Biglietto:6 € / 8 € / 12 €

K. STOCKHAUSEN Oktophonie

INNER_SPACES #2 2019-2020
Auditorium San Fedele lunedì 21 ottobre 2019 
• Ore 18.30 - Lezione a ingresso libero 
Oktophonie di K. Stockhausen: una guerra per lo spazio tra Michael e Luzifer
a cura di Massimiliano Viel 

• Ore 21 - Concerto 
 
FRANCOIS BAYLE 
(F)
Motion - émotion (1985)

kARLHEINZ STOCKHAUSEN (D)
Oktophonie (1991)

Regia acusmatica Giovanni Cospito
Regia tecnica: Filippo Berbenni

Auditorium San Fedele 
(Prevendita CLICCA QUI per informazioni 02 86352231)

In coproduzione con il Festival Milano Musica

SINTESI
Oktophonie risale al 1991, fa parte dell’Opera Dienstag aus Licht e segna una svolta decisiva nella produzione di musica elettronica di K. Stockhausen, un passo decisivo verso l’ascolto immersivo e le atmosfere drone con l’uso di sintetizzatori e altre apparecchiature. Il musicista tedesco, assistito dal figlio Simon, ha prodotto le 8 tracce originarie nello Studio per la Musica Elettronica di Colonia, integrando alcuni campioni vocali. Per la diffusione Stokhausen ha previsto una complessa spazializzazione per 8 gruppi di altoparlanti posizionati negli spigoli di un cubo virtuale dentro cui si trovano gli ascoltatori. Il suono si muove liberamente: con movimenti verticali e diagonali, con lente rotazioni a spirale.
Nel contesto drammaturgico dell’Opera Dienstag aus Licht, Oktophonie evocava la lotta tra l’arcangelo Michele e Lucifero.
Aprirà la serata, Motion-Emotion (1985) di François Bayle, il padre della musica acusmatica. Un’opera in cui la dimensione dello spazio diventa gioco di virtuosismo percettivo, grazie agli scarti dinamici in chiaroscuro che vanno dalla piena presenza timbrica agli effetti scarni di scheletri sonori.

SVILUPPI
Due opere storiche di musica elettronica a confronto che presentano due concezioni musicali contrapposte, testimonianza di un noto conflitto che ha avuto luogo nel contesto musicale europeo del Dopoguerra e che si è protratto fino agli anni Novanta. Da una parte, Oktophonie di Karlheinz Stockhausen, che, nel corso del suo lungo itinerario artistico, nonostante un’evoluzione costante e la parentesi della musica intuitiva del 1968, ha mantenuto i principi di una rigorosa organizzazione dei parametri (altezze, timbro, durate, dinamiche) e della forma (nei diversi livelli delle microsezioni e della macrostruttura). Dall’altra parte, Motion-émotion di François Bayle, tra i maggiori rappresentanti della musica elettronica francese, corrente musicale nata con Pierre Schaeffer, inventore della musique concrète alla fine degli anni Quaranta. Un indirizzo estetico, questo, più attento agli oggetti musicali, al suono che producono le macchine, gli utensili nelle diverse situazioni della vita quotidiana, e successivamente l’integrazione di campionamenti di molteplici fonti sonore e anche l’utilizzo di sintetizzatori e altre apparecchiature elettroniche, una musica – come scrive Schaeffer nel 1952 – in cui si fa esperienza di come le cose parlano da se stesse, come se proponessero il messaggio di un mondo che ci è sconosciuto.

Le due opere proposte sono rappresentative di due distinte modalità di costruire un continuum musicale. Quello di François Bayle, di 22 minuti, è caratterizzato da una concezione evocativa, poetica, simbolica del movimento attraverso l’uso di raffinatissime trame sonore mutuate prevalentemente da campionature di sequenze di differenti famiglie orchestrali. La cifra stilistica  di Bayle consiste nell’arte di sovrapporre diverse stratificazioni sonore, di contrastare magistralmente le dinamiche, nell’effervescenza delle figure e nel virtuosismo della spazializzazione acusmatica a partire da una semplice traccia stereo.
L’opera di Stockhausen è invece di ampie dimensioni, quasi 70 minuti, con sonorità massicce, ben connotate sul piano timbrico: drone, suoni di sintesi, con la presenza costante di bordoni e suoni pedale, conevoluzioni lentissime. La spazializzazione è complessa, ottofonica, proietta il suono in tutte le direzioni dello spazio di diffusione. È un grande affresco sul tema della lotta tra Michaele (registro medio acuto) e Luzifer (suoni gravi) e segna una svolta decisiva nella produzione della musica elettronica del maestro tedesco, nella direzione dell’ascolto immersivo, in anticipo su tanta produzione ambient degli ultimi trent’anni.

François Bayle (1932)
Motion-émotion 1985 (22’)
per nastro magnetico

François Bayle riassume il carattere della sua musica in questo modo: “il mio proposito è stato sempre lo stesso: comporre solo con images-de-sons (immagini di suoni), per mostrare come, attraverso il puro ascolto in una situazione acusmatica, queste immagini sonore si muovono come farfalle attraverso lo spazio udibile e proiettano uno scintillio colorato sull'ascoltatore. Fuori dagli schemi, questo è un mondo che si prova da solo”.
Nel comporre Motion-émotion François Bayle si chiede se è possibile ascoltare il puro movimento che può scaturire da un’immagine di suono, se è possibile percepire questo movimento nella sua purezza. In primo luogo, è necessario sentire questo essere nella sua essenza. Un’immobilità virtuale, uno stato passivo, una semplice dissipazione; una levigata evaporazione irrazionale. In secondo luogo, l’opera ha come punto di partenza l’emergere improvviso di un’idea fragile e disorientata, immediatamente riconoscibile grazie al suo movimento tremolante, alla sua irregolarità pulsante, al suo stato eccitato e igneo. L'irregolarità prodotta dalle sue dolci circonvoluzioni comunica all'ascoltatore una costante sensazione pungente che risveglia il flusso di attenzione, come una tensione. La propulsione interiore dell’essere dell’immagine sonora è percepibile solo su certe precise e ben proporzionate condizioni di scomparsa e riapparizione e di interazione che coinvolgono ritmi fisiologici rapidi, esigui e incoscienti come un battito di ciglia. L’intenzione che ispira il movimento inizia a diventare leggibile nei rotoli di calligrafia per annotare il flusso. In che modo si può dire qualcosa di più? L'essere sonoro diventa un fenomeno. diventa la paura che provo, la fame che sento. Mi piacerebbe capire le sue forme d'amore (F. Bayle).
L’idea iniziale, che genera tutta l’opera, a volte cresce in preda al panico, al di là delle giuste proporzioni, oppure può semplicemente annegare di nuovo nei tessuti sonori, fondendosi con gli elementi di base di questo universo timbrico, scomparendo nella trama, nell'arazzo, nel terreno, da dove le singole idee possono di nuovo rinascere, in un susseguirsi sempre crescente di impulsi - per 22 minuti. Un’opera in cui la dimensione dello spazio acusmatico diventa gioco di virtuosismo percettivo, grazie agli scarti dinamici in chiaroscuro che vanno dalla piena presenza timbrica agli effetti scarni di scheletri sonori.
L’autore utilizza principalmente campionature di suoni provenienti da sequenze di diverse famiglie strumentali: flauti, ottoni, percussioni a suono determinato e indeterminato, pianoforte preparato, violino pizzicato.


Karlheinz Stockhausen (1927-2007)
OKTOPHONIE 1990-1991 (69‘)
Musica elettronica a 8 canali
dal secondo atto di Dienstag aus Licht
(Invasion-Explosion mit Abschied)

Oktophonie è una composizione di musica elettronica che costituiva il substrato sonoro del  2° atto Invasion - Explosion mit ABSCHIED dell'opera Dienstag aus Licht. Questo brano può essere diffuso in concerto, indipendentemente dal contesto originario di provenienza. Va ricordata la drammaturgia di Dienstag aus Licht che ruota attorno alla lotta tra Michael e Luzifer, i quali si affrontano per una vita con o senza Dio. Nel secondo atto, si susseguono bordate reciproche di musica da parte delle armate di Michael e di  Luzifer. 
Si tratta di una composizione di circa 70 minuti a otto tracce monofoniche realizzate da K.  Stockhausen in collaborazione con il figlio Simon, utilizzando diversi sintetizzatori (Yamaha DX 7, Casio FZ-1, Roland D-50, Oberheim) le cui sonorità caratterizzano il colore timbrico astrale e scuro dell’intero brano. Il materiale di base è stato rielaborato e arricchito tramite curve di modulazione ed effetti quali riverberi, ritardi e sfasamenti.
In un’intervista, parlando della preparazione di Oktophonie, Simon Stockhausen ha precisato di aver avuto un certo margine di libertà creativa nell’interpretare le indicazioni della partitura del padre. Invece di produrre suoni in senso tradizionale, ha usato tecniche di microcomposizione catalogando una serie di aggregati sonori che sono stati integrati nelle diverse sezioni dell’opera con alcune varianti. Trattandosi di un lungo pezzo, sottilinea Simon Stockausen, la sfida era di raggiungere un’articolazione sonora che conservasse sempre un’adeguata ricchezza timbrica. Per questo motivo, i suoni prolungati sono stati incrementati con sfasamenti stereofonici o filtri, controllando le curve dei filtri manualmente.
Di particolare importanza è la spazializzazione dell’opera. Stockhausen ha lasciato indicazioni precise nella partitura sul modo in cui il suono debba muoversi e ruotare nello spazio tridimensionale a forma di cubo, partendo da otto fonti sonore poste negli spigoli del cubo.