Biglietto:ingresso libero

Requiem di Luigi Cherubini

Mozart e Cherubini
Chiesa di San Fedele Domenica 26 maggio 2019 ore 16.30
Wolfgang Amadeus Mozart (1756-1791)

SIINFONIIA N. 41 in do maggiore "Jupiter", K 551
    Allegro vivace (do maggiore)
    Andante cantabile (fa maggiore)
    Minuetto e trio. Allegretto (do maggiore)
    Molto Allegro (do maggiore)
 
Luigi Cherubini (1760 - 1842) 

REQUIEM in do minore
    Introitus - Larghetto sostenuto
    Graduale - Andantino largo
    Dies Irae - Allegro maestoso
    Offertorium - Andante
    Sanctus - Andante
    Pie Jesu - Larghetto
    Agnus Dei - Sostenuto
 
In collaborazione con la Fondazione Milano e la Civica Scuola di Musica C. Abbado

I Civici Cori
Orchestra della Civica Scuola di Musica Claudio Abbado


Francesco Girardi, maestro preparatore
Mario Valsecchi, direttore

Per il ciclo Sacro in Musica si rinnova la collaborazione con Ia Fondazione Milano e I Civici Cori e Orchestra della Civica Scuola di Musica Claudio Abbado diretta dal M° Mario Valsecchi; viene proposta una Sinfonia dell'ultimo periodo di Mozart e il Requiem in Do di Luigi Cherubini, di rara esecuzione.

SPUNTI
W.A. MOZART
SIINFONIIA N. 41 in do maggiore "Jupiter", K 551
Mozart compose le sue tre ultime Sinfonie - in mi bemolle maggiore K. 543, in sol minore K. 550 e in do maggiore K. 551 - in tre soli mesi, tra il giugno e il 10 agosto 1788. La ripresa in maggio del Don Giovanni a Vienna, dopo il trionfo della prima a Praga, non aveva sortito il successo sperato e la situazione finanziaria del musicista si era fatta preoccupante. Ne fanno fede, amaramente, le incalzanti richieste di denaro rivolte all'amico e compagno di loggia massonica Michael Puchberg, e la conseguente necessità di cambiare alloggio, spostandosi dal pieno centro di Vienna alla meno costosa periferia. Il 27 giugno la morte ad appena sei mesi di età della figlioletta Theresia pesò ulteriormente su equilibri psichici e familiari già precari. Tutto ciò concorre a fare di quell'estate del 1788 uno dei periodi più infelici della vita di Mozart. La liberazione avvenne ancora una volta col lavoro creativo, come in una lotta incessante tra l'ombra e la luce: sicché può sorprendere ma non meravigliare la straordinaria piena creativa di quel periodo, con la composizione febbrile dei tre capolavori sinfonici accanto ad altre pagine importanti di musica da camera. Al culmine della triade dell'88, e quasi suggello luminoso di tutto il sinfonismo mozartiano, la Jupiter celebra il trionfo di un magistero tecnico ed espressivo tanto spontaneamente esibito quanto pazientemente costruito sul confronto con i grandi modelli del presente (Haydn) e del passato (il contrappunto bachiano e hàndeliano). Dopo la scelta di un organico più raccolto per la Sinfonia in sol minore, Mozart ritorna al fasto timbrico di quella in mi bemolle, con trombe e timpani, ma senza i clarinetti: una tavolozza timbrica tesa a valorizzare il carattere vittoriosamente affermativo di un lavoro che, con la lucentezza abbagliante delle sue astratte geometrie formali, si allontana non solo dalla robusta opulenza della Sinfonia K. 543 ma anche dal cupo patetismo della Sinfonia in sol minore K. 550. La Sinfonia K. 551, nella sua maestà solare intonata a olimpica grandezza (da cui il nome di Giove, probabilmente attribuitole dall'impresario londinese Johann Peter Salomon, l'alfiere di Haydn), coniuga la solidità comunicativa di un do maggiore dimostrativamente epico e monumentale con la sottigliezza a tratti perfino inquietante della ricerca contrappunstica: come a voler mettere alla prova la coscienza in una conquista professionale perseguita e goduta in orgogliosa solitudine con la sfida a un altro da sé, di natura tanto rigorosamente impegnata quanto libera, leggera e ironicamente ambigua.

La Jupiter è una sorta di apoteosi della forma sonata, estesa eccezionalmente a ciascuno dei quattro movimenti, e tuttavia rivitalizzata da un così organico uso del contrappunto da conquistare nuovi spazi espressivi, arcate e tessiture sinfoniche fino ad allora mai esperite.

Nell'esposizione del primo movimento, Allegro vivace in do maggiore e senza introduzione, la geometria sonatistica, benché disegnata sulla trama abituale dei due temi, tende ad allargarsi nella complessità di profondi contrasti psicologici. Prima ancora che venga presentata la seconda idea tematica, gli elementi del primo tema entrano a far parte di un capillare processo di elaborazione, dilatatosi in un'ampia transizione di ben cinquantacinque misure. Una pausa teatrale separa questa sezione dall'atmosfera del secondo tema, che dall'iniziale grazia quasi affettuosa precipita fuggevolmente in un tono tragico e pensoso. Né è ancor tutto. Prima di chiudere la parte espositiva Mozart introduce un terzo tema nella coda, ancora isolato da una pausa d'effetto. Si tratta della citazione scherzosa di un'arietta buffa (Un bacio di mano K. 541) composta tre mesi prima per il basso Francesco Albertarelli, l'interprete viennese del Don Giovanni: un tema all'apparenza innocente e leggero, pronto tuttavia a lasciarsi frammentare nella prima parte dello sviluppo in un denso gioco contrappuntistico. L'altra metà dello sviluppo si richiama invece imperiosamente al tema principale d'esordio, introdotto da una falsa ripresa del tono della sottodominante. La vera ripresa alla tonica si presenta ulteriormente ampliata e arricchita nella strumentazione.

Anche nell'Andante cantabile in fa maggiore è rinvenibile una struttura sonatistica basata sull'opposizione di una serena melodia enunciata dai violini e dalle viole con sordina con una seconda idea in do minore di carattere agitato e drammatico. Un terzo tema di fluente effusione melodica riporta di nuovo nel modo maggiore; ma sarà la seconda idea tematica in do minore, con le sue affannose sincopi e le increspature delle coppie di biscrome, a dominare interamente lo sviluppo. La ripresa è variata e viene preparata dalla riapparizione del terzo tema con funzione cadenzante, per lasciare spazio alla melodia iniziale solo nella coda, in un sottile gioco di incastri e di ricreazioni del materiale espositivo.

Anche la forma binaria del Minuetto è dilatata dalle dimensioni che vi assume la seconda parte, impreziosita da un sinuoso disegno cromatico discendente, in contrappunto con se stesso, che dà inopinatamente origine a una sezione di sviluppo di stampo sonatistico. Ricollegandosi a questa figura, le prime quattro note della sezione mediana del Trio anticipano il tema-soggetto, quasi "motto", con cui si apre, sottovoce e in tono di mistero, il Finale, Molto allegro. Per quanto Mozart avesse già utilizzato questo incipit in almeno una decina di composizioni precedenti, a cominciare dall'Andante della sua prima Sinfonia K. 16, esso si presenta ora come una emblematica sintesi del pensiero sonatistico e di quello della fuga, quasi a creare un innesto del monotemarismo contrappuntistico barocco nei principi dialettici del linguaggio classico.

Cinque idee tematiche (tre appartenenti al primo tema, due riservate al secondo) si succedono nella imponente esposizione, rivelando nessi intimi e strette parentele. Dopo il ritornello, un breve sviluppo fugato combina ed elabora materiale proveniente dalla prima sezione tematica. Ma questo processo non si esaurisce nello sviluppo, prolungandosi direttamente nella ripresa, dove raggiunge punte di tensione armonica sorprendenti e quasi estreme. Infine tutti e cinque gli incisi tematici ricorrono nel grandioso edificio polifonico della famosa coda: essa si distende ancora per quasi cento battute, prima nella calma di una solenne dilatazione in valori larghi, poi nella stretta festosa e incisiva. Tale limpido furore contrappuntistico si placa solo nella fanfara gioiosa del congedo, come in un gesto teatrale definitivo che racchiuda un appello all'eternità.

LUIGI CHERUBINI 
REQUIEM in do minore (1816)
Organico: coro misto, 2 oboi, 2 clarinetti, 2 fagotti, 2 corni, 2 trombe, 3 tromboni, timpani, tam-tam, archi
Composizione: Parigi, 1816
Prima esecuzione: Parigi, Saint Denis, 21 gennaio 1817
Edizione: Luigi Cherubini, Parigi, 1820 circa 
Composto nel 1815 per volere di Luigi XVIII (in onore del fratello Luigi XVI giustiziato vent'anni prima), il Requiem fu eseguito nella chiesa di St. Denis a Parigi il 21 gennaio 1816. La partitura impressionò particolarmente i coevi e divenne modello per i compositori, che ne apprezzavano la scrittura elegante, l'intrinseca mestizia, nonché l'assenza di un deprecabile tono celebrativo. Più di quello di Mozart, il Requiem di Cherubini piaceva a Beethoven che affermava: «Un Requiem deve essere una commemorazione malinconica dei morti. [...] Deve essere una musica calma; non c'è bisogno della tromba del Giudizio: la commemorazione dei morti non richiede strepito». Cherubini, dunque, sceglie il tono solenne e distaccato di una composizione scritta per l'umanità, rifuggendo da accenti patetici o malinconici che avrebbero conferito un carattere intimo, estraneo alle idee del compositore. Del resto non compaiono voci solistiche, perché la loro presenza avrebbe interrotto l'effetto della collettività in preghiera, concentrando troppo l'attenzione su singoli elementi, mentre è il "tutto", la dimensione antisoggettiva che stanno alla base della composizione. Come afferma Degrada, «a differenza della musica dei giovani compositori romantici che tanto l'ammiravano, la musica di Cherubini non allude mai: afferma. Essa è la concretizzazione di un mondo di idee organizzato in una visione dell'arte e del mondo che ha una saldezza granitica e che viene esibita con un rigore morale e una fermezza che potevano suggerire a Robert Schumann il paragone con Dante».
Introitus et Kyrie

Pur rinunciando al timbro dei violini, il compositore costruisce la partitura affidando all'orchestra la parte cantabile (nel mirabile impasto tra fagotti e violoncelli), e al coro un ruolo quasi di accompagnamento, fascia sonora che solo raramente si innalza dal registro medio. Tutto ciò concorre a creare il colore scuro che segna l'apertura e domina buona parte della composizione. Il linguaggio è scarno, le armonie "povere", tutta l'attenzione si concentra dunque sulle parole, scandite e ripetute, sempre chiare e mai confuse da artifizi contrappuntistici.
Graduale

Separato armonicamente, ma naturale appendice dell'Introitus, il Graduale riduce ancora di più le forze in campo, un effetto di assottigliamento il cui scopo è quello di far risaltare l'impatto del «Dies Irae».
Dies Irae

Un colpo di tam-tam, dopo gli squilli degli ottoni, dà il via alla descrizione del giudizio universale: un inizio molto teatrale che ricorda certe esplosioni di temporali nel melodramma ottocentesco, anche per l'uso degli archi (compresi i violini) che hanno veloci note ribattute in pianissimo. Il senso incalzante del ritmo è inoltre accentuato dal semplice espediente di far cantare al coro una medesima melodia spostando però l'attacco degli uomini una battuta dopo quella delle donne. Si innesca così un "inseguimento" che, pur nella sua evidenza, non manca di creare una certa tensione; l'implacabile meccanismo travolge il «Tuba mirum» e si placa solo al «Salva me» per poi riprendere, ancora più frenetico, al «Confutatis maledictis». Le varie parti della lunga sequenza («Dies Irae», «Tuba mirum», «Rex tremendae», «Salva me», «Recordare», «Confutatis maledictis», «Voca me», «Oro supplex», «Lacrymosa») oltre a questo tratto comune nell'uso del coro, sono assecondate in tutte le pieghe del testo in modo quasi didascalico: dalla solenne fanfara del «Tuba mirum» si passa alla preghiera accorata del «Salva me». L'ira del «Confutatis» trova la giusta espressione nelle risorse del contrappunto, mentre la fiducia nella salvezza eterna («Lacrymosa») si riflette nella pacata armonia del canto, poggiata su una fascia orchestrale quasi trasparente ed immobile.
Offertorium

Si ripete lo schema già collaudato dell'Introitus, con l'orchestra che torna a muoversi e a cantare mentre il coro scolpisce le parole con un solenne andamento omoritmico. Al versetto «Quam olim Abrahae promisisti, et semini ejus», Cherubini, in ossequio ad una tradizione consolidata, imposta una fuga magniloquente, prova significativa della sua fama di abile contrappuntista. Anche in questo caso però l'architettura salvaguarda la comprensibilità del testo e dove le parole si sovrappongono Cherubini le ripete finché non siano emerse in tutta la loro pregnanza.
Sanctus

L'orchestra al completo (con trombe, tromboni e corni sempre in evidenza) ed il coro quasi sempre nel registro medio-alto, rendono imponente e sfarzosa la celebrazione della gloria divina in questa breve ma intensa pagina. Il metro ternario conferisce inoltre una fierezza che trova la logica conseguenza nell'invocazione «Hosanna in excelsis», perfetto esempio di concordanza tra testo e musica.
Pie Jesu

La preghiera per le anime defunte diviene, tra le mani del compositore, un'elegante melodia che si snoda per otto battute e ritorna più volte tra le varie voci, un leitmotiv sapientemente costruito per imprimersi nella memoria dell'ascoltatore. L'orchestra accompagna sempre in pianissimo come se non volesse "disturbare" il movimento delle voci, e solo qua e là clarinetti e fagotti impreziosiscono la partitura con la loro particolare sonorità.
Agnus Dei

Il coro implora la pace eterna, e l'Agnello di Dio viene invocato per tre volte con grande energia. Cherubini alterna in modo netto forte e piano e, dopo aver infiammato la parte centrale («Lux aeterna»), nel finale in pianissimo si allontana dalla preghiera esteriore, quella declamata, per concentrarsi sul silenzio dell'interiorità che mano a mano dilaga nella partitura.

TESTO
Testo e traduzione:

Luigi Cherubini (1760 - 1842)

REQUIEM in do minore per coro e orchestra


1. - INTROITUS

Requiem æternam dona eis, Domine; et lux perpetua luceat eis.
Te decet hymnus, Deus, in Sion, et tibi reddetur votum in Jerusalem;
exaudi orationem meam; ad te omnis caro veniet.

Requiem æternam dona eis, Domine; et lux perpetua luceat eis.
Kyrie eleison; Christe eleison; Kyrie eleison.

O Signore, dona a loro un eterno riposo e splenda ad essi una luce perpetua.
Si innalzi un inno a Te, o Dio, in Sion, a te si sciolga il voto in Gerusalemme.
Esaudisci la mia preghiera: a te verrà ogni mortale.
O Signore, dona a loro un eterno riposo e splenda ad essi una luce perpetua.
Signore, pietà. Cristo, pietà. Signore, pietà.

2. - GRADUALE

Requiem æternam dona eis, Domine, et lux perpetua luceat eis;
in memoria æterna erit justus, ab auditione mala non timebit.

O Signore, dona loro un eterno riposo.
Il giusto sarà nella memoria eterna, non temerà sventure dalla diceria.

3. - DIES IRAE

Dies iræ, dies illa,
Solvet saeclum in favilla,
Teste David cum Sibilla.

Quantus tremor est futurus,
Quando Judex est venturus,
Cuncta stricte discussurus!

Tuba mirum spargens sonum
Per sepulchra regionum
Coget omnes ante thronum.

Mors stupebit et natura
Cum resurget creatura
Judicanti responsura.

Liber scriptus proferetur,
In quo totum continetur,
Unde mundus judicetur.

Judex ergo cum sedebit,
Quidquid latet apparebit,
Nil inultum remanebit.

Quid sum miser tunc dicturus?
Quem patronum rogaturus,
Cum vix justus sit securus?

Rex tremendæ majestatis,
Qui salvandos salvas gratis,
Salva me, fons pietatis.

Recordare, Jesu pie,
Quod sum causa tuæ viæ,
Ne me perdas illa die.

Quærens me sedisti lassus,
Redemisti Crucem passus,
Tantus labor non sit cassus.

Juste Judex ultionis,
Donum fac remissionis
Ante diem rationis.

Ingemisco tamquam reus,
Culpa rubet vultus meus:
Supplicanti parce, Deus.

Qui Mariam absolvisti,
Et latronem exaudisti,
Mihi quoque spem dedisti.

Preces meæ non sunt dignæ,
Sed tu, bonus, fac benigne
Ne perenni cremer igne.

Inter oves locum præsta
Et ab hædis me sequestra,
Statuens in parte dextra.

Confutatis maledictis,
Flammis acribus addictis,
Voca me cum benedictis.

Oro supplex et acclinis,
Cor contritum quasi cinis,
Gere curam mei finis.
 
Lacrymosa dies illa,
Qua resurget ex favilla,
Judicandus homo reus.

Huic ergo parce, Deus:
Pie Jesu, Domine,
Dona eis requiem. Amen.

Giorno dell'ira, quel giorno che
dissolverà il mondo terreno in cenere
come annunciato da Davide e dalla Sibilla.

Quanto terrore si spargerà
quando il giudice giungerà
a giudicare severamente ogni cosa.

La tromba diffondendo un suono mirabile
tra i sepolcri del mondo
spingerà tutti davanti al trono.

La Morte e la Natura si stupiranno
quando risorgerà ogni creatura
per rispondere al giudice.

Sarà presentato il libro scritto
nel quale è contenuto tutto,
dal quale si giudicherà il mondo.

E dunque quando il giudice si siederà,
ogni cosa nascosta sarà svelata,
niente rimarrà invendicato.

In quel momento che potrò dire io, misero,
chi chiamerò a difendermi,
quando a malapena il giusto potrà dirsi al sicuro?

Re di tremendo potere,
tu che salvi per grazia chi è da salvare,
salva me, fonte di pietà.

Ricorda, o buon Gesù,
che io sono la causa della tua venuta;
non lasciare che quel giorno io sia perduto.

Cercandomi ti sedesti stanco,
mi hai redento con il supplizio della Croce:
che tanto sforzo non sia vano!

Giusto giudice di retribuzione,
concedi il dono del perdono
prima del giorno della resa dei conti.

Comincio a gemere come un colpevole,
per la colpa è rosso il mio volto;
risparmia chi ti supplica, o Dio.

Tu che perdonasti Maria 
tu che esaudisti il buon ladrone,
anche a me hai dato speranza.

Le mie preghiere non sono degne;
ma tu, buon Dio, con benignità fa'
che io non sia arso dal fuoco eterno.

Assicurami un posto fra le pecorelle,
e tienimi lontano dai caproni,
ponendomi alla tua destra.

Una volta smascherati i malvagi,
condannati alle fiamme feroci,
chiamami tra i benedetti.

Prego supplice e in ginocchio,
il cuore contrito, come ridotto a cenere,
prenditi cura del mio destino.

Giorno di lacrime, quello,
quando risorgerà dalla cenere
Il peccatore per essere giudicato.
perdonalo, o Dio:

Signore Gesù misericordioso,
dona a loro la pace.

4. - OFFERTORIUM

Domine, Jesu Christe, Rex gloriæ,
libera animas omnium fidelium defunctorum de pœnis inferni et de profundo lacu:
libera eas de ore leonis, ne absorbeat eas Tartarus, ne cadant in obscurum:
sed signifer sanctus Michael repræsentet eas in lucem sanctam.
Quam olim Abrahae promisisti et semini ejus.
Hostias et preces tibi, Domine, laudis offerimus:
tu suscipe pro animabus illis, quarum hodie memoriam facimus:
fac eas, Domine, de morte transire ad vitam.
Quam olim Abrahae promisisti et semini ejus.

Signore Gesù Cristo, Re della gloria,
libera le anime di tutti i fedeli defunti dalle pene dell'inferno e dalla fossa profonda:
liberale dalla bocca del leone, affinché non vengano inghiottite dal Tartaro, e non cadano nell'oscurità:
ma l'alfiere San Michele le ritragga nella luce santa,
che un tempo promettesti ad Abramo e alla sua stirpe.
O Signore, a Te offriamo sacrifici e preghiere di lode;
Tu ricevi(le) in favore di quelle anime, delle quali oggi facciamo memoria.
O Signore, fa' che esse passino dalla morte alla vita,
che un tempo promettesti ad Abramo e alla sua stirpe.

5. - SANCTUS

Sanctus, sanctus, sanctus Dominus Deus Sabaoth.
Pleni sunt cœli et terra gloria tua.
Hosanna in excelsis.
Benedictus qui venit in nomine Domini.
Hosanna in excelsis.

Santo, santo, santo, il Signore, Dio dell'Universo.
I cieli e la terra sono pieni della tua gloria.
Osanna nell'alto dei cieli.
Benedetto colui che viene nel nome del Signore.
Osanna nell'alto dei cieli.

6. - PIE JESU

Pie Jesu, Domine, dona eis requiem sempiternam.

O Signore Gesù, colmo di pietà, dona loro il riposo eterno!

7. AGNUS DEI

Agnus Dei, qui tollis peccata mundi, dona eis requiem.
Agnus Dei, qui tollis peccata mundi, dona eis requiem.
Agnus Dei, qui tollis peccata mundi, dona eis requiem sempiternam.
Lux æterna luceat eis, Domine, cum Sanctis tuis in æternum, quia pius es.
Requiem æternam dona eis, Domine, et lux perpetua luceat eis.

Agnello di Dio, che togli i peccati del mondo, dona a loro il riposo eterno.
Agnello di Dio, che togli i peccati del mondo, dona a loro il riposo eterno.
Agnello di Dio, che togli i peccati del mondo, dona a loro il riposo eterno.
Una luce eterna spenda su di essi, Signore, con i tuoi santi in eterno, poiché sei ricolmo di pietà.
L'eterno riposo dona loro, o Signore, e una luce perpetua splenda su di essi.