concerto per violino e orchestra.
«Mozart è pura ispirazione - in ogni caso mi tocca per questo. Ogni nota è giusta e non potrebbe essere diversa. Il messaggio è semplicemente lì. E in ciò non vi è nulla di banale, nulla di puramente ludico.L’esistenza non è ridotta, non è falsamente armonizzata. Nulla della sua gravità e  grandezza  è  tralasciato,  ma  tutto  è  portato  a  una  totalità  in  cui  possiamo  avvertire la soluzione anche delle oscurità della nostra esistenza e percepire lo splendore della verità, del quale tanto spesso siamo inclini a dubitare. La gioia che Mozart ci dona e che provo ad ogni incontro con lui, non si basa sull’esclusione di una parte della realtà, ma è espressione di una superiore percezione della totalità che possiamo chiamare solo ispirazione, da cui le sue composizioni sembrano come fluire naturalmente. Così nell’ascoltare Mozart mi resta innanzitutto la gratitudine perché ci ha donato tutto ciò e per il fatto che tutto ciò gli è stato donato» (Benedetto XVI).

Concerto per violino e orchestra n.4, K 218(1775)
    Allegro (re maggiore)
    Andante cantabile (la maggiore)
    Rondò. Andante grazioso (re maggiore)
Mozart scrisse cinque Concerti per violino e orchestra, tutti nel periodo compreso fra l'aprile e il dicembre 1775, quando il musicista diciannovenne si trovava alla corte dell'arcivescovo di Salisburgo. Ciò che è più importante rilevare sta nel fatto che questi Concerti per violino e orchestra risentono l'influenza della musica italiana e di certi analoghi modelli che recano la firma di Nardini, Tartini e Boccherini, autori che Mozart certamente aveva ascoltato nel corso del suo viaggio in Italia avvenuto qualche anno prima e che avrebbe inciso profondamente sulla evoluzione dell'arte del musicista salisburghese. Infatti vi si notano uno stile virtuosistico particolarmente spiccato e una piena valorizzazione delle qualità timbriche del violino, che sono caratteristiche molto diffuse della scuola violinistica italiana del Settecento di derivazione barocca. Totalmente mozartiani sono però la fantasia, la scioltezza con cui si dispone la materia musicale, l'equilibrio formale che trova stimolo e ragione d'essere in un sottile gioco di variazioni sviluppate con magistrale mano di artista, capace di infondere il tocco della spontaneità a tutto quello che affronta. Il musicista dispiega sonorità squillanti, episodi di sottile umorismo e abbandoni affettivi, il tutto accompagnato da quell'ambiguo sorriso che distingue la creatività mozartiana sin dall'epoca giovanile.
Un esempio in tal senso è racchiuso nel Concerto in re maggiore, il cui Allegro iniziale costituisce come un preludio articolato in due temi ben distinti e seguiti dal ritornello. Il primo tema è ripreso dal solista, che poi sviluppa una frase più propriamente violinistica con coloriture virtuosistiche. Dopo un richiamo al secondo tema si giunge alla prima cadenza dello strumento solista sino alla ripresa del dialogo con l'orchestra. L'Andante in la poggia essenzialmente sul solo del violino solista, sorretto con discrezione dall'orchestra, quasi timorosa di sciupare la poetica espressività del canto melodico. Nel Rondò conclusivo il violino solista si espande con libertà di accenti e di movimenti e con suoni elegantemente arabescati: si passa da un Andante grazioso annunciato subito dal violino ad un Allegro ma non troppo dal ritmo leggero e scanzonato per giungere all'Allegretto, così piacevolmente gioioso e ricco di un charme musicale di straordinaria finezza tutta mozartiana. L'orchestra gioca un ruolo di semplice supporto, senza ombra di elaborazione tematica e contrappuntistica.

Mottetto per soprano ed orchestra
, K1 165 (K6 158a)
(1773)
    Exsultate - Allegro (fa maggiore)
    Fulget amica dies - recitativo (basso continuo)
    Tu virginum corona - Andante (la maggiore)
    Alleluia - Allegro (fa maggiore)
 
Quest'aria per soprano e orchestra fu scritta da Mozart nel gennaio del 1773 per il cantante castrato Rauzzini su accompagnamento di due violini, viola, contrabbasso, due oboi, due corni e organo o clavicembalo. Il pezzo, composto da un Allegro, un Andante e un Allegro, non ha un carattere specificatamente religioso e si lascia ammirare per la varietà dell'accompagnamento strumentale e per la eleganza dell'invenzione vocale, quest'ultima adatta ad un tipo di canto proiettato spesso nella tessitura alta. Del resto Rauzzini aveva già dimostrato una vocalità adatta all'acuto, quando aveva interpretato il ruolo principale dell'opera Lucio Siila, rappresentata nel 1772. L'"Exsultate" è un Allegro; "Fulget amica dies" è un Recitativo; "Tu virginum corona" è un Andante; l'"Alleluja" è un Allegro. Il primo pezzo è un'aria in due strofe, di cui ciascuna è costituita da due soggetti distinti. La seconda strofa è più variata con le sue cadenze vocali sorrette da un misurato e appropriato gioco strumentale. Dopo il recitativo si inserisce l'Andante a mò di cavatina dal delicato fraseggio e su accompagnamento dei violini con la viola. Nell'"Alleluja" finale il canto si amalgama con le armonie dei violini, salvo ad uscire allo scoperto in due brevi cadenze. Secondo alcuni studiosi mozartiani questo mottetto per soprano e orchestra avrebbe in sintesi la forma di una breve sinfonia, simile a quelle che in quel periodo Mozart elaborò dopo il suo ritorno a Salisburgo dal viaggio in Italia. In più c'è da annotare in questo componimento un richiamo al belcantismo italiano così apprezzato nella Vienna settecentesca.
 
 
Krönungsmesse (Messa dell'Incoronazione) 1779
i
n do maggiore per soli, coro e orchestra, K 317

Kyrie - soli e coro - Andante maestoso (do maggiore). Andante. Maestoso
    Gloria - soli e coro - Allegro con spirito (do maggiore)
    Credo - coro - Allegro molto (do maggiore)
        Et incarnatus est - soli e coro - Adagio (do minore)
        Et resurrexit - soli e coro - Allegro molto (do maggiore)
    Sanctus - coro - Andante maestoso (do maggiore)
        Osanna - coro - Allegro assai (sol maggiore; do maggiore)
    Benedictus - soli - Allegretto (do maggiore)
        Osanna - coro - Allegro assai (do maggiore)
        Benedictus - soli e coro - Allegretto (do maggiore)
        Osanna - coro - Allegro assai (do maggiore)
    Agnus Dei - soprano - Andante sostenuto (fa maggiore)
    Dona nobis - soli e coro - Andante con moto (do maggiore). Allegro con spirito



La prima esecuzione risale al 23 marzo 1779, l'opera è stata composta per commemorare l’incoronazione dell’immagine miracolosa della Madonna nel Santuario di Maria Plain presso Salisburgo. Quest’atto di devozione era avvenuto per la prima volta durante le sventure della guerra nel 1751, dopo che il Papa aveva benedetto la simbolica corona e da allora ogni 27 giugno se ne celebrava l’anniversario.
 «E' un canto esultante da cui la fede trabocca e si trasforma  in  speranza,  e  in  cui  il  sentimento  della  gloria  di  Dio  sostiene  ed  esalta la fiducia...» (H. Ghéon).Destinata  alla  liturgia  vi  troviamo  musicati  i  testi  liturgici  dell’Ordinario  della  Messa (Kyrie, Gloria, Credo, Sanctus, Benedictus e Agnus Dei), pur appartenendo al genere delle “messe brevi”, la Messa K.317 mostra un impianto ambizioso e imponente che prevede l’utilizzo di una nutrita orchestra, di un coro e di quattro solisti. «Stringatezza formale, orecchiabilità dei temi, contrasti facilmente accessibili di atteggiamenti fastosi con altri pensosi e lirici, una scrittura corale prevalentemente omofona e la semplice bellezza dei “soli” contribuirono a farne una  tra le composizioni sacre di Mozart più popolari» (B. Paumgartner).«L'opera riunisce in una fusione perfetta, due aspetti che sembrano inconciliabili: un  carattere  popolare  e  un  modello,  sapiente  e  perfettamente  elaborato, di ciò che Mozart considerava l’ideale estetico per una messa, nel rispetto delle proporzioni della Messa breve» (C. De Nys). «Ogni brano della Messa è un canto che ha una propria vita autonoma. Il musicista usa con una stupenda precisione di tocco tutta la varietà dei  suoi  mezzi. Se il canto è bello, Dio sarà  contento. Come scrive da qualche parte Henry Bidou, Amadeus ha composto opere per gli Angeli. Ma se li guardiamo più da vicino, ci accorgiamo che questi brani, che musicalmente sono Arie con accompagnamento, movimenti di una Sonata o di una Sinfonia, si uniformano scrupolosamente e con naturalezza al significato profondo del testo sacro, benché vi dominino la gioia e la gloria. Ma lo scopo della nostra vita non è proprio questo: il raggiungimento della gioia e della gloria?» (H.Ghéon).
La “Krönungsmesse” è quasi tutta in Do (ad eccezione della prima parte dell’Agnus Dei che è in Fa) e si mantiene in maggiore con una insistenza che desta meraviglia. È un susseguirsi quasi continuo di accordi perfetti. L’accordo di Do dal quale prende lo slancio il Kyrie iniziale, sembra essere l’unico motivo, il filo conduttore che la sostiene e la guida fino alla fine; anche quando le voci lo abbandonano, gli strumenti lo ripetono senza stancarsi fino a che non riescono a ricondurvele definitivamente.
Il Kyrie inizia con una triplice invocazione corale che si fa grido: Signore abbi pietà di noi! L’ingresso del soprano prima e del tenore poi, rende questa invocazione, attraverso una improvvisa pacatezza, consapevole della accordata pietà: il tema vocale, quando la preghiera si rivolge a Dio Padre, non abbandona la tonalità maggiore; appena si rivolge al Figlio «Christe eleison», passa alla modalità minore, nello spazio di una o due battute, appena il tempo di dirci: «Il Cristo ha sofferto...».
Nel Gloria il tripudio di lode del coro è una festa che alterna il coro alle voci soliste quasi ricordando la prassi dell’alternatim propria del canto liturgico. Riferendosi al Sacrificio del Figlio per la salvezza dell’uomo «qui tollis peccata mundi», i passaggi corali rivelano tutto il dramma della condizione umana di peccato e la sua necessità di salvezza. Ma la risposta è nelle voci soliste che implorano con commozione la Misericordia Divina che diventa un abbraccio sicuro e definitivo: «quoniam Tu solus Sanctus, Tu solus Dominus, Tu solus Altissimus». Così si ritorna alla gioia iniziale che resta sospesa appena un attimo per lasciare spazio ad una dolce deferenza nel pronunciare il nome di Gesù Cristo. La ripetuta affermazione dell’Amen, cantato con solida certezza dal coro e intervallato dal canto vocalizzato dei solisti, sottolinea l’adesione convinta e gioiosa alla fede.
Con il Credo, Mozart descrive i fondamenti della fede cattolica partendo da una scala di Do maggiore scandita dai bassi dell’orchestra disegnando un climax che porta al canto certo e gioioso del coro che, ribattendo le sillabe su un’unica nota (il do) declama: «Io credo in un solo Dio» come un’unica voce. È una fede che non vacilla quella che si canta in questo Credo: l’orchestra dà ampio spazio a timpani ed ottoni, il  ritmo  sostiene  senza  tregua, gli archi, rapidi,  si  destreggiano  in  volute  che  creano un clima festoso ed il coro canta sempre a piena voce. «Descendit de coelis»  mostra  una  linea  melodica  discendente  quasi  a  disegnare  Dio  che  si  piega  sull’uomo  introducendo,  in  questo  modo,  il  Fatto  dell’Incarnazione  che  sospende la festa corale: le voci dei soli, ancora una volta interpreti del cuore dell’uomo, tenere  e  solenni  al  tempo  stesso,  fermano  il  momento  in  cui  Dio,  attraverso Maria, si fa uomo: «et homo factus est», per lasciare, subito dopo,  spazio al coro che grida la sofferenza della Crocifissione. Con sillabe staccate, quasi fossero singhiozzi, si canta la morte di Cristo: «passus et sepultus est». Ma la pietra che rotola sul sepolcro non è la fine, e così il coro non ha ancora terminato l’ultima sillaba del racconto della morte, che riesplode, gioiosa, l’orchestra e il coro annuncia, festoso, la Resurrezione. Le trombe e timpani e lo squillo della voce del soprano annunciano il Mistero della Trinità la cui profondità è espressa dall’intreccio delle  voci soliste confuse dalle veloci quartine dei violini. Rientra il coro per annunciare che la Chiesa è una, santa, cattolica e apostolica. Lo fa fondendo i due elementi dell’inizio: il Do tenuto e la solita scala di Do per ribadire la stabilità della Chiesa (...non prevalebunt!).
Il Sanctus è l’“inno dei serafini” udito nel tempio di Gerusalemme dal profeta Isaia (Is 6,3).«[...]Nel  testo  liturgico  lo  scenario  non  è  più,  come  nel  profeta,  il  tempio  di  Gerusalemme,  ma  il  cielo,  che  nel  mistero  si  apre  verso  la  terra. Per  questo  non  sono  più  semplicemente  i  serafini  che  acclamano,  bensì  l’intera  schiera  celeste,  nella  cui  acclamazione,  a  partire  da  Cristo,  il  quale  unisce  fra  loro  il  cielo e la terra, può unirsi l’intera Chiesa, l’umanità salvata» (J. Ratzinger). Il canto del Sanctus nella Messa, è quindi il momento in cui la comunità radunata sulla terra si unisce ai cori celesti, nell’acclamazione alla Maestà Divina. Mozart, attraverso un’ampia e tesa melodia che pare in continua sospensione, intona il canto degli angeli. Ma ecco che, annunciato dai trilli degli archi, irrompe con decisione l’osanna. Originariamente un grido d’aiuto, diventa ora un canto di lode che collega Cielo e terra.Nel Benedictus l’espressione “Colui che viene”, così come l’intero testo, proviene  dal  salmo  118  ed  era  diventata, per i giovani di Gerusalemme che con  queste parole acclamavano Gesù la Domenica delle Palme, un appellativo per il Messia. Così, nella Liturgia, se il Sanctus è riferito all’eterna gloria di Dio, il Benedictus invece è riferito alla venuta del Dio incarnato in mezzo a noi. Sono quindi le voci dei solisti che con una affettuosa melodia si fanno interpreti della meraviglia che il Mistero dell’Incarnazione desta nel cuore dell’uomo che ne è toccato. «[...]Colui che è venuto è sempre anche Colui che viene: la sua venuta eucaristica, l’anticipazione della sua ora, trasforma la promessa in presenza e attira il futuro dentro il nostro oggi» (J. Ratzinger).
Nell’agnus Dei la voce femminile che dolce e appassionata intona la supplica alla Misericordia di Dio, è come se, finalmente, chiamasse ciascuno di noi a stare di fronte al Tu di Cristo, Agnello immolato, con confidenza e amore. Il soprano ripete per tre volte un’accorata invocazione al perdono con una penetrante e malinconica melodia. 

 
TESTI
Exsultate, jubilate,
o vos animae beatae,
dulcia cantica canendo,
cantui vestro respondendo,
psallant aethera cum me.

Fulget amica dies,
jam fugere et nubila et procellae,
exorta est justis inexpectata quies.
Undique obscura regnabat nox,
surgite tandem laeti,
qui timuistis adhuc,
et jucundi aurorae fortunatae
frondes dextera piena et lilia date.

Tu virginum corona,
tu nobis pacem dona,
tu consolare affectus,
unde suspirat cor.

Alleluja.  Esultate, giubilate,
o voi, anime beate,
cantando soavi cantici;
in risposta al vostro canto,
i cieli cantano e suonano con me.

Risplende benevolo il giorno,
ormai sono scomparse nubi e tempeste;
è sorta per i giusti una calma inattesa.
Ovunque regnava oscura la notte,
sorgete infine,
voi che sinora avete vissuto nel timore,
e offrite gioiosi alla felice aurora
foglie e fiori di giglio a piene mani.

O tu, corona delle vergini,
dona a noi la pace.
Consola le afflizioni,
per cui il cuore sospira.

Alleluia.
MESSA DELL'INCORONAZIONE
KYRIE

Kyrie eleison
Christe eleison
Kyrie eleison

GLORIA

Gloria in excelsis Deo, et in terra pax hominibus bonae voluntatis. Laudamus te, benedicimus te, adoramus te, glorificamus te. Gratias agimus tibi propter magnam gloriam tuam. Domine Deus, Rex coelestis, Pater Omnipotens, Domine, Fili Unigenite, Jesu Christe, Domine Deus, Agnus Dei, Filius Patris. Qui tollis peccata mundi, miserere nobis, suscipe deprecationem nostram. Qui sedes ad dexteram Patris, miserere nobis. Quoniam Tu solus Sanctus, Tu solus Dominus, Tu solus Altissimus. Jesu Christe. Cum Sancto Spiritu in gloria Dei Patris. Amen.

CREDO

Credo in unum Deum, Patrem Omnipotentem, factorem coeli et terrae, visibilium omnium et invisibilium. Et in unum Dominum, Jesum Christum, Filium Dei, Unigenitum, et ex Patre natum ante omnia saecula, Deum de Deo, lumen de lumine, Deum verum de Deo vero, genitum, non factum consubstantialem Patri, per quem omnia facta sunt, qui propter nos homines et propter nostram salutem descendit de coelis. Et incarnatus est de spiritu sancto ex Maria Virgine, et homo factus es, crucifixus etiam pro nobis sub Pontio Filato, passus et sepultus est. Et resurrexit tertia die, secundum scripturas. Et ascendit in coelum, sedet ad dexteram Patris; et iterum venturus est, cum gloria, judicare vivos et mortuos, cujus regni non erit finis. Credo in Spiritum Sanctum Dominum et vivificantem, qui ex Patre Filioque procedit, qui cum Patre et Filio simul adoratur et conglorificatur, qui locutus est per Prophetas. Et in unam sanctam, catholicam et apostolicam Ecclesiam. Confiteor unum baptisma, in remissionem peccatorum. Et expecto resurrectionem mortuorum, et vitam venturi saeculi. Amen.

SANCTUS

Sanctus, Sanctus, Sanctus Dominus Deus, Sabaoth. Pleni sunt coeli et terra gloria tua, Hosanna in excelsis.

BENEDICTUS

Benedictus qui venit in nomine Domini, Hosanna in excelsis.

AGNUS DEI

Agnus Dei, qui tollis peccata mundi, miserere nobis.
Agnus Dei, qui tollis peccata mundi, miserere nobis.
Agnus Dei, qui tollis peccata mundi, dona nobis pacem.