Durata:100 minuti

L'infanzia di Ivan di A. Tarkovskij

Cin'Acusmonium
Auditorium San Fedele, Via Hoepli 3a 3 marzo 2020 20.30
testo/musica
Lunedì 9 marzo 2020 ore 20.30
Auditorium San Fedele, via Hoepli 3b 
 
Proiezione acusmatica di 
L'infanzia di Ivan (1962) di Andrej Tarkovskij
a cura di Dante Tanzi.

(Prevendita dei biglietti consigliata, clicca QUI, tel. 02 86352231)

Anno: 1962
Regia: Andrei Tarkovsky
Attori:
Nikolaj Burljaev, Valentin Zubkov, Evgenij Zarikov, Nikolaj Grinko, Irma Tarkovskaja, Valentina Malyavina, Stepan Krylov, Dmitrij Miljutenko, Andrei Konchalovsky
Paese: URSS
Durata: 91 min
Distribuzione: CINERIZ - GENERAL VIDEO, SAN PAOLO AUDIOVISIVI
Sceneggiatura: Mikhail Papava, Vladimir Bogomolov
Fotografia: Vadim Jusov
Montaggio: Lyudmila Feiginova
Musiche: Viaceslav Ovcinnikov
Produzione: MOSFILM
 
SINOSSI
Quattro sogni, brevi e intensi, punteggiano la narrazione di una realtà di guerra. Da un lato la vitalità, l'acqua fresca, la campagna, i boschi, la madre, gli amichetti; dall'altra la palude immobile, i soldati, i bombardamenti, le imboscate. Il protagonista è sempre Ivan, il ragazzo che ha perso la famiglia e gli affetti più cari e che ora aiuta i compagni russi al fronte. Egli sa muoversi all'interno della palude meglio di qualsiasi altro soldato: proprio per questo il capitano Cholin gli ha affidato il rischioso ruolo di esploratore. La deviazione durante una missione solitaria porta però Ivan nel reparto del tenente Gal'cev. I sospetti di quest'ultimo, che, non conoscendo il ragazzo, lo crede una spia nemica, vengono fugati dal tenente colonnello Grjaznov. Ed è lo stesso Grjaznov che, comprendendo che la guerra non è l'ambiente adatto per un ragazzo, vuole spedire Ivan alla scuola di addestramento. Il protagonista tenta la fuga, ma viene ben presto ripreso e allontanato. In sua assenza, la vita al campo prosegue: Cholin corteggia la bella infermiere-capo Masha e prepara una nuova operazione. Bisogna recuperare il cadavere di due soldati russi esposti provocatoriamente dai tedeschi sulla riva opposta. Ivan viene coinvolto un'ultima volta, assieme a Cholin e Gal'cev. Giunto nel mezzo della palude, il ragazzo si separa dai due compagni e prosegue da solo. Cade la prima neve. Terminata la guerra, tra festeggiamenti e orrori (un cineoperatore riprende i corpi di Goebbels e dei suoi familiari), Gal'cev scopre un dossier che certifica l'uccisione del piccolo Ivan.

APPROFONDIMENTI
 Durante la Seconda Guerra Mondiale Ivan Bondarev, un orfano di dodici anni, lavora per l'esercito sovietico come esploratore dietro le linee tedesche. I suoi affetti sono legati alla sua amicizia con tre ufficiali sovietici.

Aspramente contestato al tempo della sua uscita in sala dalla critica di stampo comunista internazionale (ma anche dalla quella italiana di sinistra) per il forte formalismo e calligrafismo e per essere un prodotto di “cultura decadente”, “L’infanzia di Ivan” è il primo lungometraggio di Andrej Tarkovskij, eseguito su commissione, ma che il giovane autore russo svincola da qualsiasi tipo di obbligo: è un’opera di fatto individuale, personale e prepotentemente cinematografica, talmente libera da coincidere con la prima, vera e miracolosa affermazione di un regista capace di segnare, tra gli anni ’60 e ’80 e con pochissimi film all’attivo, la storia del cinema, del suo linguaggio, delle sue potenzialità visive e filosofiche. Con la nuova edizione in Dvd la General Video dà così modo di riscoprire un’opera importante e fondamentale, premiata con il Leone d’Oro al Festival di Venezia 1962, e di rileggerla come punto di accesso privilegiato in un universo a sé, intimo ed ermetico, poetico e riflessivo, onirico e tragico, che è l’arte di Tarkovskij. La storia del piccolo Ivan si innesta nel grande quadro della Seconda Guerra Mondiale: la sua ricerca di vendetta nei confronti dei tedeschi che gli hanno ucciso la madre, manifestata in un continuo servizio di esplorazione e spionaggio sempre in prima linea e sui fronti di guerra, e in un odio profondo nei confronti del nemico, palesato espressamente a più riprese, è raccontata da Tarkovskij con forti contrasti.

Fin dal principio la scena onirica che apre il film, idilliaca e gioviale, che vede Ivan insieme alla madre, contrasta con la realtà opprimente della guerra nella sequenza successiva, degli spari, del sibilo dei proiettili; così paesaggi ameni fanno da contraltare a desolazione e nulla, squarci di sole a chiaroscuri di rovine decadenti e fango, la solida amicizia con alcuni ufficiali dell’esercito, che diventano per Ivan quella figura paterna perduta, alla solitudine e al vuoto; la forza vitale (simboleggiata anche dai cavalli in uno di questi frammenti onirici – un simbolo che ritornerà anche in seguito nella filmografia di Tarkovskij) a quella morte che la guerra lascia sempre dietro di sé. Tarkovskij interseca linee oniriche nei fili di una trama senza speranza: il lirismo dentro una vicenda cruda, cupa e dolorosa. Un bambino che fa la guerra: è già di per sé l’assunto ossimorico principale, la critica tagliente e radicale del regista russo. Un bambino che parla di strategie di guerra, che tiene in mano pugnali, che non ha paura, che dà ordini; mosso dall’odio e dalla vendetta, costretto a mutarsi per un finto sacrificio che non può in alcun modo ristabilire l’ordine naturale delle cose. Non c’è equilibrio, proprio perché dovrebbe essere il gioco la dimensione di Ivan, o il suo viso luminoso e solare che compare fugace nelle scene immaginifiche e sognanti, il suo vero volto; non la guerra, invece, né il suo corpo esile, emaciato e stanco.

Si tratta di un equilibrio che non può esistere, quindi, nemmeno nello stile e nella rappresentazione: la macchina da presa perde spesso il suo baricentro, si inclina in inquadrature oblique ed asimmetriche, si abbandona anch’essa al contrasto, accentuato da un lavoro minuzioso di montaggio visivo e sonoro. Le soggettive nel bosco di betulle dai fusti bianchi, che esaltano il bianco e nero della fotografia di Vladim Yusov, sembrano riflettere pensieri, ornate come sono da una colonna sonora leggiadra, ma sono rotte anch’esse poi da suoni cupi di guerra, da cambiamenti di angolature, da immagini tetre e chiuse: e pure le betulle fanno da contraltare, nel finale, agli alberi neri che cigolano e cadono da soli, nella scena dell’attraversamento del fiume. Eppure è in quel bosco di betulle che due amanti si rincorrono, scherzano e giocano: il capitano Kholin e l’infermiera Masha. Lui ad un certo punto l’afferra per aiutarla ad attraversare un fosso, e tenendola sospesa a mezz’aria la bacia. La macchina da presa di Tarkovskij si abbassa in quel vuoto e ci regala una delle immagini più iconiche della sua filmografia, se non di tutta la storia del cinema.

Nel vuoto di una guerra da dover attraversare e a cui dover sopravvivere ci sono sempre braccia che sostengono e baci di speranza. Appigli che Ivan troverà nei suoi sogni, nei sorrisi rivolti alla madre, nei giochi sulla spiaggia con altri bambini; nell’inseguimento di una bambina, come corsa liberatoria e fuga di speranza. Il Dvd distribuito da CG Entertainment si arricchisce anche, nei suoi contenuti extra, di due estratti video di Alexandre Dovzhenko (regista russo di origine ucraina, operativo tra gli anni ’20 e ’40): “La vittoria sul Dnepr” e “Bambini russi in guerra”. Il secondo, in particolare, è di rilevante interesse proprio perché si lega alla tematica raccontata dal film di Tarkovskij: i bambini venivano usati per mandare messaggi o portare munizioni, muovendosi tra le linee di soldati; veniva insegnato loro a reggere il mitra, e gli erano chiesti continui atti di coraggio, poi premiati come sacrifici per il Paese. Si dice, ad un certo punto: “L’Armata Rossa non solo ha salvato i bambini, ma ha trasmesso loro il coraggio e il senso del dovere”. Questa affermazione da sola racchiude quel contrasto, quel paradosso, quella mancanza di equilibrio che sono i significati e significanti principali ed ultimi de “L’infanzia di Ivan” di Andrej Tarkovskij.