Durata:86'
Biglietto:€ 5.00

Il mio vicino Totoro

San Fedele 3
Auditorium 18/12/2009 20:30

(Tonari no Totoro), un film di Hayao Miyazaki. Con Chika Sakamoto, Hitoshi Takagi, Noriko Hidaka. Animazione, 86’ - Studio Ghibli - Giappone 1988

 

Studio Ghibli
Film
Lungometraggio
Pellicola
1988
Giappone

Sulla scia del grande successo ottenuto dalle ultime pellicole del maestro dell’animazione giapponese, Miyazaki (ultimo in ordine di tempo, Ponyo sulla scogliera), la Lucky Red, che ha distribuito tutti i suoi lavori in Italia, ha deciso di mandare nelle sale un suo film del 1988. Ebbene sì, vent’anni sono passati da quando Miyazaki ha disegnato le avventure di due sorelline che si trasferiscono con il padre in una casa di campagna i cui dintorni sono abitati dal signor Totoro, che è un fantasma del bosco. Una favola per bambini di grandissima sapienza e incanto che non dimostra affatto gli anni passati, bensì rinnova la magia di una narrazione che fonde e confonde mondi e realtà, riuscendo a portare bimbi e grandi alle loro più pure emozioni. Un classico dell’animazione in cui Myazaki dimostra la sua arte e mestiere, proprio perché non vuole spiegare e dimostrare nulla, bensì mettere in piedi sistemi narrativi e immaginativi.

Dario Zonta, L’Unità, 20 settembre 2009

 

“Facciamo soffiare un vento caldo nel mondo dell’animazione giapponese!”. “Ghibli” è il nome che, durante la Seconda Guerra Mondiale, i piloti italiani in Nord Africa diedero ad un vento caldo del deserto proveniente dal Deserto del Sahara, ed è anche il nome usato per indicare i loro aeroplani da ricognizione. Hayao Miyazaki, che ha da sempre una passione per i vecchi velivoli, ne era a conoscenza, e ha deciso di usare questa parola come nome per il nuovo studio. Miyazaki, che ama gli aeroplani (e l’Italia) ha deciso di dare lo stesso nome allo Studio. Anche se “Ghibli” è una parola italiana, la giusta pronuncia è “jee-blee” (ji-bu-ri in giapponese). Lo Studio Ghibli è stato fondato nel 1985 da un gruppo di artisti e animatori allo scopo di realizzare film di altissima qualità, destinati innanzitutto alla distribuzione cinematografica. Fondamentalmente, lo Studio Ghibli è nato non come impresa a scopo commerciale, ma piuttosto come organizzazione creativa in cui la massima priorità era data “all’arte dell’animazione”. Malgrado questo, il successo economico dello Studio Ghibli è clamoroso. Nove dei lungometraggi prodotti dallo Studio Ghibli fino ad oggi sono stati scritti e diretti da Hayao Miyazaki, uno dei registi più amati e famosi del Giappone. Atri sono stati scritti e diretti da Isao Takahata, il mentore di Miyazaki e co-fondatore dello Studio. Altri ancora sono stati diretti dal collega e amico Yoshifumi Kondo, scomparso nel 1998, e Hiroyuki Morita, key animator dello Studio.

dal Pressbook

 

 

Scheda (de)genere

a cura di Andrea Lavagnini, Francesca Mazzini e Giuseppe Zito S.I.

invia le tue integrazioni a sf3@sanfedele.net

Introduzione

Se Il castello di Howl rappresentava il tentativo di fare un’animazione per anziani, Il mio vicino Totoro, il primo grande lungometraggio di Miyazaki, si rivolge soprattutto ai bambini in età prescolare (3-6 anni). Anche in questo Miyazaki è originale e prende le distanze dalla produzione più tradizionale, che ha come target bambini di 11 anni.

Vediamo dunque se il grande autore giapponese è riuscito o meno nella sua impresa. Un altro punto di vista da cui guardare il film è il contenuto.

Elementi di senso

Anche in questo film il mondo “reale” degli adulti e il mondo magico o immaginario dei bambini convivono piuttosto pacificamente. La prima manifestazione del mondo magico sono i “nerini del buio” o “corrifuliggine”. Solo le due bambine li vedono. Il papà dà invece una spiegazione razionale: sono un’illusione ottica quando si entra in uno spazio buio. Il mondo magico è reale o è solo immaginazione? Sogno o realtà? In qualche modo è entrambi. Il mondo dei sogni segna il confine tra i due. Di notte, infatti, mentre Mei e la sorellona aspettano che germoglino i semi, appare Totoro, che fa crescere un enorme albero. Al risveglio l’albero non c’è più, ma i semi sono germogliati davvero. Insomma, il mondo magico ha un qualche effetto sul mondo reale, anche se non sempre prevedibile.

Totoro è lo spirito del bosco, vive e riposa presso un sacro albero secolare in cima a una collina e si manifesta per la prima volta a Mei quando questa è stata di fatto abbandonata: la mamma è malata, la sorellona a scuola, il papà impegnato a lavorare e lei, giocando da sola, scopre uno dei piccoli amici di Totoro. Questi spiriti aiutano lei e poi la sorella ad affrontare la loro difficile situazione familiare, a ritrovarsi, a sostenere i genitori. Nel soggettivo mondo dell’immaginazione il bambino trova o viene trovato da spiriti, se vogliamo angeli, che lo aiutano a rielaborare una realtà troppo dura.

D’altra parte Totoro, collegato al mondo dell’immaginazione e del sogno, potrebbe anche rappresentare il mondo narrativo, dell’animazione, del cinema. Anch’esso dotato della capacità di aiutare a ritrovare la speranza, il senso e ad affrontare la realtà.

Il personaggio di Mei, una bambina di 4 anni, è magistralmente rappresentata, non solo nell’espressività, nel copiare in tutto la sorella maggiore, ma anche nel linguaggio.

Giudizi

Una magistrale favola per piccoli e grandi o un rigurgito di infantilismo escapista?

Il castello errante di Howl

di Hayao Miyazaki. Con Takuya Kimura, Baisho Chieko, Akihiro Miwa. Animazione, 119’ - Giappone 2004.

Parole Chiave
Amicizia
Diversità