DOM 21 ott L'infinito nel finito

Musiche policorali e monocromi di David Simpson
Chiesa di San Fedele 21 Ottobre 2012 ore 17; ingresso gratuito
testo/musica

SPAZIO & MUSICA - I

Josquin Desprès, Qui habitat in adjutorio Altissimi a 24 voci in sei cori    
Giovanni Gabrieli, Gloria a 16 voci in quattro cori      
Joseph Gabriel Rheinberger
, Kyrie e Agnus Dei a doppio coro
Michelangelo Grancini, Ecce nunc e Adhaesit pavimento a più cori e b.c.
Johann Sebastian Bach, Komm Jesu, Komm   BWV 229 a 2 cori e b.c.  
Domenico Scarlatti, Te Deum, a 2 cori e b.c.

Coro da camera di Varese

Giacomo Mezzalira, organo e basso continuo

Gabriele Conti, direttore

Due iniziative correlate esploreranno rapporti inediti tra musica e immagine, arte antica e contemporanea. Un programma musicale con opere policorali da 8 a 24 voci reali, raramente eseguite in concerto, verrà proposto dal Coro da Camera di Varese diretto da Gabriele Conti. Il progetto trae la sua ispirazione da uno dei primi brani policorali della storia, Qui habitat in adjutorio Altissimi, composto da Josquin Desprez alla fine del Quattrocento, un canone a 24 voci reali che riprende l’inizio del Salmo 90: Colui che abita al riparo dell’Altissimo e dimora all’ombra dell’Onnipotente, salmo cantato a compieta. Il fitto tessuto musicale, intrecciato dai 24 solisti, ha un valore figurativo che sottolinea il tema del testo: l’abitare fiducioso al riparo di Dio, l’entrare nell’intimità della sua protezione. Un altro elemento importante della partitura è l'attenzione rivolta alla dimensione riverberante dello spazio della Chiesa in cui venivano eseguite le opere sacre. I musicisti si disporranno in vari punti della Chiesa, in modo da proiettare i suoni in tutto lo spazio e raggiungere i punti più alti delle volte e della cupola, simbolo dell’incontro tra cielo e terra e dell’innalzamento della lode universale a Dio.
Il viaggio musicale della policoralità passerà attraverso Venezia, la Germania, Lisbona ma anche da Milano, con due opere raramente eseguite di Michelangelo Grancini, organista e maestro di cappella del Duomo nel Seicento.
Cronologicamente i brani abbracciano quattro secoli, dalla fine del Quattrocento (Josquin) al 1878 (Rheinberger). Seguirà l’inaugurazione nel secentesco presbiterio della Chiesa di San Fedele dell’istallazione temporanea di tre dipinti monocromatici dell’artista americano David Simpson, che si caratterizzano per la loro capacità di diffusione della luce nello spazio circostante. Nella chiesa di San Fedele, che già accoglie opere di Lucio Fontana, come la pala del Sacro Cuore e la splendida Via Crucis, tre monocromi dell’americano David Simpson sono stati collocati nel presbiterio che, tradizionalmente, nel simbolismo dell’edificio ecclesiale, rappresenta l’escaton, la Gerusalemme celeste, la città meravigliosa della fine dei tempi, dove regna la luce. E questi dipinti si mostrano come modelli straordinari di specchi gettati sul cielo, grandi superfici riflettenti, in grado di assorbire la luce, per poi irradiarla e diffonderla nello spazio circostante. Guardando attentamente la tela, notiamo come la pennellata abbia direzionalità differenti. L’angolo di incidenza del pennello cambia continuamente. La tela si presenta come superficie di un solo colore. Tuttavia, appare sempre mutevole e provvisoria. La luce del giorno, infatti, muta minuto dopo minuto, istante dopo istante. I riflessi luminosi variano, senza sosta, in maniera sempre nuova. La superficie del quadro contiene infinite immagini. Immagini inafferrabili di luce, sempre cangianti, mutevoli. I dipinti si fanno immagini dell’infinito nel finito. Tutto si fa qui movimento. La visione cambia continuamente. La superficie del quadro sembra scomparire, diventando vibrazione di luce. Il nostro sguardo intravede sempre un “ulteriore”. La scelta dei colori è stata fondamentale. Sono stati infatti individuati colori che nell’iconografia tradizionale sono entrati nella nostra cultura religiosa. L’oro, il rosso e l’azzurro/argento suggeriscono infatti i colori del Padre (vedi, per esempio, i fondi oro dei mosaici bizantini o delle tavole medioevali, simboli del divino, della presenza di Dio che avvolge la storia dell’uomo), del Figlio (il rosso è il colore del sangue e al contempo della regalità del Figlio di Dio) e dello Spirito (l’azzurro è il colore del cielo, del vento, del soffio).