Messa di G. Puccini EVENTO RINVIATO

Sacro in Musica
Chiesa di San Fedele Domenica 24 maggio 2020 ore 16.30
Chiesa di San Fedele 
Domenica 24 maggio 2020 ore 16.30 Ingresso libero
 
Musiche di Beethoven Puccini
I Civici Cori e Orchestra della Civica Scuola di Musica C. Abbado
direttore: Mario Valsecchi

Ludwig van Beethoven (1770-1827)
Sinfonia n. 5 in Do min. , op.67 (1808)
    Allegro con brio
    Andante con moto (la bemolle maggiore)
    Allegro
    Allegro (do maggiore)
 

Giacomo Puccini (1858-1924)
Messa a quattro voci (1880)



La nascita della Quinta Sinfonia di L. van Beethoven, dedicata al principe Lobkowitz e al conte Rasumowsky, si colloca tra il 1804 il 1808, anche se l'anno della sua stesura definitiva è il 1807. La prima esecuzione pubblica ebbe luogo il 22 dicembre del 1808 al teatro An der Wien in un memorabile concerto tutto beethoveniano diretto dall'autore, comprendente fra l'altro la Sesta Sinfonia, il Quarto Concerto per pianoforte, la Fantasia con coro op. 80. Fin dalle prime esecuzioni l'opera suscitò l'entusiasmo della critica più incline alla nuova sensibilità romantica, come testimoniò E.Th.A. Hoffmann che ne intuì «l'unitarietà e la logica interiore» oltre il cliché del Beethoven "sfrenato" sostenuto dalla critica erudita. La Quinta, forse la più eseguita e la più universalmente conosciuta delle nove sinfonie, è considerata il paradigma del sinfonismo beethoveniano nel senso che nessuna altra opera presenta le caratteristiche, quasi le idiosincrasie del linguaggio di Beethoven con altrettanta chiarezza e concisione.

Nel primo movimento (Allegro con brio) la forma sonata ha il suo teorema: nessuna pagina aveva mai organizzato il principio del contrasto, del "patetico" schilleriano con una tale integrazione fra scansione ritmica e invenzione tematica: tutto muove da una idea di quattro note («Ecco il destino che batte alla porta» come avrebbe detto Beethoven al povero Schindler) che invadono ritmicamente tutto lo spazio disponibile cancellando ogni distinzione fra disegno e ornamento. L'Andante con moto, senza rigidità strofica, è impostato come un tema con variazioni, interrotte per tre volte da improvvise fanfare degli ottoni. Lo scherzo (Beethoven non usa più questo termine, ma solo Allegro) amplia la sua tradizionale funzione di pezzo di alleggerimento con il colore sinistro, in pianissimo, dei contrabbassi: questi strumenti (al cui virtuosismo solistico Beethoven si era interessato in quel tempo tramite l'italiano Dragonetti) aprono il trio intermedio, in stile fugato nel modo più volte adottato nella Sinfonia Eroica. Per la prima volta (in una sinfonia) Beethoven collega direttamente i due ultimi movimenti: il ritmo dello scherzo (una reminiscenza del quale tornerà nel finale) si dissolve in pianissimo e in un lungo episodio di transizione (solo il timpano esprime il movimento ritmico, mentre gli archi tengono la stessa nota per 15 battute) si comprime l'energia che investe il finale (Allegro), grandiosa costruzione su concetti semplici come l'inno e la marcia. La sonorità dei tromboni (mai usati prima da Beethoven in una sinfonia), la conclusione della pagina da Sempre più Allegro a Presto, l'insistenza sulla cadenza finale danno un carattere di apoteosi riassuntiva dell'intera sinfonia.

La Messa a quattro voci con orchestra, è il primo lavoro di ampio respiro di Puccini, composto come prova per il diploma all’Istituto Musicale «Pacini» di Lucca. Lì venne eseguita per la prima volta il 12 luglio 1880. Il Credo era già stato composto ed eseguito nel 1878, concepito dall’autore ventenne come brano autonomo. Puccini non pubblicò mai il manoscritto completo della Messa e, sebbene fosse stata ben accolta, non fu più eseguita fino al 1952 (prima a Chicago e poi a Napoli). Gli appassionati d’opera riconosceranno facilmente lo stile del Maestro, già consapevole delle scelte operistiche (naturalmente c’è anche qualche influsso verdiano) e ricco di intuizioni coloristiche nell’orchestra. D’altra parte Puccini, come altri compositori prima di lui, riutilizzò alcuni dei temi musicali della Messa in opere come «Manon Lescaut» e «Edgar».

Il nome Messa di Gloria è improprio anche se ormai adottato universalmente e nasce da un equivoco sorto dal ritrovamento di una versione parziale e non autorizzata della partitura da parte di don Dante Del Fiorentino, biografo di Puccini, da cui sorsero controversie legali e filologiche.